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18 febbraio 2017

NBA Mark Cuban in campo col 46 in risposta a Trump

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Mark Cuban e Oscar Schmidt

Mark Cuban e Oscar Schmidt dopo il Celebrity Game dell'All-Star Weekend (Foto Getty)

Dopo la critica del 45° Presidente degli Stati Uniti ("Non è abbastanza intelligente per la Casa Bianca"), il proprietario dei Mavs è sceso in campo per il Celebrity Game con il 46...

Passano i mesi, ma i rapporti tra due vecchi conoscenti come Mark Cuban e Donald Trump sembrano non migliorare mai, approfittando di ogni occasione per lanciarsi frecciate più o meno velate. Qualche giorno dopo il tweet del Presidente degli Stati Uniti in cui diceva di “conoscere bene” proprietario dei Mavs, aver rivelato che “mi aveva sostenuto parecchio ma io non ero interessato a rispondere alle sue chiamate” e averlo definito “non abbastanza intelligente per diventare presidente”, il vulcanico Cuban ha risposto indossando il numero 46 durante il Celebrity Game del venerdì dell’All-Star Weekend. Perché proprio il 46? Beh, Donald Trump è il 45° presidente eletto degli Stati Uniti…

Le parole di Cuban – Quando gli è stato chiesto il motivo della scelta, Cuban ha risposto con un sorriso dicendo che il suo numero preferito era il 23 e che con il 46 voleva semplicemente raddoppiarlo, teoria rapidamente smontata dal fatto che nessuno aveva il numero 23 in squadra. Poi ha detto che la scelta era per “prendere un po’ per il culo tutti quanti, perché è quello che faccio. Bisogna divertirsi, non si possono prendere le cose troppo sul serio. Meglio guardare il mio numero di maglia rispetto a come gioco a pallacanestro”. Cuban ha chiuso la partita senza segnare, registrando solo un rimbalzo e un recupero in 17 minuti nella sconfitta del suo Ovest contro l’Est per 88-59.  

Una lunga storia – Il rapporto di amore e odio tra i due miliardari che va avanti da parecchio: non più tardi di un anno e mezzo fa Cuban aveva inizialmente supportato la candidatura di Trump definendola “la miglior cosa che sia successa alla politica da molto tempo”, ricevendo un ringraziamento pubblico da “The Donald” (che si dichiarò anche “sempre più tifoso dei Mavs”) con lo stesso Cuban a lasciare aperta la possibilità di diventare vice-presidente se gli fosse stato chiesto. Un’opinione rapidamente cambiata solo qualche mese dopo l’inizio della campagna di Trump, con il proprietario dei Mavs in prima fila soprattutto sui social network e nei dibattiti a sostegno di Hillary Clinton. Tra le tante definizioni date da Cuban a Trump spiccano quelle di “superstar delle bugie” e di “pericolo immediato” per la sicurezza nazionale, oltre a ritenere inutile “cercare di trasformare Pinocchio in un vero presidente”. Non più tardi di pochi giorni fa, in un’intervista con Bloomberg, ha detto che non lo prenderebbe mai per dirigere una delle sue aziende e che “non è un leader”, pur avendogli concesso il beneficio del dubbio dopo l’elezione e che alcune delle sue riforme potrebbero avere successo.

Su Russ & KD – Intervistato dopo la partita, Cuban non ha mancato di dire la sua anche sulla faida tra Westbrook e Durant e sul suo impatto per la lega. “In un modo o nell’altro, c’è sempre drama nella NBA: scambi, botte, espulsioni, litigi fuori dal campo… Per me tutto quello che è successo è un bene per la NBA: Kevin Durant aveva tutto il diritto di cambiare squadra e a me piace quando si crea una squadra che viene odiata da tutti”. (Anche perché, verrebbe da dire, contro un “Villain Team” come i primi Miami Heat ci ha vinto un titolo). In passato Cuban era stato critico su Westbrook definendolo “non una superstar”, dichiarazione che aveva provocato una reazione forte da parte di KD in difesa del suo compagno (“Mark Cuban è un idiota”). Tempi che sembrano lontanissimi: “Ovviamente ci sarà animosità tra Durant e la sua ex squadra, è inevitabile: pensate a quello che è successo a Shaq una volta andato via da Orlando, oppure a quello che c’è stato tra lui e Kobe dopo che se ne è andato: pensate che nello spogliatoio dell’All-Star Game fosse tutto rose e fiori? La mia idea è che fosse mooooolto peggio di quanto sarà domani. Ovviamente se fossi in Steve Kerr li metterei in campo assieme: è intrattenimento! Tutti vogliono vedere cosa succederà: e se non lo fai, tutti ti chiederanno come primissima domanda perché non lo hai fatto”. Una cosa è certa: la voglia di parlare non è mai mancata al vecchio Mark…

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