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Non solo F1 : 10 curiosità che forse non sapevi su Monza

verso il gp

Introduzione

Oltre il mito della velocità che ne infiamma il circuito, Monza si svela come uno scrigno di storia imperiale, genio industriale e primati culturali. Dalla Corona Ferrea che ha incoronato i potenti della terra ai viali sconfinati del parco cintato più grande d'Europa, la città ha legato il suo nome alla devozione longobarda di Teodolinda e al fasto neoclassico della Reggia. È la terra che ha dimostrato come sotto la sobria operosità brianzola batta un cuore intriso di arte, leggenda e profonda innovazione. La Formula 1 è a Monza: il weekend italiano è LIVE su Sky e in streaming su NOW

 

MONZA, CHE ATMOSFERA! LE FOTO PIU' BELLE

Quello che devi sapere

LA CORONA FERREA

  • Nel cuore del Duomo di Monza è custodito uno dei reliquiari più preziosi e affascinanti della cristianità: la Corona Ferrea. Secondo la tradizione, l'anello circolare d'argento contenuto all'interno del gioiello dorato sarebbe stato ricavato da uno dei chiodi usati per la crocifissione di Gesù Cristo, portato a Roma dall'imperatrice Elena e regalato dal papa alla regina dei Longobardi, Teodolinda, fondatrice della città nel VI secolo.
  • Questo manufatto ha cinto le teste dei più potenti sovrani della storia europea: da Carlo Magno a Federico Barbarossa, fino a Napoleone Bonaparte, che nel 1805 incoronò sé stesso Re d'Italia proprio nel Duomo pronunciando la celebre frase: "Dio me l'ha data, guai a chi la tocca!". La Corona Ferrea non è solo un simbolo religioso, ma il vero perno attorno a cui Monza si è affermata per secoli come capitale politica e sacra dell'Italia settentrionale.

IL PARCO DI MONZA: L'OASI RECINTATA PIU' GRANDE D'EUROPA

  • Istituito nel 1805 per volere di Eugenio di Beauharnais, viceré d'Italia e figliastro di Napoleone, il Parco di Monza nacque come riserva da caccia imperiale e tenuta agricola modello. Con i suoi 688 ettari di estensione, è quasi il doppio del Central Park di New York e rappresenta il più grande parco cintato da mura di tutta Europa.
  • L'imponente muro di cinta, lungo ben 14 chilometri, fu costruito recuperando i materiali dei bastioni militari e dei vecchi castelli medievali della zona. Al suo interno, il parco racchiude un ecosistema unico fatto di oltre quattromila alberi monumentali, storiche cascine lombarde, mulini lungo il fiume Lambro, ville nobiliari e, naturalmente, il tracciato dell'Autodromo Nazionale. Un polmone verde smisurato dove la magnificenza napoleonica si fonde con la natura padana.

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VILLA REALE E IL CAPOLAVORO DI PIERMARINI

  • Prima che Milano avesse i suoi palazzi di rappresentanza, Monza divenne la residenza estiva della corte asburgica. Nel 1777, l'arciduca Ferdinando d'Austria commissionò all'architetto Giuseppe Piermarini (lo stesso progettista del Teatro alla Scala) la costruzione della Villa Reale, un imponente complesso neoclassico progettato per emulare le grandi regge europee di Versailles e Schönbrunn.
  • Realizzata in soli tre anni, la Villa conta quasi 700 stanze, giardini reali curati a parco inglese e una roseraia storica tra le più premiate al mondo. Tra i suoi corridoi si sono incrociate i destini dei Savoia e degli Asburgo. Fu proprio fuori dalle grate della Reggia che la sera del 29 luglio 1900 si consumò l'evento che scosse l'Italia: l'assassinio del re Umberto I per mano dell'anarchico Gaetano Bresci, tracciando una svolta drammatica nella storia del Paese.

MONZA, PATRIA DEI CAPPELLI

  • Prima che l'automobile diventasse il simbolo della città, Monza è stata per oltre un secolo la capitale indiscussa della produzione mondiale di cappelli. A partire dalla seconda metà dell'Ottocento, grazie alla presenza dell'acqua del fiume Lambro e a un'intuizione pionieristica di imprenditori locali come i Cambiaghi e i Valera, la città vide sorgere decine di opifici e manifatture.
  • I cappellifici monzesi arrivarono a impiegare decine di migliaia di operai e a produrre milioni di copricapi all'anno — dal classico feltro al cuneo fino alle bombette —, esportandoli in tutti i continenti, dall'America Latina alle indie britanniche. L'architettura di quell'era dorata è ancora visibile nei monumentali complessi di archeologia industriale sparsi per la città, come il Cappellificio Monzese, oggi riconvertiti in spazi culturali e universitari.

