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NBA, risultati della notte: Dallas passa a OKC. Clippers in ripresa, vincono Boston e Washington

NBA

Non basta ai Thunder la dodicesima tripla doppia stagionale di Russell Westbrook, che sbaglia le tre triple finali e vede Dennis Smith Jr. segnare 11 dei suoi 19 punti negli ultimi 99 secondi di gara. Lou Williams (40) e Blake Griffin (25) danno a L.A. il quinto successo nelle ultime sei. Vincono Philadelphia e Minnesota con 27 di Dario Saric e 26 di Jimmy Butler

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Oklahoma City Thunder-Dallas Mavericks 113-116

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Da quando sono arrivati in città, ormai 10 anni fa, la partita dell’ultimo dell’anno a Oklahoma City è un classico, e incoraggiante anche il record (8-1), prima di scendere in campo contro i Dallas Mavericks, reduci da tre vittorie in fila. Che diventano quattro grazie ai canestri pesantissimi nel finali del rookie Dennis Smith Jr., che segna 11 dei suoi 19 punti negli ultimi 99 secondi di gara, in un finale che invece vede Russell Westbrook prendersi e sbagliare tutte le tre triple decisive, rovinando così una prestazione da 38 punti, 15 rimbalzi e 11 assist, la sua dodicesima tripla doppia stagionale, la n°91 in carriera. Coach Carlisle, che ha parole di elogio per Smith nel post-partita, deve ringraziare anche i 24 punti di Harrison Barnes, i 13 di Dirk Nowitkzi e i 12 con 11 assist di un J.J. Barea sempre prezioso dalla panchina, che impediscono ai Mavericks di perdere per la quinta volta di fila sul parquet di OKC. I Thunder invece chiudono l’anno con due ko in fila dopo un dicembre da 11 vittorie nelle precedenti 14 gare nonostante i 25 punti di Paul George, i 21 di Carmelo Anthony e un dominio netto a rimbalzo (+9, 45-36). La difesa di coach Donovan però concede il 44.1% da tre punti ai Mavs, e una serata al tiro complessivo vicina al 52%, funzionale al successo esterno con cui chiudere il 2017. 

L.A. Clippers-Charlotte Hornets 106-98

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“Sento sempre di poter segnare, ma quando mi entrano i primi tiri allora prendo ancora più fiducia e divento più aggressivo”. Lou Williams dimostra l’assunto contro Charlotte, entrando dalla panchina, segnando i suoi primi 4 tiri (comprese tre triple) per 11 punti in neppure 4 minuti di gioco. A fine serata i punti saranno 40 ma Wiliams non è l’unico eroe di serata per i Clippers, che sotto di 14 nel secondo quarto vedono Blake Griffin segnare 12 dei suoi 25 punti in un parziale di 27-9 che li riporta davanti, sul 69-61. Un vantaggio che i padroni di casa riescono a gestire fino ai momenti conclusivi dell’incontro, quando due triple consecutive di Kemba Walker (30 punti per lui alla sirena) rifanno sotto (da -8 a -2) gli Hornets, sul 102-98. Seguono due liberi di Griffin, un errore da tre punti di Nicolas Batum e il canestro della staffa di Lou Williams, che conclude così una serata da ricordare. Williams e Griffin a parte, L.A. non ha altri giocatori in doppia cifra per punti, ma vede DeAndre Jordan catturare 16 rimbalzi e esibirsi in maniera insolitamente perfetta dalla lunetta (6/6), chiudendo con 8 punti. Tutti dalla panchina i tre giocatori degli Hornets che affiancano Kemba Walker in doppia cifra alla sirena: ci sono 16 punti e 8 rimbalzi per Frank Kaminsky, 12 per Jeremy Lamb e 10 per Johnny O’Bryant III. Charlotte torna sulla terra dopo la sorprendente vittoria a Golden State, mentre i Clippers infilano il quinto successo interno consecutivo. 

Boston Celtics-Brooklyn Nets 108-105

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Dopo un primo quarto chiuso sul 38-28 tirando il 69% dal campo, i tifosi di Boston pensavano di poter festeggiare l’arrivo del 2018 senza troppi patemi. Invece quattro minuti e mezzo senza segnare un singolo canestro dal campo nel finale e troppi errori ai tiri liberi (16/25) condannano i Celtics a soffrire più del dovuto per aver la meglio sui Brooklyn Nets, battuti soltanto nel finale con due centri dalla lunetta di Kyrie Irving, il migliore dei suoi a quota 28 punti (undicesimo ventello consecutivo per lui). Un controparziale di 31-23 Nets nel secondo periodo e una sola palla persa degli ospiti in tutto il primo tempo, rimettono la squadra newyorchese in gara, ma alla fine i valori in campo si fanno sentire e Boston riesce a ottenere la vittoria n°30 stagionale (solo la terza volta – la prima dal 1964 – che i Celtics toccano quota 30 successi prima di gennaio), anche grazie ai 10 punti con 10 rimbalzi e 3 stoppate di Al Horford, al contributo della panchina (con i 15 di Marcus Morris e i 14 di Terry Rozier) e all’ottima serata al tiro da tre punti (oltre il 42% di squadra). I Nets hanno invece 22 punti e 12 rimbalzi da Rondae Hollis-Jefferson e 16 con 7 assist e 6 rimbalzi dalla panchina da Caris LeVert, ma pagano care le dieci palle perse del secondo tempo, dopo una prima frazione quasi perfetta. 

