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NBA, Steve Kerr fa sul serio: "Onestà e integrità: voterei per Popovich alla Casa Bianca"

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Alla vigilia della sfida tra San Antonio e Golden State (diretta con commento italiano a partire dall'1 di notte su Sky Sport 2 HD), l'allenatore degli Warriors torna sul ruolo di "coscienza politica" del suo avversario e grande amico. "Uno che fa bene alla NBA e farebbe ancora meglio al nostro Paese", conferma Steph Curry

Lo scorso marzo la sfida tra San Antonio e Golden State – attesissima – aveva fatto gran parlare di sé ma per le ragioni sbagliate: gli Spurs scesero in campo senza Kawhi Leonard, LaMarcus Aldridge, Tony Parker e anche senza il suo sostituto, Dejounte Murray; gli Warriors fecero a meno di Steph Curry, Draymond Green, Klay Thompson, Kevin Durant e Andre Iguodala. Il motivo? Un mix di infortuni – più o meno seri, più o meno certificati – e di scelte compiute dai due allenatori, che decisero di far riposare le proprie stelle in vista dei playoff dietro l’angolo. I due allenatori, appunto. Gregg Popovich da una parte, Steve Kerr dall’altra. I due si conoscono bene, molto bene – il coach di Golden State ha vinto due titoli NBA da giocatore allenato proprio da coach Popovich – e nella notte tra giovedì e venerdì si ritroveranno nuovamente uno contro l’altro in campo, per l’ennesima sfida Spurs-Warriors. Avversari in campo, potenziali partner in un fantasioso ticket presidenziale per il 2020, Popovich-Kerr per ipotecare il post-Trump alla Casa Bianca, spinti da qualche entusiasta sostenitore che ha già creato l’indirizzo web di riferimento. Fantapolitica, ovviamente, ma fino a un certo punto. Perché proprio alla vigilia dell’incontro dell’AT&T Center Steve Kerr trova un modo davvero curioso per elogiare il suo ex mentore, “una persona che ammiro molto”: “Voterei sul serio per Pop – dice Kerr – sarebbe un grande presidente. Scherzi a parte, lo farei sul serio”. Una scelta che l’allenatore di Golden State non fa fatica a motivare: “Onestà e integrità. Due doti chiave per qualsiasi persona che voglia puntare alla presidenza. Un leader di grande onesta e integrità sarebbe fantastico da vedere e Popovich le garantirebbe entrambe”, l’opinione del suo ex giocatore agli Spurs. Condivisa anche da una delle grandi stelle del roster di Golden State, Steph Curry, che di Popovich ha detto: “È un personaggio che fa bene alla NBA e farebbe addirittura meglio al nostro paese, probabilmente”. 

PopovichKerr2020.com, la campagna parte online

Primo sostenitore di una (improbabile) corsa alla presidenza di Popovich, Steve Kerr sgombra il campo da un suo possibile coinvolgimento in prima persona (“Non sarei certo io il vice-presidente”) ma le parole dell’allenatore di Golden State cadono inascoltate al gruppo di persone che sul sito popovichkerr2020.com si difenisce “un movimento di tifosi NBA e di cittadini americani che parte dal basso e che chiedono a Washington, D.C. [città simbolo del potere politico USA, ovviamente sede della Casa Bianca, ndr] una leadership più matura, riflessiva e in grado di ispirare i cittadini”. Viste le ripetute posizioni pubbliche assunte sia dal coach degli Spurs che da quello degli Warriors – spesso critici nei confronti di Trump e della sua attuale amministrazione – “chi meglio di due tra i personaggi più amati del mondo NBA per mettere fine allo show dell’orrore politico che sta andando attualmente in scena?”. Se il sito è reale, con tanto di t-shirt e mug con il logo PopovichKerr2020 in vendita (e il 100% dei proventi destinati a una serie di associazioni in difesa dei diritti civili), una nota in fondo alla home page mette poi tutto nella giusta prospettiva: “PopovichKerr2020 non è affiliato o riconosciuto né da Gregg Popovich, né da Steve Kerr e tanto meno dalla NBA, e non è un legittima organizzazione politica. Siamo soltanto un gruppo di persone che cerca di vendere del merchandising per beneficenza, per cui vi preghiamo di non prendere nulla di quello che leggete qui troppo sul serio”. 

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