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NBA risultati della notte: Boston partenza da record. OKC cade a Portland, Porzingis ne fa 40

NBA

Ottavo successo in fila per i Celtics, mai così bene dai tempi dei Big Three nel 2009. Portland vince nel finale contro i Thunder, con Anthony espulso per una gomitata a Nurkic. Porzingis realizza un nuovo massimo in carriera da 40 punti e trascina New York in rimonta su Indiana, successo numero 1.156 in carriera per Gregg Popovich: superato Phil Jackson. Tutti i risultati e gli highlights della notte

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Orlando Magic-Boston Celtics 88-104

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Non si ferma la marcia dei Boston Celtics, che a Orlando vincono l’ottava partita consecutiva confermandosi al primo posto solitario nella Eastern Conference. Era dal lontano 2009, quando in maglia biancoverde giocavano ancora Pierce, Allen e Garnett che Boston non partiva con un record di 8-2, e oggi come allora il segreto sta nella difesa: Al Horford e soci infatti tengono i padroni di casa sotto il 37% dal campo e il 21% da tre, confermandosi ancora una volta la miglior squadra difensiva di tutta la lega con un rating difensivo di 95.6. A fare la differenza, però, non sono tanto i titolari quanto le riserve guidate da Marcus Smart (11 punti, 8 rimbalzi, 8 assist e 3 recuperi) e Terry Rozier (6 punti e 7 assist), il cui impatto è ben testimoniato dagli incredibili plus-minus prodotti: +32 per il primo e +22 per il secondo. Prestazioni del genere permettono di passare indenni anche da una serata non ispiratissima di Kyrie Irving (4/13 al tiro per 11 punti, di cui solo uno nella ripresa), il peggiore di un quintetto comunque tutto in doppia cifra guidati dai 18 di Jaylen Brown. I Magic invece colgono la seconda sconfitta consecutiva tirando malissimo dal campo specialmente con gli uomini migliori, Evan Fournier (6 punti con 2/14 dal campo) e Nikola Vucevic (13 e 10, ma con 6/15), pur potendo contare sulla doppia doppia di Aaron Gordon con 18 punti e 12 rimbalzi e un Jonathon Simmons (partito da point guard titolare per le assenze di Elfrid Payton e D.J. Augustin) da 14 punti.

Toronto Raptors-Washington Wizards 96-107

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Successo importante per gli Wizards, che vanno a vincere sul campo di una diretta concorrente come Toronto pur senza poter contare sulla loro stella John Wall. A trascinarli è un Bradley Beal da 38 punti, ormai lanciatissimo verso il premio di giocatore della settimana a Est visto che nelle ultime tre ha segnato la bellezza di 114 punti. “A mani basse è il miglior go-to guy tra le guardie tiratrici della lega. In questo momento è uno scherzo della natura” ha dichiarato il suo compagno Marcin Gortat, autore di 11 punti e 12 rimbalzi in una gara in cui Washington non è mai stata sotto nel punteggio. A dar loro una mano è stato Kyle Lowry, che ha perso la testa facendosi fischiare due falli tecnici uno dietro l’altro dal giovane arbitro JB DeRoza, venendo espulso con ancora 8 minuti da giocare nel secondo quarto. Ai Raptors, reduci da una bella vittoria a Salt Lake City due giorni fa, non sono bastati i 26 di DeMar DeRozan e i 19 di Norman Powell per sopperire all’ennesima brutta partenza (32-17, peggior quarto offensivo della stagione), andando sotto anche di 19 lunghezze prima di riuscire a rimontare fino al -3, ma senza mai rimettere la testa avanti.

San Antonio Spurs-Phoenix Suns 112-95

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Doveva essere una serata di festa a San Antonio, vista la vittoria numero 1.156 colta da Gregg Popovich per superare Phil Jackson (mai particolarmente amato in Texas) al quinto posto nella classifica all-time. Ma il pre-partita viene scosso dalla notizia della tremenda strage accaduta nella vicina Sutherland Springs, dove un uomo è entrato in una chiesa e ha ucciso 26 persone ferendone altre 20. “Abbiamo vinto una partita di pallacanestro, ma considerando quello che è successo oggi è piuttosto insignificante” ha commentato coach Pop. “Quando pensi alla tragedia che ha colpito quelle famiglie, è inconcepibile pensare alla pallacanestro in un giorno come questo. Perciò, buona notte a tutti”. Non che la partita di per sé abbia avuto tantissimo da raccontare: gli Spurs hanno sofferto giusto nel secondo quarto, perso 35-23, prima di chiudere la partita con una terza frazione da 34-13 — la migliore di tutta la stagione dal punto di vista difensivo. A guidarli sono stati 11 dei 17 punti di Patty Mills, mentre il miglior marcatore è stato LaMarcus Aldridge con 21 e 9 rimbalzi.

