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26 gennaio 2017

NBA, Wade: "A nessuno frega un c... di vincere"

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Jimmy Butler, Dywane Wade

Jimmy Butler e Dywane Wade, stelle scontente dei Chicago Bulls (Foto Getty)

Dwyane Wade e Jimmy Butler sono sbottati dopo la sconfitta subita in rimonta contro gli Hawks, un attacco frontale a tutto lo spogliatoio. Nessuno escluso

L’aria in casa Chicago Bulls diventando sempre più irrespirabile. La sconfitta in rimonta subita contro gli Atlanta Hawks ha lasciato degli strascichi ben più rilevanti rispetto al rammarico di essersi lasciati sfuggire un successo che avrebbe significato sesto posto, in una Eastern Conference in cui due vittorie possono fare la differenza tra la quinta e la decima posizione. Non sono bastati però ai Bulls i 10 punti di vantaggio a disposizione a tre minuti dal termine, rimontati dai canestri di Schröder e Howard. Una squadra sempre più in difficoltà a esprimersi in modo corale: nelle ultime 11 gare infatti, Chicago è al 25° posto sia per canestri assistiti (poco più del 50%) che come produzione offensiva; un attacco che inizia da Jimmy Butler e finisce con Dwyane Wade, senza che nessuno in mezzo garantisca alcun tipo di supporto. L’Offensive Rating dei Bulls quando il numero 21 va a sedersi in panchina precipita da 106.3 a 97.7 e il match contro gli Hawks è stato l’ennesimo esempio della piega che stanno prendendo le cose. A fine gara infatti sono 40 i punti per Butler e 33 quelli dell’ex capitano degli Heat mentre alle loro spalle si apre il vuoto, con Doug McDermott unico a chiudere in doppia cifra (10 punti) in uscita dalla panchina. Una situazione che non è andata giù alle due stelle dei Bulls, che nel post partita hanno dato sfogo a tutta la loro frustrazione.

Fiume in piena – “Vorrei tanto poter dire che tutti quelli presenti in questo spogliatoio una volta tornati a casa non mangeranno – commenta furente Wade, dopo aver già minacciato nei giorni scorsi la possibilità di andare via già a giugno da Chicago –, ma purtroppo non posso dirlo. Non so se ci tengono così tanto. Questa è una gara che dovrebbe lasciare il segno, di quelle che non ti fanno prendere sonno, che ti fanno passare la voglia di parlare con qualsiasi persona. E io non so se questo è l’atteggiamento dei ragazzi presenti nello spogliatoio. Spero che mi dimostrino che sto sbagliando, ma li sfiderò per capire se queste sconfitte li stanno ferendo fino a questo punto. Possiamo giocare male, possiamo sbagliare dei tiri, ma non possiamo pensare di avere così tante pause nel corso della gara. Non è accettabile per chiunque vesta una maglia NBA e pretende di guadagnarci dei soldi. Ho 35 anni, ho vinto tre anelli: questa cosa non dovrebbe toccarmi più di quanto lo faccia con loro. Dovrebbero voler cambiare le cose più di me. Venerdì torneremo ancora una volta in campo, con la speranza di conquistare un successo. Qualora questo non accadesse, ci ritroveremo per l’ennesima volta ad andare a cena e a portare avanti questa situazione nel corso della stagione. Le cose invece devono cambiare. Dobbiamo sentirci feriti da sconfitte come questa. Queste c***o di sconfitte devono f***********e contare”.

Stessa lunghezza d’onda - Jimmy Butler è della stessa opinione, anzi rincara la dose. “Se non sei incazzato dopo aver perso tutte queste gare, c’è qualcosa che non va. Questo è il tuo lavoro. Dovrebbe essere ciò che più ami fare al mondo, e non credo purtroppo che tutti la pensino in questo modo. Voglio scendere in campo al fianco di ragazzi che ci tengono, che giocano duro, che vogliono fare le cose per il bene della franchigia, disposti a qualsiasi cosa pur di portare a casa la vittoria”. Un attacco frontale a tutto lo spogliatoio, dovuto anche al rammarico per un finale gestito male dai Bulls. Paul Zipser prima, infatti, a 85 secondi dal termine e Nikola Mirotic poi, a 25.3, hanno sbagliato un paio di tiri dalla lunga distanza fondamentali sulle sorti del match.“È giusto che nel momento in cui hai un tiro aperto devi prenderlo – insiste ancora Butler -, ma in una situazione di gioco del genere… devi dare la palla ai giocatori migliori in campo”. Anche sotto questo aspetto, Wade fa eco alle parole del numero 21: “Penso che per prendere dei tiri del genere, è meglio averne realizzati prima tanti altri e aver lavorato tanto in palestra per riuscirci. E io non credo di aver visto abbastanza impegno”.

Soli contro il mondo – “Non so bene cosa sia successo nel finale – prosegue Wade -, questo significa soltanto che non ci sono abbastanza persone interessate a voler vincere delle partite. Questo mi fa incazzare, ma non posso essere frustrato e preoccuparmi troppo per questi ragazzi. Devono essere loro i primi a porsi il problema. Devono guardarsi allo specchio e chiedersi quanto ci tengono, domandandosi se sono disposti a fare di tutto per i compagni e per loro stessi. La mia risposta è no, non lo stanno facendo”. L’attacco al resto della squadra non è casuale, ma evidentemente concordato tra le due star dei Bulls che provano così a mettere alle strette i propri compagni: “Il coach sta lasciando spesso la palla in mano a me e Jimmy – chiosa Wade -, chiedendoci di far canestro. È il nostro lavoro e credo che nella maggior parte dei casi siamo riusciti a farlo quando la squadra ne aveva bisogno. Posso guardare Jimmy e dirgli che sta facendo quello che gli viene chiesto, e lui può fare lo stesso rivolgendosi verso di me. Non penso però di poter guardare oltre e poter dire questo degli altri presenti nello spogliatoio”.

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