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25 maggio 2017

Ecco Yujia Hu, artista di basket… con il sushi!

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Abbiamo intervistato Yujia Hu, chef di un ristorante milanese che si è reso famoso su Instagram con i suoi onigiri a forma di… stelle della NBA e sneakers!

Se il rapporto tra pallacanestro e musica è il connubio più forte tra il mondo dello sport e quello che — solo apparentemente — sta al suo esterno, negli ultimi anni è diventata particolarmente interessante anche la relazione tra la NBA e il mondo dell’arte. Con lo sviluppo e l’esplosione dei social network, è facile trovare tantissimi illustratori che hanno sfruttato i personaggi della NBA per scatenare la propria creatività. Ed è proprio tra questi che abbiamo trovato Yujia Hu, che sul suo account Instagram (theonigiriart) ha condiviso tutte le sue creazioni utilizzando riso, alghe, tonno e avocado che utilizza tutti i giorni. Con nostra sorpresa abbiamo scoperto che Yujia vive a Milano e lavora come chef per il ristorante Sakana, in zona Giambellino, e per questo abbiamo approfittato di un suo giorno di riposo per andare a intervistarlo e osservare da vicino come si crea un onigiri a forma di giocatore. Questa è la conversazione che abbiamo avuto con lui, seguita dalla creazione di un pezzo esclusivo per celebrare Manu Ginobili, che nella notte precedente aveva chiuso la sua stagione (e probabilmente anche la sua carriera).

Come è nata l’idea di creare degli onigiri a forma di giocatori e di scarpe?

“Ho iniziato un po’ per gioco e un po’ per noia: lavorando come chef  in un ristorante qui a Milano, nelle ore di pausa tra un turno e l’altro ho provato a spaziare un po’ con la fantasia e mi sono detto ‘Perché non provare a creare qualcosa di innovativo, anche per pubblicizzare il locale?’. Il primo che ho realizzato è stato il deejay Steve Aoki, che aveva già un volto molto particolare e facile da ricreare con questa tecnica: volto triangolare, capelli lunghi e barba, molto basico. All’inizio li facevo anche senza gli occhi, poi piano piano mi sono evoluto e ho unito la mia passione per il basket al lavoro che faccio. Perciò ho cominciato con i giocatori della nazionale di basket — Belinelli, Datome, Hackett, che poi a loro volta hanno condiviso le mie creazioni, un piacere immenso — e poi sono passato a quelli della NBA”.

Quanto tempo fa hai iniziato a realizzarli?

“Verso luglio del 2016. Quando poi ho fatto DeMarcus Cousins, ESPN mi ha chiesto se poteva ripostare tutte le foto con Boogie, LeBron James e gli altri giocatori NBA sulla loro pagina Instagram. Lì le mie creazioni hanno iniziato a fare il giro del mondo, anche se inizialmente ero limitato solo alle testate sportive. Solo dopo sono arrivate le altre, soprattutto grazie alle sneakers che da quel punto di vista sono realmente universali, visto che ormai sono oggetti di moda che fanno impazzire, tutti dall’Italia alla Corea. Dal cibo alla moda fino allo sport, tutte le testate di questi campi con il tempo hanno ripreso i miei lavori: un social come Instagram mi ha aiutato molto”.

C’è qualcuno che viene al ristorante chiedendoti espressamente una cena a base di “personaggi”?

