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NBA, i risultati della notte: Cavs (e LeBron) ancora ko contro i Jazz, Knicks vincenti in volata

NBA

LeBron James segna 29 punti, ma perde ancora una volta a Salt Lake City, rovinando così il suo 33° compleanno. Gli Utah Jazz piazzano il parziale da 23-3 nel terzo quarto e rifilano ai Cavs la quarta sconfitta nelle ultime cinque. New York rimonta nel finale grazie a Porzingis e batte un colpo in trasferta. Miami rimonta e vince nel derby della Florida

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Utah Jazz-Cleveland Cavaliers 104-101

IL TABELLINO

Nessun campo NBA è più indigesto a LeBron James di quanto non lo sia quello di Salt Lake City; appuntamento sporadico per chi gioca sulla costa Est, ma che ancora più di rado gli ha regalato soddisfazioni. L’ultima vittoria in trasferta contro i Jazz è arrivata nel 2010; da lì in poi solo sconfitte e delusioni. Di certo la peggiore arena (a livello tecnico) dove ritrovarsi a festeggiare il proprio 33esimo compleanno: “Abbiamo bisogno di una vittoria, qui ho sempre preso delle grandi batoste – raccontava il numero 23 prima della palla a due -; le mie squadre hanno sempre faticato su questo campo, non possiamo perdere ancora”. Tra il dire e il fare però, spesso ci sono di mezzo gli avversari, bravi a non mollare subito la presa dopo il +10 nel primo quarto dei Cavs e a ritornare definitivamente alla riscossa nel terzo periodo. LeBron chiude con 29 punti, 8 rimbalzi e 6assist, ma nessun punto o assist di James arriva nei 12 minuti successivi all’intervallo, quelli che ribaltano il match in favore dei Jazz. Il parziale è di 23-3, racimolato grazie ai canestri di Donovan Mitchell (29 punti, 10/17 al tiro, 6 assist) e degli altri suoi quattro compagni in doppia cifra (Derrick Favors 18 punti con 8/11 dal campo, 16 con 10 rimbalzi e 8 assist per Ricky Rubio). Tutti tasselli utili a far passare in secondo piano la prolungata assenza di Rudy Gobert, visitato qualche ora prima della gara, in netto miglioramento, ma ancora lontano dal parquet per altre due settimane. “Basta essere un po’ incoscienti quando tocca prendersi dei tiri così importanti – racconta Mitchell -, ho sbagliato qualche conclusione all’inizio, ma mai avrei smesso di provarci. Se inizi a ragionarci sopra, sei finito”. Una super prestazione quella del rookie dei Jazz, come riconosciuto anche dal suo miglior avversario di giornata: “È un grande giocatore – commenta James -, non ha paura di nulla, tanto che i suoi compagni quando serve si affidano a lui, nonostante la poca esperienza”. Per i Cavaliers è la terza sconfitta consecutiva (la seconda striscia del genere in stagione), la quarta nelle ultime cinque; non il momento più esaltante all’interno di una lunghissima regular season.

Denver Nuggets-Philadelphia 76ers 102-107

IL TABELLINO

Joel Embiid ha preso direttamente il volo per Phoenix da Portland, senza passare neanche per il Colorado, ma questo non ha impedito ai suoi 76ers di vincere in trasferta su uno dei campi NBA più difficili: il Pepsi Center di Denver. “Vincere una gara in trasferta senza Embiid è un ulteriore attestato della forza di questa squadra”. Ne aveva bisogno Philadelphia, scivolata un po’ dopo il promettente avvio di stagione: alla sirena sono 20 punti di Saric, 15 con 10 rimbalzi di Covington, 18 di J.J. Redick. A guidare la squadra nella vertiginosa risalita nella seconda metà di terzo quarto è però Bayless, autore di tutti i punti firmati dai Sixers nei quattro minuti che hanno riportato avanti Philadelphia a un quarto d’ora dalla fine. “È stato incredibile come sia riuscito a fare la cosa giusta nel momento cruciale, a dare alla squadra quello che serviva”. Dall’altra parte invece non bastano ai Nuggets i 31 punti con 8 rimbalzi di Jamal Murray, uniti dai 19 con 13 rimbalzi e 6 assist di Nikola Jokic. Il plus/minus dice che con loro si vince (+5 il primo, +14 il secondo), ma per essere definitivamente attendibile bisognerebbe restare in campo per tutti e 48 i minuti. Magari dalla prossima gara coach Malone inizia a farci un pensierino…

