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F1, l'ultimo campione del mondo italiano: la 'rivendicazione' di Mario Andretti

LO DICE PIEDONE
FOTO da andrettimario - IG

Introduzione

Durante il weekend di Austin, con Antonelli che potrebbe diventare campione, Carlo Vanzini ha raccontato in telecronaca come Mario Andretti rivendichi di essere, per identità e radici, l'ultimo pilota italiano ad aver conquistato un titolo mondiale: il suo è arrivato nel 1978. Un "dibattito" curioso e suggestivo, mentre il motorsport azzurro attende il coronamento di Kimi, chiamato a riportare ufficialmente il tricolore iridato a 73 anni dall'ultimo trionfo di Alberto Ascari
 

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Quello che devi sapere

La rivendicazione di "Piedone" Andretti e il peso della storia

Il pensiero di Mario Andretti riportate nel weekend di Austin da Carlo Vanzini in telecronaca su Sky sono uno spunto curioso e da tener presente. Il campionissimo, noto nell'ambiente con il soprannome di "Piedone", non ha mai fatto mistero del proprio legame con l'Italia, arrivando a rivendicare a gran voce di essere lui l'ultimo pilota italiano ad aver vinto il Campionato Mondiale di Formula 1. Per la storiografia e le statistiche della FIA compare la bandiera statunitense, ma per il cuore di Mario il sangue non mente: un'affermazione di forte orgoglio identitario che si inserisce perfettamente nel dibattito sul lungo digiuno iridato dei piloti del Bel Paese.

LA VITTORIA DI ASCARI NEL 1953

Se si guardano i dati anagrafici e l'albo d'oro ufficiale, l'ultimo italiano iridato resta infatti Alberto Ascari, capace di vincere due titoli consecutivi nel 1952 e nel 1953 al volante della Ferrari. L'emergere straordinario del talento di Andrea Kimi Antonelli e l'attesa per un suo trionfo iridato rappresentano la promessa di rompere un incantesimo lungo 73 anni dal secondo successo di Ascari. In questa attesa sospesa tra passato e futuro, la figura di Andretti fa da ponte tra il cuore italiano e il successo globale.

 

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ANDRETTI DALLE RADICI A MONTONA AL TRIONFO MONDIALE NEL 1978

Nato il 28 febbraio 1940 a Montona d'Istria (all'epoca territorio italiano, oggi in Croazia), Mario Andretti visse le drammatiche vicende del dopoguerra e dell'esodo giuliano dalmata, trascorrendo diversi anni in un campo profughi prima di emigrare con la famiglia negli Stati Uniti nel 1955. Negli USA ottenne la cittadinanza statunitense nel 1964, ed è proprio con licenza americana che ha costruito una delle carriere più eclettiche e vincenti nella storia del motorsport.

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Capace di vincere in Formula 1, in IndyCar (con la vittoria alla 500 Miglia di Indianapolis del 1969) e nelle gare Endurance, Andretti ha toccato il punto più alto nel Circus al volante della Lotus 79 progettata da Colin Chapman. Nel 1978, dominando la stagione grazie alle straordinarie innovazioni dell'effetto suolo, si laureò Campione del Mondo di Formula 1. Nonostante la bandiera a stelle e strisce ad affiancare il suo nome nelle classifiche ufficiali, Andretti ha sempre ribadito il suo viscerale attaccamento all'Italia e all'italianità, rendendo la sua figura un simbolo universale che oggi carica ancora di più di significato il sogno azzurro incarnato da Kimi Antonelli.

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CI PENSERA' KIMI A METTERE TUTTI D'ACCORDO

Che accada ad Austin, o nelle prossime tappe in Messico e Brasile, sarà Kimi Antonelli a mettere tutti d'accordo, anche Andretti, su chi sarà l'ultimo campione del mondo italiano di F1. Il bolognese in Texas ha il suo primo match point ed è pronto a scrivere una pagina leggendaria della storia del motorsport.

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