“Non con gli onigiri dei giocatori perché ci vorrebbe troppo tempo, ma con quelli delle sneakers sì. Ci sono già state nove persone che sono venute qui solo per le scarpe: all’inizio quattro ragazzi cinesi, poi una ragazza dall’Austria, due dalla Germania… c’è quasi più interesse all’estero che qui in Italia. Ogni tanto sento alcuni miei clienti parlare dei miei lavori, borbottando ‘Ah lui è quello che fa le sneakers su Instagram’. Ma un boom vero e proprio non c’è stato, o almeno non al livello di quanto succede su Internet. Dicono che l’Italia sia il paese dell’arte, ma viene apprezzata e notata di più una cosa che fa’ il giro largo’ dagli Stati Uniti piuttosto che una cosa che nasce qui. Gli americani da questo punto di vista sono più aperti e di ampie vedute rispetto al resto del mondo, anche solo nei commenti su Instagram ad alcune immagini: in italiano alcuni mi dicono ‘Bleah che schifo, non mangio il sushi, figuriamoci quello a forma di scarpe’. Penso sempre che se fossi stato in America le cose sarebbero andate molto meglio per il locale, ma in Italia il mio lavoro non è ancora arrivato al 100% perché non tutti i giornali lo hanno fatto uscire. Finora solo GQ Italia poco tempo fa e Il Giorno con due righe di numero hanno pubblicato le foto: in Italia in generale si da poca importanza ai social che invece possono arrivare ovunque”.

Che rapporto c’è tra il tuo lavoro e l’arte?

“Per come la vedo io, c’è molto di artistico in quello che faccio: come uno scultore crea una statua di LeBron James in bronzo, io la faccio con riso. Solo che il mio si può anche mangiare, unendo due mie passioni in una. La pallacanestro come sport poi è una forma d’arte, e su Instagram si trovano tantissimi illustratori che, utilizzando il basket, creano opere d’arte stupende: da lì io mi ispiro moltissimo. Instagram ti apre un mondo”.

Come è nata invece la passione per il basket?

“Sono arrivato in Italia che avevo 8 anni e, come ogni bambino, all’inizio giocavo a calcio con gli altri a scuola. Poi crescendo, attorno alla seconda media, ho iniziato ad avvicinarmi di più al basket e da lì è scoppiato l’amore, perché secondo me la pallacanestro è lo sport più bello ed elegante che ci sia al mondo. Lo seguo praticamente da quando avevo 12 anni, e anche adesso che ne ho 28 non ho smesso. La cosa strana è che mi è successo in Italia, dove in pratica si parla solamente di calcio”.

Ti sei limitato solo al basket?

“No, ho provato anche a realizzare i giocatori di calcio come Cristiano Ronaldo e Messi, ma ho notato che su Instagram tira di più il mondo della NBA con i suoi più personaggi rispetto a questi. Le stelle della NBA sono più ‘internazionali’ rispetto a quelli del calcio, sono quasi delle divinità in questo campo e soprattutto sono più attivi sui social”.

Hai una squadra o un giocatore preferito?

“È difficile… [ride, ndr]. Averne solo una è dura, visto che ci sono sempre nuovi talenti che arrivano e c’è un ricambio continuo delle squadre. Ma è quello che rende bella la NBA: loro creano nuovi personaggi in continuazione e ti portano a seguirli quasi naturalmente. Io quando guardo una partita per qualche motivo finisco sempre a tifare per quella sfavorita, ad esempio per i San Antonio Spurs contro Golden State, anche se era palese che sarebbe finita in quel modo. Ora come ora comunque Isaiah Thomas è uno dei miei giocatori preferiti: tecnicamente e fisicamente per me è il nuovo Allen Iverson. Poi sono un fan di Giannis Antetokounmpo, anche perché non si può non amarlo”.

Hai avuto contatti con qualche giocatore NBA?

“Mi ha scritto il manager di Jeremy Lin chiedendomi se potevo fare delle sneakers con il suo logo, ma dopo un po’ non mi ha più risposto: perciò le ho create comunque e poi le ho un po’ modificate, senza utilizzare il suo logo. Mi hanno contattato poi anche alcune persone che lavorano per aziende come Nike e adidas, ma più per venire a mangiare qui piuttosto che per propormi delle collaborazioni vere e proprie. Io lo spero, però comunque mi sto facendo notare e aziende di altro genere non prettamente sportive mi hanno contattato per collaborare, ad esempio per le stampe dei miei lavori in alta qualità che stanno avendo un discreto successo”.

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