New Orleans Pelicans-New York Knicks 103-105

IL TABELLINO

Sotto di otto punti a meno di tre minuti dalla fine, sembrava finite. Le probabilità di successo dei Pelicans erano del 98.7%. Il perfetto preludio prima dell’ennesima sconfitta in trasferta dei Knicks, subìta dopo essere stati in testa alla gara per quasi tre quarti. Avere Kristaps Porzingis in squadra però spesso aiuta a invertire l’inerzia delle partite e così i sette punti consecutivi del lettone hanno rimesso in corsa i newyorchesi: alla fine sono 30 punti, 7 rimbalzi e 3 assist per il lungo dei Knicks, decisivi assieme ai 15 a testa di Jarrett Jack e Michael Beasley nel chiudere la striscia di quattro sconfitte in fila – la peggiore di questa prima parte di stagione dei blu-arancio. Dall’altra parte New Orleans ha avuto il pallone per pareggiare o vincere il match: un’esecuzione che ha portato Anthony Davis a prendere un buon tiro da tre punti che sarebbe valso il controsorpasso a meno di due secondi dalla sirena. È arrivato invece il quarto errore su altrettanti tentativi dall’arco del numero 23, autore di 31 punti, 9 rimbalzi e 5 stoppate. DeMarcus Cousins ne aggiunge 29 con 19 rimbalzi e 4 assist, sfiorando così la quarta gara stagionale da 30+20. Numeri mostruosi che tuttavia non hanno permesso ai Pelicans di andare oltre il record di 18-18 in questa prima parte di regular season; lo stesso identico raccolto finora dai Knicks. A Ovest vale l’ottavo posto, a Est no, ma nessuna delle due squadre può stare tranquilla puntando all’accesso alla post-season.

Orlando Magic-Miami Heat 111-117

IL TABELLINO

L’unico modo per dimenticare una brutta sconfitta è tornare in campo e pensare alla sfida successiva. E magari vincere quella. A fine primo tempo gli Heat sembrano pronti a replicare la figuraccia fatta meno di 24 ore prima contro i Brooklyn Nets, sotto di 18 punti a inizio terzo quarti e sul punto di affondare definitivamente. A salvare Miami ci ha pensato Tyler Johnson, autore di 22 punti nel solo terzo quarto all’interno di una gara da 31 punti (12/18 al tiro), suo massimo in stagione. “Ci stavano spazzando via dalla palestra, non riuscivamo a fare nulla per cambiare l’inerzia della sfida”. A guidare i padroni di casa Aaron Gordon: per lui 39 punti alla sirena, buona parte dei quali arrivati nei primi due quarti in cui i Magic ne hanno segnati la bellezza di 66 (24 dei quali in contropiede). L’altro salvatore della patria in casa Heat è Goran Dragic, che conserva le energie per la sgasata negli ultimi dieci minuti, segna 14 dei suoi 25 punti nel quarto periodo ed evita a Miami l’ennesimo capitombolo di una regular season in altalena. 

Detroit Pistons-San Antonio Spurs 93-79

IL TABELLINO

La difesa, l’organizzazione, la cultura. Tutti fattori fondamentali per vincere una partita di basket, come ben sanno a San Antonio. Ma prima di tutto bisogna fare canestro. E gli Spurs contro Detroit non l’hanno letteralmente mai fatto: 36% dal campo, 19% dall’arco, 18 punti di Leonard (tornato dopo essere rimasto a riposo nell’ultima sfida e sceso in campo per ben 28 minuti), 15 con 11 rimbalzi di Aldridge e nulla più. Non in senso figurato. La prestazione offensiva dei texani finisce qui, con 79 punti totali a referto e il minimo stagionale ritoccato dunque a ribasso. “Stan li ha preparati alla grande prima di tutto a livello mentale – si congratula coach Popovich a fine partita -, noi abbiamo provato a riportarci in partita, ma siamo finiti a fare sempre gli stessi errori. Una vittoria meritata la loro”. Dopo il 24-13 del primo quarto, i Pistons infatti hanno sempre mantenuto la testa della sfida, affidandosi alle larghe spalle di un Drummond da 17 punti e 21 rimbalzi. Con tutti i tiri sbagliati dagli Spurs è stato un piacere per lui catturarne così tanti, alla 39esima gara in carriera con più di 20 rimbalzi a referto. Reggie Bullock ne segna 22, a cui si aggiungono i 20 di Luke Kennard, entrambi al massimo in carriera e dimostrazione di come ci sia in casa Pistons il contributo da parte di tutti.