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23 febbraio 2017

NBA, il riassunto dell'ultimo giorno di mercato

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Paul George, Indiana Pacers

Paul George sarà free agente alla fine della stagione 2017-18 (Foto Getty)

Alla fine non si sono mossi né Paul George né Jimmy Butler, con i Boston Celtics rimasti fermi su entrambi i fronti. OKC rinforza la panchina così come Toronto, ora l'attenzione si sposta sul mercato dei buy-out.

Non è stata la deadline del mercato movimentata che avremmo voluto o sperato, ma è anche normale quando nomi del calibro di Serge Ibaka e soprattutto DeMarcus Cousins si muovono prima del tempo. I grandi protagonisti, alla fine, sono stati i giocatori che non si sono mossi, su tutti Paul George e Jimmy Butler (e neanche Danilo Gallinari, che a lungo è sembrato il "piano B" dei bianco-verdi). Su di loro era forte l’interesse di mezza lega, ma soprattutto quello dei Boston Celtics, gli unici con i pezzi giusti — vale a dire giocatori da quintetto e scelte al Draft, soprattutto quelle preziosissime di Brooklyn — per chiudere l’affare. Alla fine Danny Ainge ha detto che “Non c’era nulla di abbastanza favorevole per noi”, anche perché da quello che è emerso le richieste per le due stelle sono state molto diverse. Pare infatti che gli Indiana Pacers abbiano sparato alto — addirittura tre tra Bradley, Smart, Crowder e Brown, più la scelta 2017 dei Nets —, ma che soprattutto abbia pesato la volontà chiara di PG13 di diventare free agent nel 2018, o per rimanere ai Pacers (se saranno in grado di competere per il titolo) o per andare ai Los Angeles Lakers (che sembrano in cima ai suoi desideri). Una situazione che sicuramente verrà rivista in estate, in base a come sarà andata la stagione di Indiana e se questi ultimi potranno offrire alla loro stella il “super” contratto al massimo salariale da oltre 200 milioni, che diventerà disponibile solo se George verrà nominato per uno dei quintetti All-NBA. Per Jimmy Butler — secondo quanto riportato da Adrian Wojnarowski di The Vertical — i Chicago Bulls hanno chiesto soprattutto giocatori, con l’idea di ricostruire una squadra in grado di giocarsi i playoff da subito. Una richiesta che i Celtics non hanno voluto ascoltare per non indebolire troppo una squadra che vuole giocarsi il titolo adesso, ma ci riusciranno con il roster attuale?

Il colpo di OKC — A proposito di Chicago: lo scambio che hanno concluso con gli Oklahoma City Thunder, almeno a una prima occhiata, non appare particolarmente favorevole ai Bulls. Chicago ha ceduto due giocatori di rotazione come Doug McDermott (sotto contratto fino al 2019) e Taj Gibson (in scadenza a fine anno) più una seconda scelta al Draft per prendere tre giocatori di secondo piano come Cameron Payne, Anthony Morrow e Joffrey Lauvergne — che non facevano nemmeno parte della rotazione “ideale” dei Thunder. Un prezzo un po’ alto per un prospetto interessante come Payne che però ha giocato solo 77 partite nella sua carriera NBA, e che nella squadra di Dwyane Wade e Jimmy Butler (e Rajon Rondo, e Michael Carter-Williams…) non avrà la palla in mano quanto dovrebbe avere per mostrare di cosa è capace. Eccellente scambio invece per OKC, che allunga la rotazione e fornisce a Russell Westbrook un altro tiratore sul perimetro e un veterano solido in grado di cambiare sui blocchi come Gibson. Pare inoltre che i Bulls abbiano provato a lungo a inserire Andre Roberson nello scambio, ma senza successo: per lui dovrebbe essere in arrivo un contratto in estate per rimanere con i Thunder, tanto è vero che è uscito dagli uffici della dirigenza di OKC abbracciando diverse persone…

 

Gli scambi mancati — Tanto rumore per nulla, verrebbe da dire. Dopo aver passato praticamente tre giorni a contrattare, la tanto attesa trade tra Minnesota e New York per scambiare Ricky Rubio e Derrick Rose non si è mai materializzata, pare per un dietrofront finale dei T’Wolves che cercavano un asset ulteriore per fare lo scambio, mentre i Knicks erano pronti a farlo alla pari. Sorprende anche il fatto che alla fine Jahlil Okafor sia rimasto a Philadelphia, dopo le partite saltate e le mille voci sul suo conto. Alla fine hanno pesato soprattutto gli scambi effettuati da Blazers e Pelicans per prendere Nurkic e Cousins, che hanno ristretto e di molto la lista delle squadre interessate al centrone dei Sixers (di cui abbiamo parlato nel dettaglio qui per lo scambio che ha portato Nerlens Noel a Dallas).

Trade secondarie e buy-out — Ricapitoliamo velocemente qui quello che è successo nel “sommerso” della deadline. I Toronto Raptors hanno ceduto Jared Sullinger e due seconde scelte 2017 e 2018 in cambio di P.J. Tucker da Phoenix: una buona presa che allunga le rotazioni tra gli esterni dopo l’addio a Terrence Ross nello scambio per Ibaka. La stessa Phoenix ha preso Mike Scott in cambio di una seconda scelta protetta 55, lo stesso prezzo pagato da Denver per prendere Roy Hibbert da Milwaukee (preferendolo al contratto di Festus Ezeli di Portland). Gli Houston Rockets hanno liberato spazio salariale cedendo K.J. McDaniels a Brooklyn (buona presa “gratis” per i Nets) e Tyler Ennis ai Los Angeles Lakers in cambio di Marcelinho Huertas. L’idea per i Rockets è di buttarsi a capofitto sui giocatori tagliati dalle varie squadre, da sempre un mercato interessante per inserire veterani in vista della corsa ai playoff. Tra i nomi più interessanti per le contender: Andrew Bogut (che interessa a mezza NBA), Deron Williams (su di lui Utah, Cleveland e Atlanta), Terrence Jones e Marcus Thornton.

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