Bojinov torna in Italia, visite a Pescara: "Ma Catania resta una pista aperta"

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"La voglia di tornare in Italia è grande, ma finché non è nero su bianco non posso dire nulla. Catania? È un'ipotesi aperta". La storia di Valeri, bomber da quattrocento partite, cento gol e quindici squadre diverse in carriera

"Come sto? Bene. Il futuro? Vediamo" - e lo sa bene Valeri Bojinov, che in questi casi bisogna sempre aspettare l'ufficialità. Lui di visite ne ha fatte tante, così come di presentazioni e di firme messe sui contratti. Quindici squadre diverse, nove diversi campionati e otto diverse nazioni in cui ha giocato. Tornando, prima o poi, sempre in due posti: Bulgaria e Italia. La sua patria di adozione fin da quando arrivò da giovanissimo nel Lecce. Pantaleo Corvino lo scovò in un piccolo torneo a Malta e lo portò in Salento per 30 milioni di lire. Oggi il nuovo rientro è vicino. Le visite col Pescara - attualmente decimo in B con un solo punto di ritardo dai playoff - sono in programma per la giornata di giovedì. Poi se ne parlerà, in caso di accordo ci sarà la firma, altrimenti resta aperta anche la pista Catania (attualmente in Serie C). Lo ha detto anche lui stesso: "La voglia di tornare in Italia è tanta, ma finché non è tutto nero su bianco non si dice nulla. Catania? Neanche quella è un'ipotesi chiusa" - ha detto appena atterrato in Italia.

La carriera di Valeri

C'è ancora dunque un po' attesa per capire quale potrà essere la sua sedicesima squadra. Il primo capitolo risale ormai al lontano 2002. Il prossimo ancora da scrivere. È da giovanissimo che Valeri arriva a Lecce, dove completa gli studi e brucia le tappe sul campo da calcio. La prima di oltre quattrocento presenze da giramondo del pallone (italiano e non) è da record: 15 anni, 11 mesi e 12 giorni. Tutt'ora il settimo giocatore più giovane di sempre ad esordire in Serie A e lo straniero più precoce in assoluto. Dentro in un Lecce-Brescia di gennaio: Cavasin lo lancia insieme a Chevanton, contro ci sono Luca Toni (poi suo compagno di squadra in viola) e una leggenda come Roberto Baggio. Sarà però qualche anno dopo che prenderà coscienza della propria forza, il mentore si chiama Zdenek Zeman, con cui esplode segnando quattro gol nelle prime tre giornate e undici nelle prime venti. Poi la Fiorentina che sborsa 15 milioni per un diciannovenne prodigio come lui nel gennaio del 2005.

 

I capitoli successivi della sua lunga carriera saranno tanti. In viola segna undici gol in un anno e mezzo, tra magie e quella volta che venne messo fuori rosa per qualche parola di troppo, deluso dal poco minutaggio riservatogli in campo. Fa un anno in prestito nella Juve in B e il City (non ancora degli sceicchi) lo compra nel 2007. Prima il ginocchio, poi il tendine: solo dodici partite in due anni causa infortuni e il ritorno a casa, l'Italia ovviamente. Parma, Lecce, e poi in B Verona, Vicenza e Ternana. Gioca anche due anni a Belgrado col Partizan. Nella "B" cinese dura pochissimo. A Losanna in Svizzera appena quattro mesi. Nel frattempo torna anche in Bulgaria e gioca per il Rijeka in Croazia: l'unica squadra delle quindici per cui segna zero gol (ma in appena ventisei minuti di campo). Nel calcio internazionale? Ovviamente esordisce contro la sua Italia, a Euro 2004 nel giorno dell'eliminazione post "biscotto" Danimarca-Svezia. Ora c'è un nuovo capitolo pronto ad essere scritto. E dove se non in Italia?

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