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NBA, i 41 di Harden per la sesta in fila di Houston, vincono ancora i Pistons di Blake Griffin

NBA

Mike D’Antoni definisce “due killer” la coppia Paul-Harden, mentre quella Griffin-Drummond a Detroit non sa far altro che vincere (quinta in fila, quarta dall’arrivo dell’ex Clipper). San Antonio infligge a Phoenix la peggior sconfitta di sempre, Utah passa a Memphis, a New Orleans piove dal tetto, gara tra Pelicans e Pacers rinviata

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Miami Heat-Houston Rockets 101-109

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Quando in estate gli Houston Rockets hanno deciso di portare in città Chris Paul per accoppiarlo in campo con James Harden quello che avevano in mente è quello che si è visto sul parquet di Miami nella notte: “Due assassini”, la descrizione di coach Mike D’Antoni. Harden chiude con 41 punti e 13/25 al tiro, Paul con 24, 7 assist e altrettanti rimbalzi. “Sappiamo di poter giocare uno per l’altro – le parole dell’ex Clipper – è questo il motivo per cui in estate ho scelto di venire qui”. Quello, e vincere – e gli Houston Rockets sono usciti vittoriosi dal campo nelle ultime sei partite (o anche in 10 delle ultime 11 disputate). Esattamente l’opposto di quanto sta succedendo invece ai Miami Heat di coach Spoelstra, giunti alla quinta sconfitta consecutiva, la striscia più lunga della loro stagione, nonostante i 30 punti a testa mandati a segno da Goran Dragic e Josh Richardson: “Non esistono vittorie morali”, le parole dell’allenatore, preoccupato dal calo dei suoi, arrivati fino al quarto posto nella Eastern Conference e ora precipitati settimi. Per il trio Harden-Paul-Clint Capela si tratta del successo n°24 nei 25 incontri in cui sono scesi in campo assieme: la presenza del Big Three di Houston non fa rimpiangere le assenze di Eric Gordon e Ryan Anderson, perché nei finali in equilibrio bastano Harden (13 punti per lui nel quarto quarto) e Paul (altri 7) per decidere le partite. 

Detroit Pistons-Brooklyn Nets 115-106

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Forse la vittoria più importante di Blake Griffin da quando indossa la maglia di Detroit (la quarta in fila per lui, la quinta di squadra). Perché con un Allen Crabbe scatenato (34 punti per lui, ma 19 nel quarto quarto, a ispirare la rimonta dei Nets fino al -3 sul 91-88), è stato proprio l’ex Clipper a prendere in mano i destini della sua nuova squadra e guidarla verso la vittoria, segnando 9 dei successivi 11 punti dei Pistons. “L’ha presa in mano lui e l’ha decisa”, ammette coach Van Gundy. “È stata di gran lunga la sua miglior partita offensiva”. Griffin ha chiuso con 25 punti (di cui 11 nell’ultimo periodo) mentre il suo partner-in-crime Andre Drummon ha aggiunto 17 punti ma ben 27 rimbalzi, massimo stagionale, a due soli rimbalzi dal suo career-high (curioso come di squadra Detroit abbia comunque perso lo scontro sotto canestro, 50-46 il conto dei rimbalzi per Brooklyn). In compenso, si sono risolte a favore dei Pistons sia la battaglia delle panchine (30-15 nonostante quella dei Nets sia la prima per produzione offensiva nella NBA solitamente, con 44 punti) che quella nel conto delle palle perse, solo 7 per Griffin e compagni, ben 20 per gli ospiti. 

San Antonio Spurs-Phoenix Suns 129-81

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Nel deserto dell’Arizona va in scena una non-competitiva che finisce a libri come la peggior sconfitta nella storia dei Phoenix Suns: il -48 incassato dagli Spurs infatti fa peggio anche dell’esordio stagionale che aveva visto i Suns soccombere 124-76 sempre in casa contro Portland. A fotografare la povertà della prestazione dei padroni di casa – senza Devin Booker, Tyson Chandler e Tyler Ulis – il 2/32 da tre punti e anche un insufficiente 32% al tiro, viatico per la quarta sconfitta in fila (la nona nelle ultime dieci). Per San Antonio invece meglio non potrebbe iniziare il classico Rodeo Trip lontano dal Texas (non giocheranno più in casa fino al 28 febbraio): per i nero-argento 23 punti in soli 28 minuti per LaMarcus Aldridge, 18 per Patty Mills e 17 per Danny Green, in una gara condotta dal primo secondo (11-0 il parziale iniziale) all’ultimo. Unica nota negativa: la distorsione alla caviglia che costringe Dejounte Murray a lasciare il campo. 

Memphis Grizzlies-Utah Jazz 88-92

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Utah continua a cavalcare una notevole striscia di successi (7 in fila per i Jazz “ma vogliamo di più”, fa sapere il miglior marcatore di serata, Ricky Rubio, autore di 29 punti con 8 rimbalzi) e chiude il suo tour in trasferta con 4 vittorie su 4. A differenza che nei precedenti sei successi, dove a farla da padrone per la squadra di coach Snyder è stato un attacco scintillante (118 punti di media, appena sotto il 52% dal campo), stavolta il successo in Tennessee non è particolarmente brillante (42% al tiro, 6/22 da tre punti, ben 20 palle perse) ma la crisi nera in cui sembrano precipitati i Memphis Grizzlies (cinque sconfitte in fila) aiuta gli ospiti a spuntarla una volta di più, nonostante due soli giocatori in doppia cifra (detto di Rubio, il secondo è Rodney Hood dalla panchina con 18 punti). Il migliore per i padroni di casa è Andrew Harrison, al suo massimo in carriera a quota 23, mentre Marc Gasol ne mette 20 con 20 tiri. 

New Orleans Pelicans-Indiana Pacers

RIMANDATA

Dopo oltre due ore di attesa, appurato che una falla sul tetto dello Smoothie King Center continuava a permettere l'ingresso di acqua che andava a formare delle pozze in prossimità di una delle due linee del tiro libero, la gara è stata rimandata a data futura. 

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