Washington Wizards-Chicago Bulls 114-110

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Neppure un raro 0/2 dalla lunetta nel finale riesce a rovinare la grande serata di Bradley Beal, che nel quarto quarto segna 14 punti consecutivi e chiude a quota 39, uniti a 9 assist e 9 rimbalzi (massimo in carriera) per una prestazione pareggiata dal punto di vista statistico quest’anno solo da Russell Westbrook (40, 14 rimbalzi e 9 assist contro i Bucks). Decisivo nei momenti conclusivi dell’incontro (a lungo dominato nel punteggio da Chicago) anche John Wall, con un gioco da tre punti e due liberi: per lui alla sirena ci sono 21 punti, 9 assist, 6 rimbalzi e 4 stoppate, tutte nel primo tempo. A far la differenza oltre alle giocate delle due stelle degli Wizards anche la percentuale da tre punti, che vede i padroni di casa chiudere con il 44.4% (7 le triple a segno di Beal, 3/5 per un ottimo Mike Scott autore di 17 punti dalla panchina), mentre Chicago litiga col ferro per tutto il primo tempo (3/20) e chiude senza raggiungere il 23% dall’arco. In attesa del rientro di Zach LaVine, sempre più vicino, i Bulls hanno ottime conferme da Kris Dunn, che sfiora la tripla doppia con 19 punti, 11 assist e 7 rimbalzi, e dal solito Nikola Mirotic, top scorer dei suoi con 21 punti dalla panchina.  

Phoenix Suns-Philadelphia 76ers 110-123

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Sopra anche di 18 punti nel secondo quarto, in vantaggio all’intervallo con un comodo 63-49, sembrava ordinaria amministrazione la terza vittoria nelle ultime quattro gare per i Philadelphia 76ers. Non subito, l’opinione di Devin Booker. La point guard dei Suns segna 16 punti nel terzo quarto e 28 dei suoi 32 nella ripresa per trascinare di peso in partita Phoenix, che chiude addirittura avanti il terzo periodo, 92-89. Negli ultimi dodici minuti però i Sixers fanno vedere di avere imparato le lezioni recenti (tanti vantaggi sprecati nel finale) e mettono a segno le giocate decisive guidati dai propri uomini più importanti: quattro giocatori vanno oltre i 20 punti, guidati dai 27 (massimo stagionale eguagliato) di Dario Saric, dai 22 di Redick e di Joel Embiid (con 9 rimbalzi) e dai 21 – 11 dei quali arrivano proprio nel quarto quarto – di Ben Simmons. Philadelphia perde 21 palloni ma sfiora il 56% dal campo e tira con oltre il 41% da tre punti, vincendo agevolmente anche la battaglia sotto canestro (44-35 il conto dei rimbalzi). Per Phoenix da registrare i 28 punti di T.J. Warren, con 11/20 al tiro, e un terzo quarto da 40 punti cui i padroni di casa fanno seguire però un’ultima frazione da solo 21, con 7/22 dal campo, che li condanna alla prima sconfitta dopo le due vittorie consecutive ottenute contro Kings e Grizzlies. 

Indiana Pacers-Minnesota Timberwolves 90-107

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In America si chiamano “wire-to-wire wins”, le vittorie in cui una squadra conduce dal primo secondo all’ultimo della gara. È il caso dei T’Wolves sui Pacers, in uno scontro segnato dal 17-0 iniziale con cui gli ospiti aprono le ostilità e più in generale dai momenti opposti delle due franchigie: Minnesota incassa infatti il nono successo nelle ultime dodici gare disputate, mentre salgono a 4 le sconfitte in fila di Indiana, ancora senza il proprio miglior giocatore, Victor Oladipo, ai box per un guaio al ginocchio. Tra gli ospiti il migliore di serata è Jimmy Butler, che chiude con 26 punti, 6 rimbalzi e 5 assist senza neppure dover entrare in campo nel quarto quarto: la gara infatti si è decisa già col parziale di 11-2 in apertura di terzo periodo, per il +20 di Minnesota (73-53). Karl-Anthony Towns manda a libri una gara da 18 punti, 14 rimbalzi e 6 stoppate e sfiora la doppia doppia anche Taj Gibson, autore di 17 punti con 9 rimbalzi. Il migliore dei Pacers è proprio la riserva di Oladipo, Joe Young, al suo massimo in carriera a quota 20 dalla panchina, mentre Bojan Bogdanovic segna tutti i suoi 13 punti nel terzo quarto. 

Sacramento Kings-Memphis Grizzlies 96-114

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È una partita speciale per Zach Randolph quella contro i suoi ex compagni di Memphis ma non è il n°50 dei Kings (solo 4 punti e 6 rimbalzi in 18 minuti per lui) l’ex a finire sotto i riflettori a Sacramento: il ruolo infatti è recitato alla perfezione da Tyreke Evans, sempre più leader di Memphis che contro la squadra che lo ha scelto al Draft e poi gli ha dato anche una seconda chance nel 2016 mette in mostra tutto il suo talento. Evans chiude con 26 punti, 7 rimbalzi, 5 assist e 5 triple a segno (sta tirando il 42.6% dall’arco, in quello che era sempre stato il suo punto debole a livello NBA), dimostrando di essere un giocatore nuovo ora che i problemi al ginocchio hanno smesso di tormentarlo. Non ci sono altri titolari dei Grizzlies in doppia cifra, ma ben 4 giocatori della panchina di J.B. Bickerstaff segnano almeno 10 punti, mentre anche Sacramento vede i suoi due migliori marcatori di serata uscire dalla panchina, con i 21 di Willie Cauley-Stein e i 15 di Buddy Hield (ma un brutto 5/14 al tiro). Per i Kings terzo ko nelle ultime quattro. 

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