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NBA, Anthony Davis vuole vincere. Può riuscirci a New Orleans? I Celtics osservano interessati

NBA

Con i Pelicans ancora titolari di un record negativo (15-16) e nel limbo delle squadre a rischio playoff, si riaccendono le voci su un possibile addio di Davis: "Ho mostrato lealtà a questa organizzazione - dice - ma voglio vincere". E i Celtics stanno alla finestra

Vincere. Ad Anthony Davis interessa soltanto vincere. Dovrebbe essere così, pensa l’ala dei Pelicans, eppure non si capacità — con l’ingenuità di un 25enne — di come spesso sembra che non essere il successo finale il definitivo metro di giudizio per un giocatore. “Ascolto quello che viene detto negli show televisivi. Vedo quello che circola sui social. Tutti a parlare di Porzingis. Di Antetokounmpo. Di Embiid. E va bene, io faccio quello che devo fare, giocare a basket. Ma è ovvio che poi diventa personale, il duello contro di loro. Perché non riesco a non chiedermi: cos’hanno vinto? Siamo esattamente sulla stessa barca, eppure su di me sento ripetere sempre la stessa storia: ‘Anthony è un ottimo giocatore, ma non ha mai vinto nulla. Non è un vincente. Non ha neppure disputato i playoff gli ultimi due anni. Ed è così, nel giudizio alla fine quello che conta sono le vittorie. Lo so io, lo sapete voi, lo sanno tutti, nella lega. E anche se fai tutto per provarci, a volte finisce per non bastare, e mi ritrovo fuori perfino dai playoff. Sono due anni, sì, ma sembrano venti”, lo sfogo del n°23 di New Orleans. Che sembra avvertire un’urgenza che gli brucia dentro: “Per me e per DeMarcus [Cousins] il momento di vincere è adesso — ha dichiarato a ESPN — altrimenti continueremo a essere considerati dei perdenti”.

Il paragone con Boston, Golden State e Cleveland

Parole che possono voler testimoniare il massimo dell’impegno per fare dei Pelicans una squadra vincente, ma anche un monito alla stessa franchigia della Lousiana: o ci sono le condizioni per giocare da protagonisti a Ovest, oppure… “Se si guarda agli Warriors, a Cleveland, a Boston salta all’occhio una cosa: i Celtics giocano bene anche se devono rinunciare tutto l’anno a Gordon Hayward. A Golden State a nessuno interessa chi segna e quanti punti fa: se Steph [Curry] o Draymond [Green] sono fuori, vincono lo stesso. Stesso discorso se manca KD. La lega oggi funziona così: le squadre che vincono hanno 3-4 All-Star. E vincere è l’unica cosa che conta”, ripete. Una lezione che Davis dice di aver imparato sulla propria pelle: “Al mio terzo anno nella lega si parlava di me come di un potenziale MVP NBA. Ci siamo qualificati ai playoff ma abbiamo subìto un cappotto al primo turno [4-0 da Golden State nel 2015, ndr]. Di me immediatamente non si è più parlato, il mio nome non circolava più tra i candidati al premio. Conta solo vincere, non le tue cifre personali, non quanto stai giocando bene: è sempre stato così e sempre sarà così”, la sua conclusione.

L'importanza della lealtà

Al secondo anno di un ricco contratto quinquennale che lo paga 127 milioni di dollari fino al 2021, Anthony Davis sembra aver giurato fedeltà a New Orleans, un concetto che ribadisce anche a parole: “Non gioco per i soldi. Non gioco per avere più tifosi. L’unica cosa che voglio è vincere e voglio farlo qui”, dice. Poi però ammette di aver sentito le voci di una sua possibile trade ai Celtics prima dell’arrivo in Louisiana di Cousins (“Sono andato dal mio GM e gli ho chiesto se era vero: mi ha confermato che Boston stava continuando a chiamare ma che non sarebbe successo nulla”) e assiste a trade e cessioni che sembrano impossibili finché non accadono: “Vedi quello che un giocatore come Isaiah Thomas ha fatto per Boston e poi te lo ritrovi scambiato. DeMarcus stesso mi ha detto che i Kings gli avevano assicurato che l’avrebbero tenuto a tutti i costi in California. Vedi come le franchigie trattano i loro giocatori e ti domandi: questa organizzazione è davvero dalla mia parte al 100%? Io sono stato leale verso i Pelicans. Mi piace stare qui, mi piace la città, mi piace la squadra, mi piace la direzione in cui stiamo andando”. Ma alla fine Anthony Davis aggiunge un “ma”, e non un dettaglio da poco: “Ma alla fine vieni giudicato in base a quello che vinci”. E Boston, confermano i ben informati, continua a restare attenta alla finestra nel caso New Orleans dovesse decidere di dire addio alla sua stella e provare a ricostruire.

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