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NBA, risultati della notte: Tatum trascina Boston, Houston cade a Detroit

NBA

Il rookie segna i canestri decisivi per il sesto successo in fila dei Celtics, vincenti a Brooklyn nel finale in volata. Houston senza Harden cade a Detroit nonostante l'assenza di Drummond, Indiana ritrova Oladipo e distugge Chicago. Antetokounmpo con 34 punti decide il finale della gara a Washington, Minnesota batte New Orleans per il 25° successo stagionale, Sacramento sorprende Denver

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Brooklyn Nets - Boston Celtics 85-87

IL TABELLINO

I Boston Celtics si regalano un’ultima vittoria al fotofinish prima di preparare le valigie e partire direzione Londra per giocarsi la sfida contro i Sixers (giovedì 11 il Global Game londinese, dalle ore 21 in diretta streaming su SkySport.it). Al Horford non c’è a causa di un problema al ginocchio sinistro, ma a fare le sue veci in campo ci pensano Kyrie Irving (21 punti, 6 rimbalzi e 4 assist) e soprattutto Jayson Tatum, sempre più pronto e maturo adesso che è stato superato il giro di boa della regular season: “Penso che tutti abbiano dato una spinta decisiva per vincere”. Già, ma gli ultimi cinque pesantissimi punti dei Celtics portano la sua firma, così come sei stoppate e tre recuperi che sono diventati una delle tante armi a disposizione della miglior difesa NBA che costringe i Nets a tirare con il 33% dal campo e il 19% da tre punti. “Non ha paura di prendersi delle responsabilità o tiri pesanti. Non ne ha mai avuta”, racconta coach Stevens, felice di poter tirare un sospiro di sollievo dopo l’ultimo concitato possesso. I Nets infatti risalgono da -4 prima con il canestro di Joe Harris a rimbalzo d’attacco e poi negli ultimi sei secondi scatenano il parapiglia sotto il ferro di Boston, con Rondae Hollis-Jefferson che sulla sirena sbaglia il rigore che avrebbe portato la gara all’overtime. Alla fine sono 20 punti per Spencer Dinwiddie (trascinatore di una squadra sempre orfana di entrambe le point guard titolari) e 12 in 13 minuti per un sorprendente Jahlil Okafor in uscita dalla panchina; finalmente d’impatto, ma tenuto comunque fuori nel finale.

Detroit Pistons-Houston Rockets 108-101

IL TABELLINO

Nella regular season NBA le cose possono cambiare molto in fretta, anche da una sera all’altra. Lo dimostrano i Detroit Pistons, sculacciati a Philadelphia una sera e, 24 ore dopo con in mezzo un viaggio notturno per tornare a casa, capaci di battere una delle migliori squadre della Western Conference pur dovendo fare a meno di tre titolari come Andre Drummond (contusione alla costola), Reggie Jackson e Stanley Johnson. Ovvio, anche i Rockets in questo momento hanno l’infermeria piena con James Harden, Nene e Luc Richard Mbah-a-Moute fuori causa, ma la prova di forza dei ragazzi di Stan Van Gundy rimane. “Stiamo andando su e giù fin troppo spesso: in serate come queste va bene, in serate come ieri non va altrettanto bene. Dobbiamo essere più continui in quello che facciamo”. Continuo in questa stagione lo è di sicuro Tobias Harris, miglior realizzatore della sfida con 27 punti guidando altri cinque compagni in doppia cifra, tra cui Ish Smith con 17 e il massimo in carriera di Dwight Buycks con 16. La resistenza dei Rockets, invece, è durata giusto un tempo: dopo aver chiuso il primo quarto sul 37-31 grazie a un 7/13 da tre, gli uomini di Mike D’Antoni hanno tirato solo 4/21 dall’arco nei due quarti centrali, finendo sotto di 16 punti a metà ultimo quarto senza riuscire a recuperare. La doppia doppia da 16 punti e 13 assist di Chris Paul e altri cinque giocatori in doppia cifra (Ariza, Gordon e Green con 15, Capela con 14+11 e Black con 13) non sono bastati per evitare la seconda sconfitta consecutiva. “Ci mancano degli uomini importanti in questo momento e sembra sempre che giochiamo la terza partita in quattro notti. Non abbiamo mai avuto intensità in difesa, anche quando l’attacco girava bene” ha analizzato coach D’Antoni.

Indiana Pacers - Chicago Bulls 125-86

IL TABELLINO

Serviva Victor Oladipo per interrompere la striscia di cinque sconfitte consecutive agli Indiana Pacers, ritornato dopo 10 giorni d’assenza causa infortunio. La sua carica, unita alla totale mancanza di forze dei Bulls arrivati poche ore prima direttamente da Dallas nel pieno di un back-to-back letale, hanno fatto il resto. Chicago si è sgretolata sotto i colpi di Indiana senza opporre la benché minima resistenza, incassando un parziale da 16-2 nel primo quarto (propiziato da quattro palloni recuperati in fila proprio da Oladipo) e incapace di replicare nei restanti 40 minuti. Un disastro insomma la partita dei Bulls, che raccolgono 15 punti in uscita dalla panchina da Bobby Portis e poco altro. Oladipo invece chiude con 23 punti e 9 assist in tre quarti, a cui si aggiungono i 22 di Domantas Sabonis e T.J. Leaf a quota 15. “Victor è un All-Star, pochi dubbi. Con lui in campo tutto diventa più facile per noi. Averlo di nuovo con noi sul parquet è la migliore delle notizie”. Un apporto necessario, visto che i Pacers stavano lentamente scivolando fuori dalla zona playoff (obiettivo insperato a inizio stagione, ma che adesso sembra alla portata) e che adesso sono risaliti con un colpo di coda all’ottavo posto. I Bulls invece tireranno un po’ il fiato, con coach Hoiberg che ha deciso di concedere un giorno di assoluto riposo ai suoi ragazzi (rarità all’interno della regular season NBA), dopo le sette gare giocate in 11 giorni. Un tour de force da cui Chicago esce sicuramente rafforzata, anche dopo una sconfitta di 39 punti.

