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NBA, Denver la vince all’OT, 36 punti di Millsap. A OKC non basta super Westbrook

NBA

I Nuggets pareggiano con Barton nel finale, acciuffano l'overtime e vincono grazie al miglior Paul Millsap della stagione; Denver resta aggrappata al treno playoff. I Thunder perdono la terza gara in fila nonostante i 33 punti, nove rimbalzi e 13 assist di Russell Westbrook

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Oklahoma City Thunder-Denver Nuggets 125-126 OT

IL TABELLINO

A tenere ancora in corsa i Nuggets per acciuffare un posto ai playoff ci ha pensato il giocatore che non ti aspetti. O meglio, che ti saresti aspettato, ma che non ritenevi in grado di farcela. Paul Millsap batte il primo vero colpo da quando è arrivato a Denver, mettendo a referto il suo massimo in stagione nel momento migliore. Coach Malone prima della palla a due aveva sottolineato i progressi fatti dall’ex All-Star degli Hawks, ma in pochi avrebbero immaginato una prestazione del genere. I Nuggets infatti si aggrappano letteralmente a lui, autore di 36 punti e nove rimbalzi in una gara da 13/18 al tiro e due triple. “Negli ultimi giorni mi sono sentito fisicamente a posto, in netta ripresa dopo settimane di convalescenza e mezza stagione passata lontano dal parquet. Sono felice di essere tornato a giocare il mio basket; il resto del merito va poi alle giocate chiamate dal coach e agli assist dei miei compagni”. Ai suoi numeri si aggiungono i 23 punti e 16 rimbalzi di Nikola Jokic e i 18 realizzati da Will Barton; due dei quali a nove secondi dalla sirena valgono il 114-114 e portano la sfida all’overtime. “È una grandissima vittoria, soprattutto per come abbiamo eseguito nel finale di gara, quando più contava. È un successo speciale, proprio perché stavamo facendo fatica a portare a casa il risultato [2-4 il record prima di oggi nel giro in trasferta, ndr]. Vincere così è la migliore iniezione di fiducia”. Qualcosa di cui i Nuggets hanno disperato bisogno, visto che la posizione in classifica resta complicata. Denver con questa vittoria approfitta del passo falso casalingo dei Clippers, eguagliando il record dei losangelini, ma restando dietro a causa degli scontri diretti. Entrambe però restano a due partite piene di distanza dai Pelicans e Jazz ottavi, che al momento possono contare su due sconfitte in meno. Un bel bottino a due settimane dalla fine della regular season.

Carmelo Anthony fuori per tutto il quarto periodo: "Non capisco il motivo"

Inutile dunque lo sforzo da 33 punti, 13 assist e nove rimbalzi prodotto da Russell Westbrook, in una sconfitta anche un po’ rocambolesco; almeno a guardare la palla contesa che a 15 secondi dalla sirena del primo tempo supplementare poteva riportare in testa i Thunder. Il tentativo in penetrazione di Jerami Grant invece si ferma contro le manone di Mason Plumlee, che stoppa la conclusione del numero 9 e piazza la giocata più importante dei suoi ultimi mesi. Già, perché in campo nei momenti caldi della gara coach Donovan ha preferito Grant a Anthony, scatenando l’irritazione del numero 7 ex New York Knicks: “Certo che volevo esserci, ma non sono scelte che dipendono da me”. Una decisione controversa, dato che lo stesso allenatore di OKC ci ha più volte ragionato sopra. Anthony infatti si era alzato a tre minuti dalla fine del quarto periodo, pronto a entrare, ma richiamato indietro non appena Grant ha realizzato la tripla del +6 a due minuti e mezzo dalla sirena. Basta un canestro e cambiano i piani: “Volevo rimetterlo in campo, ma poi ho visto che la squadra stava girando al meglio. Non volevo interrompere un momento a noi favorevole e Carmelo è un uomo squadra: se gli altri giocano bene, sa che è giusto continuare con loro”. Dai commenti di fine partita l’idea sembra leggermente diversa, soprattutto in una gara chiusa dal numero 7 di OKC con 23 punti e 5/10 dalla lunga distanza. Per la prima volta invece nelle 44 gare della sua carriera concluse con un overtime, Anthony è rimasto seduto per tutto il quarto periodo; segno di come il suo ruolo sia drasticamente cambiato: “È un veterano – racconta George – sa che in quel momento era giusto lasciare Grant sul parquet”. L’importante, almeno a guardare Anthony, è che veterano non diventi sinonimo di vecchio. 

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