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NBA, i Dallas Mavericks ritirano la maglia a Derek Harper: “Questa è la mia serata”

NBA

Cerimonia commovente durante l’intervallo della sfida tra Dallas e New York: i padroni di casa hanno ritirato la numero 12 di Derek Harper, il primo Mavs dell’era Cuban a ricevere un riconoscimento del genere: “Questa è la mia serata”

Un giocatore come lui avrebbe meritato di veder vincere i Mavericks in una serata così importante. Durante l’intervallo della partita tra Dallas e New York (le due squadre di cui ha vestito la maglia nelle sua carriera NBA), i texani hanno ritirato la maglia di Derek Harper, indimenticato giocatore di fine anni ’80 e uno dei migliori cagnacci difensivi della sua generazione. “Questa è la mia notte, non riesco a immaginare un pubblico migliore con cui condividere queste incredibili sensazioni”, sono le parole con cui il numero 12 ha salutato il pubblico dell’American Airlines Center prima di vedere il vessillo salire sul tetto dell’arena. Una cerimonia che mancava da un bel po’ a Dallas, visto che l’ultimo a vedere ritirata la sua maglia in Texas è stato Rolando Blackman nel marzo 2000, tre mesi prima dell’arrivo del nuovo proprietario. Prima di lui Brad Davis e la sua numero 15 nel lontano 14 novembre 1992. Harper è il primo giocatore dell’era Cuban a cui è stata ritirata la maglia in questi 18 anni da proprietario, anche se il vulcanico padrone dei Mavs non era presente alla cerimonia. “Voglio cogliere questa occasione per ringraziare il presidente Cuban. Grazie a te Mark, posso indossare al dito un anello NBA. Grazie a coach Carlisle, a Dirk Nowitzki… e anche al mio giocatore NBA preferito, J.J. Barea. Sono il motivo per cui io e tutto lo staff dei Mavericks 2011 siamo riusciti a conquistare un titolo”. Harper infatti ha sempre fatto parte della squadra, anche dopo il ritiro del 1999 (in maglia Lakers, dopo che nelle ultima stagione completa aveva vestito quella dei Magic). Per lui 1199 partite chiuse con 13.3 punti e 5.5 assist di media; competenza offensiva sapientemente affiancata alla sua totale dedizione a protezione del ferro. Un giocatore moderno insomma, nonostante giocasse venti anni fa.

Il rapporto speciale tra Harper e coach Dick Motta

Non poteva mancare però lo storico allenatore Dick Motta, che con lui condivise l’esperienza a Dallas dal 1983 al 1987. “Sono arrivato di corsa dalla Utah pur di esserci”, ha sottolineato l’86enne come introduzione del suo discorso. “Nella vita ci sono alcuni momenti di cui bisogna essere veramente orgogliosi. Quanto è stato fortunato quel ragazzino di Union, nello Utah, a poter allenare in NBA. Non solo potersi sedere su una panchina della lega, ma avere a disposizione uomini come Derek. Spero che le persone possano avere la fortuna nella loro vita di vivere un rapporto di amore e stima intenso anche solo la metà di quanto è stato quello tra me e Derek. È un ragazzo ben al di sopra della media, una persona leale. Uno dei più grandi privilegi che ho avuto è stato quello di potermi rivolgere a lui definendolo un mio amico. Ti voglio bene Derek Harper”. Un rapporto che va ben oltre il basket, come dimostrato dall’incrocio catturato in spogliatoio prima della cerimonia: un abbraccio lungo, appassionato, al termine del quale il coach ha subito puntato il dito verso il suo ragazzo: “Devi tagliare questa dannata barba”. Anche a distanza di 30 anni, un padre pronto a prendersi cura del proprio giocatore. L’ultimo ad aver vestito la maglia numero 12 dei Dallas Mavericks.

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