Washington Wizards - Milwaukee Bucks 110-103

IL TABELLINO

Se la regular season finisse in questo momento, Washington e Milwaukee si affronterebbero in una serie di playoff “quarta contro quinta” di sicuro interesse nella Eastern Conference. E la partita di stanotte crea un precedente da non dimenticare tra le due squadre, non solo per il finale di gara deciso dalla coppia Antetokounmpo-Bledsoe, ma anche per il fallo flagrant di tipo 2 di Matthew Dellavedova ai danni di Bradley Beal che ha acceso gli animi in campo. Il playmaker australiano, vistosi superato dall’avversario, lo ha abbrancato cinturandolo sopra il livello delle spalle e portandolo a terra con una mossa più simile al football americano che alla pallacanestro. L’espulsione susseguente però, invece di galvanizzare gli Wizards, li ha fatti andare fuori ritmo: i due migliori marcatori Beal e Wall — autori rispettivamente di 20 punti e di una doppia doppia da 16+16 — hanno tirato solo 1/9 negli ultimi 7:24, ben contenuti dalla difesa di Milwaukee. Dall’altra parte invece Eric Bledsoe ha segnato 15 dei suoi 21 punti nell’ultimo quarto e Antetokounmpo ha mandato a segno due canestri in sospensione pesantissimi, finendo con 34 punti, 12 rimbalzi e 7 assist e propiziando il parziale di 12-4 con cui i Bucks hanno chiuso una sfida tesissima. Per il greco si tratta della ventesima gara consecutiva con almeno 20 punti e 5 rimbalzi: l’ultimo a riuscire in una striscia del genere fu Shaquille O’Neal nel 2000-01.

Minnesota Timberwolves - New Orleans Pelicans 116-98

IL TABELLINO

A guardare il calendario delle due squadre, la squadra teoricamente più stanca dovevano essere i T’Wolves, reduci da un viaggio notturno per rientrare da Boston. Invece sono stati i Pelicans a scendere in campo piattissimi, venendo travolti dalla prestazione a tutto tondo degli uomini di Tom Thibodeau, capaci di chiudere la prima metà di stagione con 25 vittorie e 16 sconfitte — in ritmo per chiudere la prima annata da 50 vittorie da 14 anni a questa parte. Molto del merito va a Karl-Anthony Towns, che per una volta è riuscito a rimanere in campo senza problemi di falli contro i suoi amici di Kentucky Davis & Cousins chiudendo con 21 punti, 16 rimbalzi, 3 assist, 7/11 dal campo e 3/3 da tre. Stessa produzione anche per Jimmy Butler, autore anche di 8 assist, mentre Andrew Wiggins si è fermato a 20 con 8 rimbalzi e 3 stoppate, seguiti da altri tre giocatori in doppia cifra (15 per Gibson, 14 per Dieng e 10 per Jones). “È stato bello vederlo giocare una partita contro New Orleans” ha detto ironicamente Thibodeau, lodandone la maturità e la crescita nel gestire i colpi proibiti degli avversari e le chiamate (o le non chiamate) della terna arbitrale. Per i Pelicans invece si tratta dell’ennesima prestazione interlocutoria: Cousins e Davis hanno finito rispettivamente con 23+15 e 16+9, ma di squadra hanno tirato 6/29 da tre, hanno perso 16 palloni (provocando 17 punti degli avversari) e sono stati battuti a rimbalzo 47 a 38 (il record stagionale è di 2-13 quando non vincono lo scontro sotto i tabelloni). “Ci hanno battuti in ogni fase del gioco: sono stati più veloci, più bravi difensivamente, più rapidi con il pallone tra le mani, più reattivi su tutte le palle vaganti” il commento amaro di coach Alvin Gentry.

Sacramento Kings - Denver Nuggets 106-98

IL TABELLINO

Se Willie Cauley-Stein avesse il tiro da tre punti sarebbe un unicorno. Nel frattempo però ogni tanto riesce a fare la differenza per i suoi sotto canestro, come successo nella sfida vinta un po’ a sorpresa contro i Nuggets. Per il numero 00 sono 17 punti con sette recuperi, di gran lunga il suo massimo in carriera: “È tutta questione di farsi trovare pronti, di capire come muoversi in difesa. È una sensazione bellissima essere utile in ogni aspetto del gioco”. A portare un altro mattoncino decisivo ci ha pensato Vince Carter, autore di 10 dei suoi 12 punti nel quarto e decisivo periodo. Canestri utili a tenere lontana la rimonta di Denver, guidata dai 19 punti di Trey Lyles, i 18 di Jamal Murray e i 17 a testa di Will Barton e Gary Harris. Una partita piena di saliscendi in cui la squadra del Colorado non è riuscita a evitare la sconfitta anche a causa delle 26 palle perse e dei 40 punti che ne sono scaturiti in favore dei Kings: “Se giochiamo così tra due giorni a Oakland, non perderemo di sei ma di 50”.

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