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NBA: Westbrook fa 58, ma non basta contro Portland

NBA

I 58 punti realizzati da Russell Westbrook, suo massimo in carriera, non bastano ai Thunder per evitare la quarta sconfitta consecutiva contro i Blazers. Washington vince a Phoenix

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Oklahoma City Thunder-Portland Trail Blazers 121-126 - Gli Oklahoma City Thunder perdono la quarta gara consecutiva, la seconda contro Portland nel giro di cinque giorni e vedono allontanarsi sempre più le speranze di acciuffare il treno per il quarto posto a Ovest, restando sempre a distanza di sicurezza (oltre sei partite di record) dal nono posto che vorrebbe dire non poter giocare i playoff. Letta così, guardando soltanto il risultato finale, non si rende in realtà il giusto merito alle imprese titaniche e ai numeri senza senso messi a referto da Russell Westbrook, che viaggia a 45 punti di media in questa striscia di sconfitte e che ha fatto registrare il suo massimo in carriera nella sfida contro i Blazers. Per la point guard numero 0 sono 58 punti con 21/39 al tiro e 9 rimbalzi. “Ho guardato le statistiche soltanto alla fine e ho visto che ne aveva segnati 60 o qualcosa del genere – commenta Jusuf Nurkic a fine partita, da poco arrivato alla corte di coach Terry Stotts -. Gliene avrei dati almeno 80, ma per noi era molto importante vincere. Ho molta ammirazione per quello che è in grado di fare, ma sono felice della nostra vittoria”. Il centro bosniaco è una delle chiavi del successo di Portland: 17 punti e 8 rimbalzi per l’ex Nuggets, sempre più metà vincente di uno scambio che per il momento sembra aver rinforzato molto più Lillard e compagni rispetto alla squadra del Colorado. Per Dame sono 22 punti, uno in più con tre conclusioni in meno rispetto a C. J. McCollum, due dei sette giocatori in doppia cifra in casa Blazers. Merito dell'attacco, ma anche demerito della difesa dei padroni di casa: “Non siamo così bravi da poterci permettere di non difendere”, chiosa uno stizzito Russell Westbrook.

I numeri di Westbrook - Lui bravino lo è abbastanza; anima, cuore e gambe di una squadra completamente affidata nelle sue mani, anche in una gara chiusa in evidente appannamento. Westbrook infatti tira con il 53% abbondante dal campo, ma soltanto 6/15 nell’ultimo quarto; il numero 0 è il miglior giocatore NBA per punti realizzati e plus/minus negli ultimi 5 minuti di partita, ma non ha confermato le sue qualità questa notte, sbagliando quattro tiri negli ultimi 83 secondi che avrebbero potuto pareggiare l’incontro o dare il vantaggio ai Thunder. “Li ho semplicemente sbagliati, dopo averli mandati a bersaglio per tutta la gara”, commenta dopo essersi tristemente reso conto che alle volte neanche 58 punti possono bastare per vincere una gara. Se si escludono infatti i 58 messi a referto dopo tre overtime da Kobe Bryant in un match perso dai suoi Lakers contro Charlotte nel dicembre 2006, era da ben 30 anni che un giocatore non realizzava così tanti punti in una sfida senza tempi supplementari e usciva dal campo sconfitto. Il suo nome? Ovviamente Michael Jordan, nel 1987 contro gli Atlanta Hawks. Wilt Chamberlain e Walt Bellami invece sono gli unici ad avere una striscia perdente da 40 punti di media più lunga della sua (ben 7 per entrambi, nei primi anni ’60): un record che Westbrook farebbe ben volentieri a meno di eguagliare e battere.

“Denver stiamo arrivando” – Un successo pesante in chiave playoff soprattutto per gli ospiti, che grazie alla terza vittoria consecutiva (dopo aver beneficiato del riposo dovuto alla condensa presente sul parquet di Minneapolis) sono sempre più vicini in classifica a Denver, distante ora soltanto una partita e mezza dal record dei Nuggets e dall’ottavo posto occupato da Danilo Gallinari e compagni. “Ci stiamo passando molto la palla – commenta Meyers Leonard -, crediamo in tutto ciò che facciamo. Ci fidiamo l’uno dell’altro e questa è la chiave del nostro momento positivo, specialmente quando riusciamo a essere altruisti anche nel finale di gara, dando fiducia al compagno di fianco”. Una frecciatina a Westbrook? Beh, con lui in campo i Thunder hanno +7 di plus/minus, 130 di efficienza offensiva (a fronte del 74 senza) e tirano con il 56% dal compo (38% con lui in panchina). Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio?

Phoenix Suns-Washington Wizards 127-131 – Washington sorride dopo il successo più sofferto del previsto conquistato contro i Suns, non solo perché questo significa terzo posto sempre più in solitaria a Est, ma anche perché la vittoria in Arizona è figlia sì della ventesima gara con almeno 20 punti e almeno 10 assist di John Wall, ma anche perché a metterci lo zampino è stato Bojan Bogdanovic, sempre più decisivo in uscita dalla panchina con i suoi 29 punti realizzati in 29 minuti. Una macchina da canestri da scatenare all'occorrenza a gara in corso che mancava in casa Wizards: “Ho giocato tante partite in equilibrio, soprattutto in Europa – commenta il tiratore croato -, ma raramente ne ho vista una con così tanti capovolgimenti di fronte”. Washington infatti è passata dal +21 al -11 nel giro di un quarto d’ora scarso, travolta dai 30 punti di Eric Bledsoe e dai 25 di Devin Booker, a dimostrazione di come questi Suns non smettono di lottare, nonostante non abbiano più molto da chiedere a questa regular season.