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NBA, risultati della notte: serata di triple doppie, Westbrook e James trascinano OKC e Cleveland

NBA

Russell Westbrook firma la tripla doppia numero 87 della carriera guidando la rimonta dei Thunder da -20, vincendo al supplementare contro Memphis. Successo interno per i Cavs contro Philadelphia guidati da un LeBron da 30+13+13. Antetokounmpo ci va vicino firmandone 37 con 13 rimbalzi e 7 assist nel successo su Utah, vittorie esterne per i Lakers a Charlotte e San Antonio a Phoenix. New York crolla ancora a Chicago, Miami supera Brooklyn nella seconda gara a Città del Messico

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Memphis Grizzlies - Oklahoma City Thunder 101-102 OT

IL TABELLINO

Sembrava destinata a essere l’ennesima serata frustrante per gli Oklahoma City Thunder: con Paul George ancora fuori servizio a causa di un problema al polpaccio, la squadra di Billy Donovan era scivolata anche a -20 sul campo dei Memphis Grizzlies, trascinata verso il basso da una pessima serata al tiro di Russell Westbrook (4/13 nel primo tempo, 7/29 alla fine) e di Carmelo Anthony (7/20). Invece, piano piano e con l’aiuto di un tempo supplementare, i Thunder sono riusciti a strappare la terza vittoria in trasferta della stagione, sfruttando l’87^ tripla doppia di Russell Westbrook che è stato glaciale dalla lunetta per un fondamentale 2/2 che ha dato il definitivo vantaggio ai suoi a poco più di 5 secondi dalla fine. L’MVP in carica ha chiuso con 20 punti, 11 rimbalzi e 14 assist pur con un terrificante 1/12 da tre, ma ha ricevuto il supporto di Anthony e Steven Adams (entrambi a quota 21 punti con 9 rimbalzi) e del miglior Alex Abrines della carriera, autore di 20 punti con 6/8 da tre. Soprattutto, OKC deve ringraziare i due liberi sbagliati da JaMychal Green, che a 8 secondi dalla fine aveva la possibilità di mandare i suoi sul +3 e invece ha fallito entrambi i tiri a disposizione. Green ha vanificato così gli sforzi di Tyreke Evans (miglior realizzatore della gara con 29 punti e 13 rimbalzi), Marc Gasol (22 punti) e Ben McLemore (17 con 5/7 da tre) condannando Memphis — che nel terzo quarto ha segnato solamente 9 punti — alla 14^ sconfitta nelle ultime 15.

Cleveland Cavaliers - Philadelphia 76ers 105-98

IL TABELLINO

In una partita in cui mancavano i centri titolari — Joel Embiid da una parte e Kevin Love dall’altra —, Cleveland e Philadelphia hanno comunque trovato il modo di rendere divertente il sabato sera dei tifosi sugli spalti della Quicken Loans Arena. Il merito, come al solito, è di LeBron James, che nonostante una brutta serata per i suoi standard di efficienza (9/23 al tiro e 6 palle perse) è riuscito comunque a firmare la 58^ tripla doppia della sua carriera con 30 punti, 13 rimbalzi e 13 assist, risultando decisivo per le sorti della sfida segnando o assistendo gli ultimi 22 punti dei suoi, un record in questa stagione. “Ho cominciato con 3/11 al tiro sbagliando qualche appoggio” ha commentato il tre volte campione NBA dopo la gara. “Non ho bisogno di segnare per essere produttivo e aiutarci a vincere una partita. Certo, è una statistica pazzesca”. Quei 22 punti segnati&assistiti sono stati fondamentali per ribaltare uno svantaggio di 5 a 4:43 dalla fine firmato da una super schiacciata di Ben Simmons (14 punti e 10 assist ma con 7 palle perse per lui). “King James” ha quindi propiziato un parziale di 14-2 per chiudere la sfida assistendo soprattutto due canestri fondamentali di Dwyane Wade — uno dei tre giocatori della panchina a segnare 13 punti insieme a Jeff Green e Kyle Korver — e di Jae Crowder, finalmente incisivo con 12 punti e 2/4 da tre dopo un inizio di stagione balbettante. Una vittoria che cancella la sconfitta di Indiana della sera precedente, e che assume ancora più importanza se si considera che i Cavs sono rientrati a Cleveland solo alle 4 del mattino per un ritardo dell’aereo. “Questa vittoria è importantissima” ha confermato LeBron. “Dopo tutto quello che abbiamo affrontato ieri, con la giornata di oggi completamente sottosopra, è stato molto incoraggiante venire qui e comportarci da professionisti, senza che nessuno accampasse scuse, ma dando tutto quello che avevamo”.

