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NBA, All-Star Game 2018: i voti, le curiosità e le novità previste dal regolamento

NBA

LeBron James e Steph Curry selezioneranno le loro squadre giovedì 25, mentre due giorni prima verranno comunicati i nomi delle 14 riserve: Manu Ginobili spera di entrare grazie all'affetto del pubblico, mentre Victor Oladipo dovrà attendere un altro po' prima di avere conferma ufficiale della prima convocazione della sua carriera 

Le nomine dei giocatori che partiranno da titolari nell’All-Star Game hanno dato delle conferme (alla fine James ha superato Antetokounmpo, mentre a Ovest Steph Curry è stato il giocatore più votato), regalando però delle prime volte (come nel caso di Joel Embiid, che esordirà direttamente da titolare) e sorprendendo come nel caso di DeMarcus Cousins, che in pochi avrebbero ipotizzato sul parquet sin dalla palla a due assieme a Anthony Davis. Le Twin Towers dei Pelicans però potrebbero saltare una contro l’altra, visto che secondo la nuova formula non ci sarà più la distinzione tra Est e Ovest, ma si suddivideranno le squadre in base alle scelte dei capitani. Sì, LeBron James potrà dunque scegliere se avere al suo fianco Kyrie Irving o preferirgli James Harden, magari potendo duettare per la prima volta in carriera assieme a Kevin Durant. È la prima volta nella storia NBA che giocatori di conference differenti potranno far parte della stessa squadra, anche se la prerogativa della selezione ovviamente prevede che i titolari siano equamente distribuiti e che scendano in campo a inizio gara. Per conoscere i nomi delle 14 riserve (sette per conference) bisognerà aspettare martedì, mentre due giorni dopo Curry e James procederanno a compiere le loro scelte a telecamere spente. La NBA infatti (stranamente) non è riuscita a organizzare un evento per seguire in diretta la selezione. Lo stesso commissioner Adam Silver non ha escluso che in futuro si possa rendere televisiva anche la divisione dei giocatori, facendo vedere in diretta il sorteggio. “È la prima volta che utilizziamo questo nuovo formato; andrà ovviamente implementato nei prossimi anni in base a quello che riscontreremo”. I nomi e le premesse di spettacolo e confronto nel frattempo sembrano ottime, anche conoscendo soltanto una parte dei giocatori che prenderanno parte alla sfida.

I risultati: Ginobili e Green “titolari” per i tifosi

Tre le componenti chiamate in causa: tifosi, media e giocatori. Guardando i risultati di quanto successo a Est, a sorprendere è la scelta fatta da colleghi e giornalisti di premiare Giannis Antetokounmpo come o più di LeBron James, finito avanti grazie al sorpasso nel rush finale dato dalle preferenze dei fan. Sul terzo gradino del podio del frontcourt invece c’è meritatamente Joel Embiid, nonostante i suoi colleghi gli avessero preferito Kristaps Porzingis. Da sottolineare la presenza di Jayson Tatum (addirittura sesto per numero di voti dei tifosi) e il decimo posto di Dwight Howard, premiato molto di più dai media (8°), che non dai propri colleghi (13°). Tra le guardie invece nessun dubbio in vetta: Kyrie Irving e DeMar DeRozan fanno incetta rispettivamente di primi e secondi posti, lasciando le briciole ai colleghi. Victor Oladipo deve così aspettare altri quattro giorni prima di scoprire se quello di Los Angeles sarà il suo primo All-Star Game in carriera, mentre Isaiah Thomas, nonostante le sole sei gare disputate in stagione, è riuscito a conquistare il settimo posto. Lungo l’altra costa invece Draymond Green è arrivato a un passo dal comporre il terzetto Warriors sul parquet già dalla palla a due: per i tifosi era dietro soltanto a Kevin Durant, mentre i colleghi lo hanno relegato addirittura dietro a Karl-Anthony Towns e Paul George. Kawhi Leonard è ottavo (più per riconoscenza per quanto fatto gli scorsi anni), mentre Kyle Kuzma conquista un meritato decimo posto. Lo stesso piazzamento di Lonzo Ball tra le guardie, spinto soprattutto dal voto dei fan (fosse stato per i colleghi sarebbe finito 13°), molto più indietro rispetto a Manu Ginobili che ha raccolto un vero e proprio plebiscito da parte del pubblico che continua a restare incantato dalle sue prodezze. L’argentino raccoglie più voti di James Harden, ma arriva dietro Russell Westbrook e dovrà molto probabilmente accontentarsi di partire dalla panchina. A meno che non si decida di far arrabbiare non poco tutti quelli che hanno speso il loro #NBAVote per il campione degli Spurs.

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