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I DETTAGLI DEL DUOMO DI MONZA

  • Osservando la facciata del Duomo di Monza, realizzata in marmi bianchi e neri a fasce alternate, si nota un dettaglio architettonico unico: la maestosa struttura rinascimentale disegnata nel XIV secolo da Matteo da Campione presenta un'asimmetria affascinante e una combinazione di elementi gotici e campionesi introvabili altrove.
  • Matteo da Campione non fu solo lo scultore e l'architetto della cattedrale, ma ideò anche il celebre Pulpito (Evangelisterio) e il Battistero. La sua tomba è custodita all'interno della cattedrale stessa, un privilegio rarissimo per un laico dell'epoca, a testimonianza del profondo rispetto che la comunità monzese nutriva per l'artista che aveva saputo dare forma visiva all'orgoglio e all'identità religiosa della città.

IL PONTE DEI LEONI

  • Attraversando il fiume Lambro nel centro storico della città si incontra il Ponte dei Leoni, un'opera infrastrutturale costruita nel 1838 sulle rovine del vecchio ponte romano d'Arena in occasione dell'incoronazione di Ferdinando I d'Austria a Re del Lombardo-Veneto.
  • La particolarità del ponte risiede nelle quattro sculture in marmo di Carrara raffiguranti leoni sdraiati, scolpite dall'artista Antonio Crispino. Ciascun leone poggia la zampa su un attributo simbolico (la forza, la prudenza, la legge e la giustizia), ma l'aspetto più curioso legato alla toponomastica locale riguarda la vicina "Isola del Serraglio", una lingua di terra fluviale che nel Medioevo serviva da prigione a cielo aperto e che fu testimone dei complessi snodi urbanistici del Lambro, vera linfa idrica per le tintoie e i mulini della Monza antica.

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LA VERA STORIA DELLA MONACA DI MONZA

  • Il personaggio struggente e oscuro di Marianna de Leyva, immortalato da Alessandro Manzoni nei Promessi Sposi come la "Monaca di Monza" (Gertrude), non è frutto di invenzione narrativa, ma una figura storica reale protagonista di uno dei più grandi scandali giudiziari e religiosi del XVII secolo.
  • Figlia del feudatario di Monza, Marianna fu costretta a farsi monaca nel monastero di Santa Margherita. Lì intraprese una relazione clandestina con il nobile Gian Paolo Osio, la cui dimora confinava con il convento. La vicenda passionale degenerò in una catena di minacce, avvelenamenti e brutali omicidi per coprire il segreto, sfociando nel 1607 in un clamoroso processo ecclesiastico condotto dal cardinale Federico Borromeo. La donna fu condannata a essere murata viva per tredici anni in una cella senza finestre a Milano, sopravvivendo miracolosamente fino alla penitenza finale.

LA GENIALITA' DI PAOLO FRISI

  • Nel XVIII secolo Monza fu la culla di una delle menti scientifiche più poliedriche dell'Illuminismo italiano: il sacerdote, matematico e astronomo Paolo Frisi. Amico intimo dei fratelli Verri e di Cesare Beccaria, Frisi fu uno dei collaboratori chiave della celebre rivista Il Caffè.
  • Le sue intuizioni sulla fisica dei fluidi e sull'idraulica furono fondamentali per la sistemazione dei fiumi e dei canali della Lombardia, prevenendo catastrofiche esondazioni. Celebrato dalle accademie scientifiche di tutta Europa (comprese Parigi e Londra), Frisi rappresenta l'anima razionale e scientifica di una Monza illuminista che, ben prima delle fabbriche novecentesche, contribuiva al progresso intellettuale dell'intero continente.

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CHE COS'È LA LUGANEGA

  • Piatto simbolo della gastronomia brianzola e monzese in particolare, la Luganega (o Luganiga) è una salsiccia di carne suina dalla forma stretta e allungata, arrotolata a spirale. La sua ricetta originale, codificata e tutelata, differisce dalle classiche salsicce italiane per un ingrediente nobile: l'aggiunta nell'impasto di formaggio grana grattugiato, brodo di carne e talvolta vino bianco e noce moscata.
  • Elemento insostituibile del celebre Risotto alla monzese (un risotto allo zafferano arricchito dai pezzetti di salsiccia rosolati), la Luganega vanta origini antichissime menzionate già da storici latini e rinascimentali. Per i monzesi non è un semplice alimento, ma un vero caposaldo identitario legato ai rito contadini e ai mercati storici che ogni settimana animano la centralissima Piazza Cambiaghi.

LA PRIMA BIENNALE D'ARTE DECORATIVA

  • Molti associano la nascita del design italiano e della Triennale alla città di Milano, ma in pochi sanno che la culla originaria di questo movimento fu proprio Monza. Nel 1923, nelle sale e nei giardini della Villa Reale, si tenne la prima Biennale delle Arti Decorative, una mostra innovativa ideata per promuovere l'incontro tra l'artigianato artistico e la produzione industriale moderna.
  • Per quattro edizioni (1923, 1925, 1927 e 1930), la Villa Reale di Monza ospitò le avanguardie del design, dell'architettura e delle arti applicate, mettendo in mostra le creazioni di maestri come Gio Ponti, Marcello Piacentini e Fortunato Depero. Solo nel 1933 la manifestazione si trasferì definitivamente a Milano all'interno del nuovo Palazzo dell'Arte, lasciando a Monza il merito storico di aver avuto a battesimo la cultura del prodotto e del design Made in Italy.

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