Milwaukee Bucks - Utah Jazz 117-100

IL TABELLINO

Lo slogan degli Utah Jazz recita “Take Note”, prendete nota. Forse è quello che dovrebbe fare la NBA sui Milwaukee Bucks, che da quando hanno aggiunto Eric Bledsoe al quintetto hanno un record di 11 vittorie e 4 sconfitte rimontando posizioni su posizioni nella Eastern Conference, dove attualmente sono quarti. Il volto in copertina, ovviamente, è quello di Giannis Antetokounmpo, che ha suggellato l’ennesima prestazione mostruosa (37 punti, 13 rimbalzi e 7 assist con 14/22 al tiro) con una schiacciata terrificante sulla testa di Rudy Gobert, mettendo il più grosso dei punti esclamativi possibili sulla terza vittoria in fila dei Bucks. Un successo mai realmente in discussione, visto che i Bucks sono sempre rimasti in vantaggio dopo i primissimi minuti pur concedendo agli avversari di rientrare sotto la doppia cifra di scarto a metà ultimo quarto. Un parziale di 22-14 ha però rimesso a posto le cose, con Bledsoe e Khris Middleton a chiudere a quota 20 punti e altri 16 aggiunti dalla panchina da Malcolm Brogdon. In casa Jazz invece non è bastato mandare sei giocatori in doppia cifra — tra cui spiccano i 20 a testa di Rudy Gobert e Alec Burks — per rimontare da una partenza decisamente troppo brutta per essere vera. “Abbiamo cominciato in maniera terribile, eravamo piattissimi” ha ammesso il rookie Donovan Mitchell, che ha chiuso con un brutto 4/17 al tiro per 12 punti. “Abbiamo concesso punti in transizione che di solito non lasciamo mai. Non sembravamo nemmeno noi”.

Charlotte Hornets - Los Angeles Lakers 99-110

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Come era facilmente prevedibile, gli Charlotte Hornets hanno pagato a caro prezzo il supplementare perso una sera fa contro i Chicago Bulls. Con quattro giocatori di rotazione fuori causa — Cody Zeller, Frank Kaminsky, Jeremy Lamb e anche Nic Batum, che ha riaggravato di nuovo le condizioni del suo gomito — e tutti i titolari con 40 e passa minuti sulle gambe, la squadra allenata temporaneamente da Paul Silas è crollata nell’ultimo quarto. Nonostante i 23 punti di Kemba Walker e i 21 di Dwight Howard, Charlotte ha perso 28-17 negli ultimi 9 minuti e mezzo lasciando spazio all’avanzata dei Lakers, alla seconda vittoria in fila dopo quella a Philadelphia. Il segreto? Stando a Jordan Clarkson, protagonista nell’ultimo quarto con 14 dei suoi 22 punti finali, tutto sta in quello che si fa nel giorno precedente alla partita. “Ieri sono andato al cinema e mi sono mangiato del pollo fritto: mi ha aiutato immensamente. Dovrei farlo più spesso in effetti” ha scherzato dopo la gara, in cui è risultato decisivo per il 53-31 con cui le riserve dei Lakers hanno superato quelle degli Hornets e per i 28 punti segnati in contropiede. Si aggiungono a lui altri cinque giocatori in doppia cifra tra cui Brandon Ingram con 18 e Kentavious Caldwell-Pope con 15, mentre Lonzo Ball si è fermato a 5 con altrettanti rimbalzi e 9 assist, rimanendo in panchina per l’ultimo quarto visto che Clarkson era entrato in ritmo. “Nessun problema: JC è entrato e li stava massacrando. È per questo che esiste la squadra” ha commentato Ball dopo la gara.

