29 settembre 2017

NBA, come si comporteranno i giocatori all’inno? Silver sibillino, ma esiste una regola...

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"Mi auguro che il messaggio dei giocatori sia un messagio di unità, nel rispetto delle nostre regole". Che impongono di ascoltare l'inno in piedi. E se qualcuno scegliesse di inginocchiarsi? "Vedremo che fare se succede", la posizione del commissioner

Regola 3 (“Condotta di squadra”) sezione IV, articolo c, punto 2). Il regolamento NBA parla chiaro, nero su bianco: “Giocatori, allenatori e preparatori fisici devono disporsi in piedi, allineati lungo le linee laterali o del tiro libero, adottando una degna postura durante l’esecuzione dell’inno nazionale”. A una ventina di giorni dal via del campionato, con la prima partita di prestagione in calendario già domani, il commissioner NBA Adam Silver ricorda la lettera del regolamento e allo stesso tempo professa un augurio: “La mia speranza è che i nostri giocatori continuino a utilizzare il momento dell’inno come un momento di unità. Molti hanno già detto che continueranno ad ascoltarlo in piedi, come sempre fatto”. Ma se qualcuno invece scegliesse di fare altrimenti? (Iman Shumpert aveva fatto sapere di voler inginocchiarsi, ma poi ha smentito). “Se e quando succederà capiremo come comportarci”, la criptica risposta del commissioner, che una volta di più però ci ha tenuto a sottolineare il rispetto della lega “vero uno dei principi chiave del nostro Paese, ovvero la libertà di espressione”. Il precedente c’è, ed è ben presente nei ricordi di tutti, quando nel 1996 – più di un decennio fa – il giocatore allora ai Denver Nuggets Mahmoud Abdul-Rauf (nato Chris Jackson e poi convertitosi all’Islam) scelse di non alzarsi in piedi durante l’inno, ottenendo in cambio del suo gesto un’immediata squalifica. Giocatore e lega si accordarono poi su una soluzione di compromesso (Rauf in piedi ma a occhi chiusi, raccolto in preghiera) ma negli anni il giocatore ha poi sempre sostenuto di aver visto la sua carriera concludersi più in fretta del previsto per una generale ostilità nei suoi confronti da parte delle squadre e della lega stessa.

Le donne danno l’esempio

Un altro caso di scuola è quello che riguarda la WNBA, che proprio in questi giorni sta terminando il suo campionato. La lega femminile ha la stessa identica regola iscritta nel proprio regolamento ma più di una giocatrice – e l’intera squadra delle Indiana Fever – s’è inginocchiata durante l’esecuzione dell’inno senza per questo incorrere in nessun tipo di sospensione, ricevendo anzi sostegno a qualsiasi modalità di espressione del proprio pensiero dai vertici della lega stessa. Da quello che è emerso nei corridoi della lega, tutti i giocatori NBA ha già ricevuto una lettera scritta congiuntamente da Adam Silver e dall’Associazione Giocatori in cui viene chiesto di far sapere preventivamente il modo in cui intendono comportarsi, probabilmente per anticipare il problema invece di doverlo affrontare una volta già manifestatosi. Forse proprio sulla scia di queste prime consultazioni la fiducia espressa da Silver su una risposta dei giocatori NBA unitaria e positiva trova giustificazione ma per saperlo con più certezza ormai non serve altro che aspettare le prime partite stagionali e le primissime note dello Star Spangled Banner

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