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Valentina Cavallar, controllo antidoping di fianco alla madre morta: l'Ita si scusa

il caso

Dopo la denuncia social di Valentina Cavallar, che ha rivelato di aver subito un controllo antidoping nella stanza di fianco alla quale giaceva la madre morta, arrivano le scuse dell'ITA. "Domestique" ha pubblicato il comunicato dell'agenzia, in cui si legge: "Siamo pienamente consapevoli che sottoporsi a un controllo antidoping in tali circostanze abbia accresciuto il dolore vissuto in un momento di estrema sofferenza. Ci siamo messi direttamente in contatto con l'atleta per porgerle le nostre scuse"

Dopo la denuncia social di Valentina Cavallar arrivano le scuse dell'ITA, l'International Testing Agency, per aver svolto un controllo antidoping a poche ore dalla morte della madre dall'atleta del Team SD Worx-Protime, un test effettuato nella stanza di fianco a quella in cui giaceva la mamma dell'austriaca. A rivelarlo è "Domestique", che ha confermato di aver ricevuto un comunicato dell'ITA.  L'organismo, che gestisce i controlli antidoping per conto dell'UCI, ha dichiarato di essere venuta a conoscenza del decesso della madre di Cavallar solo al momento dell'arrivo presso la sua abitazione in Austria. In una nota inviata a Domestique, l'ITA ha affermato che Cavallar e la sua famiglia hanno collaborato pienamente alla procedura e che non sono state sollevate obiezioni né richieste di rinvio o interruzione del controllo, né in quel momento né successivamente. "L'International Testing Agency (ITA) porge le proprie sincere condoglianze a Valentina Cavallar e alla sua famiglia per la perdita della madre", si legge nella dichiarazione. "Siamo pienamente consapevoli che sottoporsi a un controllo antidoping in tali circostanze abbia accresciuto il dolore vissuto in un momento di estrema sofferenza. Ci siamo messi direttamente in contatto con l'atleta per porgerle le nostre scuse".

Cosa era successo: il controllo nella stanza di fianco alla madre morta

Valentina Cavallar aveva affidato ai social un lungo e doloroso sfogo. L'austriaca del Team SD Worx-Protime, dopo aver rivelato i motivi per cui ha chiuso la stagione in anticipo ha poi denunciato un episodio avvenuto a settembre. Dopo il Tour des Femmes ha chiuso la sua stagione per stare vicino alla madre. E proprio nelle ore drammatiche della morte della mamma ha subito un controllo antidoping a sorpresea a casa sua, eseguito nella stanza di fianco a quella dove giaceva la madre. Questo il suo lungo post: "Per motivi personali e familiari, ho dovuto concludere la mia stagione in anticipo dopo il Tour de France di quest'anno. Di solito preferisco tenere la mia vita privata lontana dai riflettori, ma questa è una cosa che ritengo importante condividere. La perdita di mia madre, avvenuta a settembre, ha cambiato per sempre il mio modo di vedere la vita. Si può trascorrere gran parte della propria esistenza a inseguire obiettivi, a superare i propri limiti e a misurare il successo in base a risultati, vittorie e traguardi raggiunti. Ma perdere una persona cara ti fa capire quanto poco tutto ciò conti davvero, alla fine. La vita non è fatta di ciò che si ottiene, del successo che si raggiunge o di quante persone conoscano il tuo nome; conta invece l'amore per le persone, i momenti condivisi e i ricordi che si creano. Ho sempre saputo quanto la mia famiglia fosse importante per me, ma credo di non averlo mai compreso appieno finché non ho dovuto affrontare la vita senza mia madre. A rendere l'esperienza ancora più dolorosa è stato il fatto che, poche ore dopo la sua scomparsa, ho dovuto sottopormi a un controllo antidoping a casa, nella stanza accanto a quella in cui lei riposava. Comprendo l'importanza di uno sport pulito e ho sempre rispettato le responsabilità che derivano dall'essere un'atleta professionista. Tuttavia, in quel momento, non stavo certo pensando al ciclismo, alle gare o ai miei doveri di atleta: ero una figlia che aveva appena perso la madre. Dover affrontare un controllo antidoping in quelle circostanze è stato profondamente doloroso, oltre che del tutto fuori luogo e irrispettoso nei confronti della mia famiglia. È stato un momento che mi ha fatto riflettere su quanto sia facile dimenticare che, dietro ogni atleta, c'è un essere umano con una vita, una famiglia ed emozioni che non svaniscono semplicemente nel momento in cui iniziano le responsabilità dello sport professionistico. Credo nello sport pulito, ma credo anche che non si debbano mai dimenticare l'umanità, la compassione e il rispetto"

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