Phoenix Suns - San Antonio Spurs 101-104

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I San Antonio Spurs avevano tutte le giustificazioni possibili per perdere questa partita: back-to-back in trasferta, quinta partita in sette giorni, senza i veterani Pau Gasol e Manu Ginobili oltre che Danny Green e Kyle Anderson (senza considerare il solito Kawhi Leonard), c’erano davvero tutte le scuse possibili per lasciarne una per strada. E invece sono andati avanti anche di 19 punti nel terzo quarto, prima che la stanchezza aiutasse la rimonta dei Suns fino addirittura al sorpasso sul 101-99 con un tiro libero di Josh Jackson a 29 secondi dalla fine. Lì però è uscita l’esecuzione degli Spurs, capaci di servire Bryn Forbes per la tripla (l’unica segnata dopo cinque errori) del definitivo sorpasso. Agli uomini di Gregg Popovich è bastato difendere bene l’ultimo tiro tentato da Mike James — il migliore dei suoi a quota 25, uno in più di T.J. Warren e uno in meno del suo massimo in carriera — per poi chiudere la pratica con due liberi di Patty Mills, miglior realizzatore dei suoi con 20 punti insieme a LaMarcus Aldridge.

Chicago Bulls - New York Knicks 104-102

IL TABELLINO

Continuano le difficoltà lontano da casa di New York, che non riescono a vincere in trasferta nemmeno contro la squadra dal peggior record della NBA. Ai Knicks infatti non basta nemmeno l’ultimissimo parziale di 10-0 per pareggiare a quota 102, perché un’entrata a canestro di Kris Dunn a meno di 3 secondi dalla fine viene premiata da due tiri liberi — entrambi a segno — che condannano i Knicks. L’ultimo tiro di Kristaps Porzingis, il migliore dei suoi con 23 punti e autore del pareggio a quota 102, non viene ascoltata e New York perde l’ottava gara lontana da casa delle 9 disputate, il secondo peggior record della lega dopo quello di Charlotte (1-10). E dire che dovevano essere i Bulls quelli con problemi di viaggio, visto che una bufera e il conseguente ritardo di un paio di piloti li aveva costretti a viaggiare in giornata da Charlotte arrivando in città solo nel primo pomeriggio, 5 ore prima della palla a due. Ciò nonostante la squadra di Fred Hoiberg è riuscita a cavare fuori una vittoria insperata, solo la quinta della stagione, grazie ai 19 punti del redivivo Nikola Mirotic (con il quale Chicago è 2-0 in stagione), i 17 con 7 rimbalzi e 9 assist di Dunn e i 15 a testa di Lauri Markkanen e David Nwaba, che ne ha messi 11 solamente nell’ultimo quarto.

Brooklyn Nets - Miami Heat 89-101

IL TABELLINO

Sarà stata la prima partita nella storia della franchigia disputata a Città del Messico (davanti a 19.777 spettatori), sarà stata la presenza di Chris Bosh a bordocampo o forse l’opposizione tutto sommato non irresistibile dei Brooklyn Nets (solo 36 punti segnati nel secondo tempo), ma Miami ritorna in Florida dalla sua escursione messicana con un’importante vittoria, che interrompe la striscia negativa di due ko, rimediati contro Warriors e Spurs. Funzionali al successo degli Heat i 20 punti di Goran Dragic e Tyler Johnson dalla panchina, due dei cinque giocatori di coach Spoelstra in doppia cifra a fine serata (ce ne sono anche 17 per James Johnson, 15 per Justise Winslow e 11 per Kelly Olynyk) ma a decidere le sorti della gara è lo sforzo difensivo che blocca l’attacco dei Nets e permette agli Heat di recuperare due diversi svantaggi di 7 punti nel corso della gara. Per Brooklyn, che non batte Miami dal 28 dicembre 2015 (6 ko in fila), il migliore di serata è Rondae Hollis-Jefferson con 18 punti, insufficienti però per chiudere la trasferta messicana con un’altra vittoria dopo quella ottenuta ai danni di Oklahoma City.

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