Arrivato un anno fa in cambio di Luka Doncic, i Dallas Mavericks hanno ceduto Anthony Davis agli Washington Wizards insieme a Jaden Hardy, D’Angelo Russell e Dante Exum ricevendo in cambio Khris Middleton, AJ Johnson, Malaki Branham e Marvin Bagley III oltre a due seconde scelte al primo giro e tre seconde scelte. L’avventura di AD in Texas finisce così dopo appena 29 gare disputate coi Mavs
Pochi giorni fa si è celebrato il primo anniversario dello scambio che ha portato Luka Doncic ai Los Angeles Lakers e, contemporaneamente, Anthony Davis ai Dallas Mavericks insieme a Max Christie e una prima scelta al Draft. Oggi i Mavs hanno deciso di chiudere un’avventura a dir poco sfortunata: AD è infatti stato ceduto insieme a Jaden Hardy, D’Angelo Russell e Dante Exum agli Washington Wizards, ricevendo in cambio Khris Middleton, AJ Johnson, Malaki Branham e Marvin Bagley III. Nel pacchetto in arrivo da Washington ci sono anche due prime scelte al Draft (quella dei Thunder di quest’anno, quindi con ogni probabilità l’ultima del primo giro, e la prima scelta 2030 dei Golden State Warriors, ma protetta 1-20, quindi Dallas la riceverà solo se finirà dopo la 21) e tre seconde scelte.
Lo scambio dalla parte di Washington
Un po’ come accaduto con Trae Young, Washington si ritrova un po’ a sorpresa a poter prendere un giocatore sicuramente di alto profilo (parliamo comunque di uno dei primi 75 giocatori della storia NBA) a un prezzo tutto sommato ridotto, visto che nessuno dei giocatori coinvolti fa parte del nucleo su cui gli Wizards vogliono puntare per il futuro né le scelte al primo giro sono di particolare valore, visto che nessuna delle due può finire in top-20. Il costo, semmai, è a livello di contratto: Davis guadagnerà 58.4 milioni di dollari il prossimo anno e ha una player option da 62.7 milioni per il 2027-28, e con ogni probabilità cercherà un’estensione di contratto visti i 32 anni compiuti e, soprattutto, i tantissimi problemi di infortuni avuti fino a questo momento. Quando è in salute AD è ancora un lungo di ottimo livello (20.4 punti e 11.1 rimbalzi anche quest’anno nonostante i mille problemi), ma vederlo in campo con continuità diventa sempre più difficile da immaginare nel suo prossimo futuro. Detto questo, gli Wizards — che potrebbero tenere seduto sia AD che Trae Young per il resto della stagione, così da posizionarsi al meglio in vista della Lottery del Draft — non hanno di certo compromesso il proprio futuro in termini di asset per prendere Davis e Trae, visto anche l’ampissimo spazio salariale a disposizione. Se anche dovesse risolversi tutti lasciandoli finire in free agency, o scambiandoli tra un anno alla deadline, non sarebbe nulla di così drammatico.
Lo scambio dalla parte di Dallas
L’idea di costruire una contender attorno a Davis è svanita nel momento in cui Kyrie Irving si è rotto il legamento crociato anteriore un anno fa, e ora che AD è stato ceduto sostanzialmente per nulla lo scambio che ha portato Doncic a Los Angeles è da considerarsi il peggiore di tutti i tempi. Davis ai Mavs ha disputato solamente 29 partite in un anno solare e non ha portato la squadra sostanzialmente da nessuna parte, se non paradossalmente con le sue assenze aiutare i texani ad andare così male da vincere la Lottery del Draft per Cooper Flagg. Questa mossa dal punto di vista tecnico di sicuro non aiuta Dallas a diventare una squadra migliore nell’immediato (anche se AJ Johnson potrebbe avere un po’ di potenziale, sicuramente più di Hardy, Russell e Exum che non giocavano per vari motivi), ma permette di guadagnare grande flessibilità salariale per il futuro: innanzitutto sono scesi sotto la soglia della luxury tax ed entrambi gli apron, e con un monte salari a quota 150 milioni di dollari per il prossimo anno hanno molti più margini per costruire attorno a Flagg. Le scelte al Draft, come già detto, non sono di grande valore, ma è anche vero che con il settimo peggior record della lega hanno il 31.9% di scegliere in top-4 e il 7.5% di vincere la prima assoluta. La Dea Bendata li ha già premiati un anno fa, ma ora il focus è tutto rivolto al futuro - lasciando perdere il sogno di Nico Harrison di contendere subito per il titolo.