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23 marzo 2017

NBA, risultati della notte: Westbrook nella storia

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La 35^ tripla doppia stagionale della stella dei Thunder non ha precedenti: nessun errore al tiro. Chicago batte Detroit, Washington vince con Atlanta e Boston supera Indiana, agganciata in classifica da Milwaukee vincente a Sacramento. Utah schiaccia New York grazie a 35 punti di Rudy Gobert

Oklahoma City Thunder-Philadelphia 76ers 122-97 — Visto che ormai le sue triple doppie non fanno più così tanto notizia, Russell Westbrook si è inventato un altro modo per entrare nella storia: nessuno mai infatti aveva realizzato una tripla doppia senza sbagliare neanche un tiro, cosa che invece lui ha fatto mandando a segno tutti i 6 tiri tentati dal campo (nessuno da tre punti) e tutti i 6 tiri liberi della sua gara, chiudendo con 18 punti, 11 rimbalzi e 14 assist in 27 comodi minuti. Solo le cinque palle perse possono leggermente incrinare una serata storica, la prima della sua carriera in cui non ha sbagliato nessun tiro e in cui ne ha tentati così pochi pur giocando più di 20 minuti. I Thunder hanno allungato la striscia che li vede vincenti coi Sixers da 16 partite consecutive, sfruttando il dominio nel pitturato (76 punti in area con 24+11 del miglior realizzatore Enes Kanter), a rimbalzo (54 a 25) e in contropiede (22-9) e rendere inutili i 20 di Nik Stauskas. Philadelphia è la squadra che più volte ha dovuto subire una tripla doppia da parte di Westbrook, ben 5 delle 72 della sua carriera; sono invece 35 quelle di questa stagione (di cui 13 in tre quarti o meno, 27 in carriera), a -6 dal record di Oscar Robertson con 11 partite ancora da disputare. Westbrook ha ora il 97% di possibilità di finire con una tripla doppia di media in stagione, un risultato che non avviene dal 1961-62 quando ci riuscì proprio “The Big O”.

Boston Celtics-Indiana Pacers 109-100 — I Celtics devono vincere e poi rivincere la sfida coi Pacers, ma alla fine riescono a portare a casa la vittoria numero 46 della loro stagione. Il miglior terzo quarto dell’anno da 39 punti e 17/25 al tiro aveva dato loro anche il +17 all’inizio dell’ultimo, ma un parziale di 13-2 propiziato da 14 dei 37 punti di Paul George e i 25 di Jeff Teague aveva rimesso in discussione la partita. Alla fine i cinque giocatori in doppia cifra di Boston, guidati dai 25 punti di Isaiah Thomas, hanno avuto la meglio, riportandosi a una sola partita di distanza dal primo posto di Cleveland e mettendone due e mezzo tra loro e gli Washington Wizards terzi. Continua invece il mese incredibile di Indiana, che vince e perde alternativamente ormai da 15 partite consecutive.

Chicago Bulls-Detroit Pistons 117-95 — Successo importante per i Bulls contro una diretta concorrente per un posto ai playoff, onorando al meglio la memoria di Jerry Krause. Il grande protagonista è il miglior Nikola Mirotic della stagione con 28 punti e 12/15 dal campo e 4/6 da tre, ritornato in quintetto nelle ultime due gare dopo essere stato tolto dalla rotazione non più tardi di 10 giorni fa. Ad accompagnarlo anche il massimo in carriera di Paul Zipster (15 punti) e la doppia doppia di Jimmy Butler (16 + 12 dei 36 assist di squadra, massimo stagionale), oltre a un Joffrey Lauvergne da 17 punti che ha retto contro un Andre Drummond da 8 punti (4/12 al tiro) e 17 rimbalzi. Per Detroit si tratta della quinta sconfitta nelle ultime sei, una spirale verso il basso di cui coach Stan Van Gundy si è preso le colpe: “Comincia tutto da me, sono io il responsabile qui. Io ho scelto tutti quelli che sono in quello spogliatoio, io decido chi gioca, io metto i quintetti in campo, io scelgo le strategie difensive e gli schemi in attacco. Perciò è tutto sulle mie spalle. Dobbiamo trovare il modo di recuperare i giocatori”. Con questa vittoria Chicago si prende il tie-breaker in caso di arrivo a pari-record con i Pistons.

Washington Wizards-Atlanta Hawks 104-100 — Per rialzarsi dal momento di flessione, gli Wizards hanno utilizzato la formula che li ha portati fino al terzo posto a Est: 28 punti di Bradley Beal e 22 per John Wall, tutti in un secondo tempo chiuso sul +10 dopo essere andati all’intervallo sotto di 6 con un pessimo 34% al tiro con 13 palle perse. “Abbiamo ritrovato quello che ci è mancato, il nostro swag” ha commentato Beal, protagonista nel parziale decisivo di 14-2 nell’ultimo quarto trasformando due dei 10 assist di Wall. “Tutto era così teso: dobbiamo solo rilassarci e tornare a divertirci facendo la nostra partita”. Agli Hawks non sono serviti i 29 punti di Tim Hardaway Jr. e i 18 di Dennis Schröder per evitare la quinta sconfitta in fila, tutte arrivate in concomitanza con l’assenza dell’All-Star Paul Millsap.

Sacramento Kings-Milwaukee Bucks 98-116 — Continua il momento positivo dei Bucks, arrivati alla 10^ vittoria nelle ultime 12 partite e ormai sesti nella Eastern Conference, agganciando gli Indiana Pacers e portandosi a solo una gara di distanza dagli Hawks quinti. Il migliore è come sempre un inarrestabile Giannis Antetokounmpo autore di 32 punti con 13 rimbalzi e 6 assist, con 12 dei 44 punti di un secondo quarto determinante per i destini della partita. Dopo essere andati all’intervallo sul +17 infatti i Bucks non hanno più rischiato, mantenendo la doppia cifra di vantaggio e mandando altri cinque giocatori in doppia cifra. Sei sono anche quelli dei Kings, guidati dal massimo in carriera pareggiato di Buddy Hield a quota 21 e 18 di Tyreke Evans che a fine gara ha dichiarato: “Antetokounmpo è come me, solo un po’ più alto”.

Utah Jazz-New York Knicks 108-101 — C’è un solo uomo al comando e si chiama Rudy Gobert: il suo 13/14 dal campo e 9/12 ai liberi gli ha permesso chiudere col massimo in carriera da 35 punti, 13 rimbalzi (di cui ben 11 in attacco!) e 4 stoppate. Una presenza dominante in area a cui un Kristaps Porzingis da 24 punti non è riuscito ad opporsi, vedendosi rimontare un vantaggio di 13 punti costruito nel secondo quarto e perdendo 36-26 l’ultimo quarto. I Jazz hanno tirato un brutto scherzo alla loro leggenda Jeff Hornacek, per il quale era stata organizzata una reunion per il ventennale del primo viaggio alle Finali NBA invitando tanto Jerry Sloan quanto John Stockton, mentre Karl Malone non ha potuto partecipare ma ha lasciato il suo video-messaggio.

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