La voce di una possibile uscita di James Harden dai Clippers era iniziata a circolare il giorno prima, e nella notte è arrivato puntuale lo scambio che ha portato il veterano a Cleveland in cambio di Darius Garland e di una seconda scelta. Uno scambio, quello tra i due playmaker, che modifica in maniera sostanziale le prospettive di entrambe le squadre
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Come ormai d’abitudine quando si tratta di James Harden, le voci su un suo possibile addio ai Clippers erano cominciate a circolare con anticipo rispetto alla trade che nella notte lo ha portato in effetti a Cleveland in cambio di Darius Garland e di una seconda scelta. Il veterano, d’altronde, aveva adottato lo stesso schema, invero in maniera ben più evidente, per lasciare Houston prima, Brooklyn poi e infine Philadelphia. E lo stesso Harden, parlando con ESPN, ha voluto sottolineare di non aver chiesto esplicitamente ai Clippers di essere scambiato, bensì di aver fatto insieme alla dirigenza una scelta che, stando alle parole del giocatore, accontenterebbe le sue esigenze di puntare a vincere il primo titolo NBA della sua carriera e alla squadra di riprogrammare il suo futuro.
Il senso dello scambio per i Cavs
Quello della convivenza nel backcourt tra Donovan Mitchell, stella della squadra senza grandi discussioni, e Garland è stato un esperimento nel cui esito a Cleveland hanno creduto a lungo. La deludente conclusione della scorsa stagione, in cui i Cavs erano usciti al secondo turno dei playoff contro Indiana dopo aver disputato una eccellente regular season, ha però fatto emergere dubbi sul reale potenziale della squadra con le due guardie a condurre il gioco. Non solo, i continui problemi fisici incontrati da Garland, che in questa stagione ha giocato solamente 26 partite, e il suo pesante contratto (quinquennale da 197 milioni di dollari complessivi con scadenza giugno 2028) hanno contribuito alla scelta operata da Cleveland. Con Harden, infatti, oltre a portarsi in casa un veterano dalla lunga esperienza, i Cavs assorbono un contratto ben più maneggiabile, con solamente 13.8 milioni di dollari garantiti per la prossima stagione. Per Cleveland, dunque, lo scambio con i Clippers ha prima di tutto l’effetto di alleggerire un monte salari che prima dell’addio a Garland era il più alto di tutta la NBA.
Il senso dello scambio per i Clippers
Come detto in precedenza, sulla scorta dei precedenti già citati, ai Clippers erano ben consapevoli di una cosa: quando Harden decide di cambiare aria, è meglio lasciarlo andare. A Los Angeles, forti anche dell’eccellente rendimento della squadra nelle ultime settimane, hanno evidentemente deciso di non rovinare l’armonia di un gruppo che sembra funzionare e sta scalando posizioni nella classifica della Western Conference. Non solo, l’arrivo di Garland, peraltro accompagnato da una seconda scelta tutt’altro che disprezzabile in ottica futura, potrebbe rappresentare il primo passo verso un’opera di ricostruzione del roster che sembrava già prima inevitabile. Al momento, infatti, gli unici contratti a libro paga dei Clippers con durata superiore alla stagione 2026-27 sono quelli dell’ultimo arrivato e di Ivica Zubac, potenziali punti fermi per un domani tutto da scrivere. E se su Garland incombe senza dubbio l’incognita di una fragilità fisica ormai acclarata, l’ex Cavs porta con sé in dote un talento da All-Star, traguardo già raggiunto con la convocazione per la partita delle stelle sia nel 2022 che l’anno scorso, con ben 11 anni in meno rispetto ad Harden.