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15 novembre 2017

NBA, un cognome che non delude: Indiana si gode la crescita di Domantas Sabonis

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Domantas Sabonis

Domantas Sabonis, 21 anni, è alla sua seconda stagione NBA (foto Getty)

Dopo l'annata da rookie a Oklahoma City, il figlio del leggendario Arvydas ha avuto un ottimo impatto sui Pacers in questo primo mese di stagione. Ecco cos'è cambiato nel suo gioco e dove è migliorato

Dopo un’annata da rookie a Oklahoma City con 66 partenze in quintetto e 20 minuti di media in campo, chiusa però sotto i 6 punti di media e il 40% al tiro, l’adattamento di Domantas Sabonis alla NBA – dopo i successi e le soddisfazioni della sua carriera a Gonzaga – era sembrato a molti più difficoltoso del previsto. Tanto che in estate i Thunder, ingolositi dalla possibilità di arrivare a Paul George, non avevano esitato a inserirlo nel pacchetto con Victor Oladipo per ottenere “PG13”. E se per Oladipo agli Indiana Pacers c’era un posto in quintetto ad attenderlo, diverso il discorso per il figlio del grande Arvydas, che nelle idee di coach McMillan doveva essere solo un cambio alle spalle di Thaddeus Young e Myles Turner. Con questo assetto infatti, il 18 ottobre nella gara contro Brooklyn è iniziata la stagione di Indiana, ma fin dalla prima partita le cifre dell’ex Bulldog hanno da subito attirato l’attenzione di coach e tifosi: al suo esordio infatti il lituano non ha sbagliato un singolo tiro, chiudendo con 7/7 dal campo (per 16 punti e 7 rimbalzi) nella vittoria contro i Nets. Un’impresa poi replicata anche alla quarta e alla sesta partita stagionale: 7/7 contro Minnesota e 9/9 contro San Antonio, altre due vittorie contro squadre di livello della Western Conference. Prestazioni che spiegano il 63% dal campo con cui l’ala dei Pacers sta viaggiando oggi, dopo un mese scarso di stagione, il quarto dato più alto di tutta la lega dietro solo a quelli di Clint Capela, Steven Adams ed Enes Kanter, sfiorando la doppia doppia di media (13.3 punti e 9.8 rimbalzi). Il tutto con 8 partenze in quintetto e 4 dalla panchina, dovendo sopperire all’assenza forzata del centro (e superstar designata di squadra) Myles Turner, fermato ai box da una leggera commozione cerebrale dopo un colpo subìto al collo. Proprio scalando a occupare la posizione di centro al posto di Turner, Sabonis ha messo in luce molte sue qualità solo intraviste nel primo anno di carriera, esprimendo una pallacanestro giocoforza diversa. Interessante analizzare come.

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Pick and roll e rimbalzi offensivi

Partiamo dal ruolo. Nella squadra di Russell Westbrook (anzi, di un Westbrook da 40.8% di Usage Rate) a Sabonis veniva chiesto di giocare prevalentemente da stretch 4, stazionando spesso sul perimetro per lasciare l’area libera alle incursioni dell’MVP NBA e i suoi giochi a due con Steven Adams. Diverso lo scenario a Indianapolis, a maggior ragione in seguito all’infortunio a Turner (rientrato solo a inizio novembre): Sabonis ha agito molto più vicino a canestro, non in una posizione di post statica ma in situazioni comunque dinamiche, come rollante sul pick and roll. Arrivano così nei pressi del ferro il 62% abbondante delle sue conclusioni, che gli fruttano un ottimo 1.5 punti per possesso (nel 94° percentile NBA, che significa che solo il 6% fa meglio di lui nell’intera lega), mentre sono in drastico calo le sue conclusioni da fuori, in sospensione (solo una su quattro, erano invece quasi una su due lo scorso anno). Come detto il giovane lituano è al meglio quando è chiamato a concludere i giochi a due: la metà esatta dei suoi punti (6.7 a sera) arrivano da questa soluzione offensiva, il secondo dato assoluto di tutta la lega dietro solo ai 7 a sera ottenuti dal suo compagno Myles Turner. L’anno scorso Sabonis concludeva da rollante solo il 29% scarso dei suoi possessi offensivi, mentre a oggi da questa soluzione ottiene quasi doppio delle sue conclusioni (vicino al 57% dei suoi possessi), con un’ottima efficienza che gli porta 1.412 punti per possesso. Un’altra situazione di gioco dove il lungo di coach McMillan si è distinto, mettendo in mostra grandi miglioramenti, è sotto i tabelloni offensivi: dal 3.1% di percentuale di rimbalzo d’attacco della scorsa stagione il dato è salito fino all’11.7% attuale, palloni tramutati poi spesso in canestri, al ritmo di 1.312 punti per possesso (nel 74° percentile NBA).

Il lavoro a rimbalzo offensivo

In difesa meglio da numero 4

Se l’efficienza offensiva dei Pacers ha un saldo positivo di +5.7 punti con Sabonis in campo, lo stesso si può dire osservando l’efficienza difensiva: se Indiana concede 103.8 punti per possesso con il figlio del grande Arvydas, il dato sale pericolosamente a 109 quando è seduto, facendo così del n°11 ex Thunder il giocatore più prezioso per coach McMillan (+10.9 il suo differenziale complessivo nel Net Rating). Sabonis in questo inizio di stagione ha dimostrato di essere più a suo agio difensivamente da 4 che da 5, bravo nel difendere lateralmente sui pick and roll o anche in isolamento sugli avversari diretti, ma in sofferenza contro giocatori di peso e tonnellaggio differente sotto canestro (concede 1.261 punti per possesso in post, fa meglio di lui il 92% della lega). Ottimo invece il comportamento a rimbalzo, dove con 7 palloni catturati a partita sotto il proprio canestro è nella top 20 NBA, sfiorando il 30% nella percentuale di rimbalzo difensivo, quasi il doppio rispetto a quello fatto registrare da matricola a Oklahoma City dove, oltre ad Adams, doveva fare tagliafuori e lasciare spazio a Westbrook.

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Quale futuro con Turner?

Per i Pacers, quindi, l’avvio di stagione del lungo lituano è stata una piacevolissima sorpresa, come confermato anche dai massimi in carriera già fatti registrare in questo primo mese scarso da Sabonis: punti (22), rimbalzi (16) e assist (6), con più doppie doppie a referto (già 5) che in tutto il suo anno da matricola (solo due). Dovendo scegliere tra il miglior assetto di squadra con lui o con Myles Turner da 5, i dati non lasciano dubbi: +2.7 il net rating del quintetto completato da Sabonis, -11.1 quello con Turner insieme al quartertto Oladipo-Collison-Bogdanovic-Young. Difficile, anzi impossibile, che Indiana possa pensare di rilegare in panchina Turner, per cui ora che il centro è tornato in campo la nuova sfida di Sabonis sarà quella di mantenere la sua produzione di inizio campionato anche nel nuovo assetto di squadra, con più minuti da 4 al fianco dello stesso Turner e in uscita dalla panchina (dove le sue cifre finora sono complessivamente migliori di quando è partito in quintetto). Conoscendo il DNA del giocatore, sarà davvero interessante tenere d’occhio i suoi progressi lungo tutto il corso della stagione. 

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