"Signori al Parma". Ma la rivolta bloccò l'affare

Calciomercato

Vanni Spinella

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L'11 giugno 1995 l'annuncio a sorpresa di Cragnotti gela i tifosi della Lazio, che scendono in piazza per protestare e mandano all'aria un affare già fatto. Quando una rivolta popolare può cambiare le sorti del calciomercato

Fa impressione la serenità con cui Sergio Cragnotti comunica la notizia, quell’11 giugno del 1995. Un po’ come un marito direbbe alla moglie che ha sbrigato tutte le faccende che gli erano state affidate. “Ho comprato il pane e ritirato le camicie in tintoria. Ah sì, dimenticavo: e poi ho venduto Signori al Parma per 25 miliardi”. Che hai fatto?!? Segue svenimento lunga distesa sul pavimento. Perché anche la signora era tifosa di Signori.

Tam tam pre-social

Purtroppo per i tifosi della Lazio, quell’11 giugno non si tratta di uno scherzo. Manca solo la firma, ma l’accordo tra Cragnotti e Tanzi, il patron del Parma, c’è già: Signori è stato venduto con una stretta di mano tra i due finanzieri. Piccolo dettaglio: oltre a loro non lo sa nessun altro, né il presidente della Lazio, Dino Zoff, né tanto meno il diretto interessato, che si trova in Brasile, in tournée con i compagni di squadra. Così, quando Cragnotti annuncia l’affare, Roma si paralizza per qualche minuto, giusto il tempo di permettere alla notizia di rimbalzare per le vie della capitale in un’epoca in cui si comunicava senza Twitter o Facebook. Poi scoppia la rivolta.

Il giorno dopo scendono in piazza in 4000, un fiume che si alimenta pian piano, mano a mano che gli ultrà raggiungono la sede di via Novaro. Chi sia Signori per quelli della Lazio è piuttosto semplice da dire. Signori è Beppe-gol, “E segna sempre lui”, il capitano, l’attaccante simbolo della squadra all’apice della sua carriera, l’uomo da 76 reti in 105 partite disputate nelle tre stagioni in maglia biancoceleste, due chiuse da capocannoniere della Serie A.

Latte e pomodori

Già in mattinata un centinaio di tifosi presidiava il portone della sede, appendeva manifesti, scaldava l’ugola con i soliti cori contro Cragnotti. Appena dopo le 2 sono già un migliaio, in una strada stretta e gonfia di rabbia. Nel pomeriggio parte il corteo: mentre metà del gruppo resta a presidiare la sede, l’altra metà parte in marcia diretta verso piazza Barberini, dove c’è la sede della Cragnotti & Partners. Lanciano monetine e pomodori (Cragnotti era a capo della Cirio), si fanno inquadrare dalle telecamere mentre distruggono confezioni di latte Parmalat (l’azienda di Tanzi).

Lungo la strada, i negozianti abbassano le serrande al passaggio dei tifosi, ma i danni sono limitati: un agente - che si trovava casualmente da quelle parti - leggermente ferito, alcuni cassonetti rovesciati, distrutta la vetrina di un negozio che esponeva una maglia della Juventus. Sulla via del ritorno verso la sede, si aggiungono al corteo i ritardatari e così quando si ripresentano tutti davanti al citofono di casa Lazio sono quasi quattromila, sotto un unico striscione che raffigura Beppe Signori incoronato. Il loro re.

Zoff salva in corner

A questo punto la voce ha raggiunto anche il Brasile, dove Beppe-gol si premura di dichiararsi estraneo alla trattativa, preoccupato che la responsabilità possa ricadere su di lui. “Non voglio casini. A Roma sto bene, ho una bambina piccola, non me ne voglio andare. Sono deluso: pensavo di essere in sintonia con questa società, invece hanno fatto tutto loro. E' assurdo che io sia l'ultimo a sapere le cose. Comunque deciderò io”. A decidere, in realtà, è la volontà dei tifosi, quella mezza rivoluzione popolare capace di far saltare un affare per la prima volta nella storia del calcio italiano. Sono quasi le 18.30 quando Zoff, reduce da un summit di due ore con Cragnotti e Geronzi, annuncia che Signori è stato tolto dal mercato, e allora la contestazione diventa festa, i cori contro Cragnotti si trasformano in odi a Signori e a Zoff, che con la sua “parata” decisiva ne esce come l’eroe buono della vicenda.

Il vero obiettivo

“Posso comunicarvi che Signori viene tolto dal mercato e rimarrà qui almeno fino al giugno '98, secondo scadenza contrattuale” - annunciò il grande Dino davanti a decine di giornalisti e alla folla che sperava solo di sentire quelle parole. “Cragnotti è rimasto deluso dall'atteggiamento dei sostenitori, che non riescono a capire i suoi sforzi. La rinuncia a Signori gli sembrava utile al futuro rafforzamento della squadra. Amarezza comprensibile e il patron sta addirittura pensando di lasciare il pacchetto azionario”. Decisione confermata più tardi dallo stesso Cragnotti, che nel mezzo del vertice con la dirigenza del club sbotta: “Tenetevi Signori, me ne vado io!”.

Siccome gli affari si fanno (o non si fanno) in due a rimanere deluso è anche Tanzi, che incassa il terzo prestigioso "no" dopo quelli di Roberto Baggio e Batistuta, per il quale aveva offerto a Vittorio Cecchi Gori 35 miliardi. Si consolerà andando a Barcellona e portandosi a casa il Pallone d’oro Hristo Stoichkov, per 12 miliardi di lire. “Era il nostro primo obiettivo”, commenterà ad affare concluso il dg Pastorello. A saperlo prima, ci si evitava tanto rumore per nulla.

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