New York Knicks-Indiana Pacers 108-101

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Ogni giorno che passa il libro dei record di Kristaps Porzingis deve essere aggiornato: nella notte il lettone non solo ha ritoccato il suo massimo in carriera arrotondandolo a quota 40 punti, ma ha anche guidato una rimonta da -19 nel terzo quarto per dare ai suoi Knicks la quinta vittoria nelle ultime sei gare. Una prestazione da trascinatore vero, se si pensa che negli ultimi 13:30 di partita “The Unicorn” ha battuto da solo tutti i Pacers per 24-17, aggiungendo anche 6 stoppate alla sua storica prestazione offensiva (dal 1983-84, nessuno ha mai registrato 40 punti, 5 rimbalzi, 5 stoppate e 2 triple a segno). “Non esiste una sfida troppo grossa per me: sapevo che in questa stagione senza ‘Melo sarei dovuto essere io il giocatore in grado di fare la differenza” ha dichiarato dopo una gara che lo pone ancora di più nella storia dei Knicks: dopo le prime nove gare di stagione, neanche un realizzatore leggendario come Bernard King era riuscito a segnare i suoi 272 punti, fermandosi 8 lunghezze sotto. A far ben sperare il pubblico del Garden è anche la prestazione del rookie Frank Ntilikina, alla sua miglior partita in maglia Knicks con 10 punti e 7 assist, tra cui una tripla decisiva per spezzare la parità a 1:34 dalla fine. A Indiana non sono serviti i 18 punti di Thaddeus Young e i 17 di Victor Oladipo per mantenere il vantaggio creato fino a quel momento ed evitare la seconda sconfitta consecutiva, tornando a un record del 50%.

Minnesota Timberwolves-Charlotte Hornets 112-94

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Doveva essere una stagione diversa per i T’Wolves, e fino ad ora lo è decisamente stata: gli uomini di coach Thibodeau hanno vinto la quinta partita in fila, una cosa che non succedeva dal lontano gennaio 2009, così come erano più di 10 anni che Minnesota non si trovava quattro partite sopra il 50% di vittorie. E poco conta che gli Charlotte Hornets siano apparsi senza energie sul campo: una vittoria è una vittoria, specialmente quando a guidare la squadra non è uno dei Big Three ma Jeff Teague, decisivo con la sua doppia doppia da 18 punti e 12 assist, utili per azionare altri cinque giocatori in doppia cifra guidati dai 20 di Andrew Wiggins. Ora li attende il banco di prova più difficile, ovverosia la sfida sul campo dei campioni in carica dei Golden State Warriors, una partita che Thibodeau ha già messo nel mirino: “Sarà un grande test per noi: se ripensiamo a quello che è successo finora, non saremo pronti per quello che ci aspetta”. Non erano pronti nemmeno gli Hornets, che hanno perso la seconda partita in fila dopo un filotto da tre successi consecutivi: a toccare la doppia cifra sono solamente Cody Zeller dalla panchina con 16 e il terzetto formato da Howard, Williams e Lamb a quota 13.

Portland Trail Blazers-Oklahoma City Thunder 103-99

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Contro un Damian Lillard così, è difficile scendere a patti. Per tutti, soprattutto in una partita punto a punto decisa nel finale. La point guard dei Blazers infatti eguaglia il suo massimo stagionale a quota 36, tirando 10/18 dal campo, al quarto trentello consecutivo lasciandosi così definitivamente alle spalle le ruggini dei primi dieci giorni di regular season, trascinando i suoi a un successo pesantissimo in casa contro i Thunder: “Gioco ogni partita con la stessa attitudine, la stessa concentrazione, la stessa voglia. Quando hai davanti l’MVP in carica devi accettare la sfida e dimostrarti all’altezza”. Assieme a lui fondamentale anche un Jusuf Nurkic da 25 punti, 8 rimbalzi, +21 di plus/minus e soprattutto protagonista dello scontro sotto canestro che ha portato all’espulsione (discussa) di Carmelo Anthony, la pedina che è chiaramente mancata a OKC nel finale. Non bastano infatti agli ospiti i 27 punti di George e i 25 di Westbrook in una gara in cui i Thunder non sono mai riusciti a mettere il naso avanti nel secondo tempo, neanche quando a 20 secondi dal termine sembravano essere definitivamente rientrati prima che il numero 0 sbagliasse tre tiri liberi pesantissimi in fila.

Los Angeles Lakers-Memphis Grizzlies 107-102

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Farsi le ossa in NBA è processo lungo, che prevede tanti passaggi e durante il quale è difficile fissare una tabella di marcia ben definita. Lo sa bene coach Luke Walton, che si gode la sua gioventù (due rookie e un giocatore al secondo anno in quintetto) e che comprende per davvero quanto sia importante riuscire a portare a casa una vittoria dopo essere stati sopra di 22 punti, dopo aver cincischiato nel finale, ma senza mollare la presa, raccogliendo così la terza vittoria nelle ultime quattro gare giocate. “Quando scendiamo in campo con questa voglia, con questa faccia, con questa intensità, diventiamo difficili da battere”, racconta l’allenatore a fine gara mentre si gode i 21 punti di Brook Lopez, i 20 di Brandon Ingram e i nove con nove assist e cinque rimbalzi di Lonzo Ball. Se da un lato la seconda scelta assoluta al Draft sta trovando enormi difficoltà nel trovare il fondo della retina (dopo i 29 punti rifilati ai Suns sta viaggiando con sette punti di media tirando con il 26% dal campo), dall’altro però si sta dimostrando un sapiente gestore delle operazioni; nelle ultime quattro partite per Lonzo ben 23 assist a fronte di sole tre palle perse. “I Grizzlies sono una squadra esperta, alcuni di noi invece non hanno giocato neanche 10 partite in totale in carriera in NBA”, racconta Kuzma, la sorpresa di questo inizio di stagione ed entrato stabilmente in quintetto, convincente anche contro i vari Gasol&Conley, per una volta meno efficaci nonostante il supporto in uscita dalla panchina di un Tyreke Evans da 26 punti. 

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