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Playoff NBA 2018, Boston-Milwaukee 112-96: i Celtics vincono gara-7, ora la semifinale contro i Sixers

NBA

I Celtics battono i Bucks nella sfida decisiva del TD Garden, sempre in vantaggio per oltre tre quarti, abili a contenere la transizione avversaria (e Giannis Antetokounmpo). Boston conquista così il passaggio alle semifinali di Conference, dove ad attenderla ci saranno i Philadelphia 76ers di Marco Belinelli

IL TABELLINO DEL MATCH

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Boston Celtics-Milwaukee Bucks 112-96

"It’s over". Al Horford festeggia così, come Vince Carter al termine dell’ennesima inchiodata all’All-Star Game del 2000, dopo aver messo a referto i punti 25 e 26 della sua partita a 80 secondi dal termine - suo nuovo massimo in carriera in una sfida di playoff. Il momento migliore per scegliere di aggiornare il suo record, in una gara-7 che i Celtics non sono riusciti a evitare perdendo sempre a Milwaukee, ma che hanno dominato senza subire particolarmente la pressione. Il TD Garden poi ha fatto il resto, come al solito un catino pronto ad esplodere a ogni canestro e giocata. Alla sirena finale sono 26 punti non solo per Horford, ma anche per Terry Rozier (massimo in carriera ai playoff anche per lui, condito con nove rimbalzi); il simbolo di quella classe operaia che Brad Stevens grazie al suo sistema di gioco è riuscito a portare in Paradiso. “Vogliamo Philadelphia!”, urla a più riprese il pubblico dagli spalti e l’intenzione sembra essere condivisa con i giocatori sul parquet, in grado di superare ogni tipo di defezione. Anche quella di Jaylen Brown, che si aggiunge al già fitto elenco di infortunati sul finire di primo tempo, quando un problema la bicipite femorale destro lo costringe a rinunciare a tutta la ripresa. Lo staff dei Celtics inizialmente prova a capirne le condizioni, facendolo tornare sul parquet durante l’intervallo lungo per provare qualche scatto e movimento, ma Brown in quel momento era chiaramente sofferente. Neanche il riscaldamento sulla cyclette a bordocampo è riuscito ad alleviarne il fastidio, ponendo fine a una partita per lui da 1/5 e soli due punti segnati. “L’obiettivo è essere a disposizione per gara-1 contro i Sixers tra due giorni”, commenta il diretto interessato che non ha voluto rischiare un infortunio ben più serio nonostante la partita fosse delicata. Più spazio a quel punto a Marcus Smart nella ripresa, cagnaccio all’occorrenza in marcatura anche su Giannis Antetokounmpo; il greco che vede terminare ancora una volta al primo turno la sua stagione. Per lui sono 22 punti con 7/17 al tiro, nove rimbalzi e cinque assist; il secondo miglior realizzatore in casa Bucks alle spalle di Khris Middleton, autore di 32 punti con 11/19 al tiro e cinque triple. Un suo canestro dalla lunga distanza regalò l’overtime a Milwaukee in gara-1; stavolta invece i Bucks non sono mai stati realmente in partita, incapaci di superare il primo turno playoff dal 2001.

La difesa in transizione, una delle chiavi dei Celtics

Coach Stevens l’ha preparata meglio, e si vede. Basta guardare i canestri in transizione concessi dai Celtics; spesso punto di forza dell’attacco di Milwaukee che grazie alla lunghe leve di Antetokounmpo (e non solo) riesce a far male con le ripartenze veloci. I Bucks hanno segnato 22 punti di media nei primi sei episodi della serie in quelle situazioni, scendendo però soltanto a otto totali nella decisiva gara-7. Crollo di squadra e dello stesso Antetokounmpo, a cui non è stato concesso un singolo punto in transizione. Merito di Ojeleye, di Tatum (il miglior plus/minus è suo: +24) e più in generale di un’organizzazione che ha funzionato: “Dobbiamo continuare a pretendere il meglio da chiunque venga chiamato in causa, come successo finora”, racconta Stevens, che non cerca alibi e si gode un passaggio di turno diventato molto meno scontato del previsto. Alla sirena finale, deposte le armi, anche Rozier e Bledsoe si concedono parole di stima tra loro, dopo non essersi risparmiati e averne dette di tutti i colori. “Solo rispetto per Eric; siamo due giocatori dalle caratteristiche simili, che avevano entrambi l’obiettivo di vincere. Tutto qui, nessun rancore”, commenta Rozier, che nel secondo tempo ha messo lo zampino con punti o assist in 30 dei 62 totali raccolti nella ripresa da Boston. Pace fatta dunque, nonostante il siparietto che ha coinvolto tutto il TD Garden, prima scatenato nell’urlare “Chi è Bledsoe?”, mutuando le sue parole contro Rozier e poi festante quando le telecamere hanno inquadrato Drew Bledsoe, quarterback dei Patriots definito ‘il Bledsoe originale’: “È stato speciale – chiosa Rozier -, non so chi l’abbia organizzato, ma è stato molto divertente”. Giocare le semifinali di Conference da protagonista potrebbe esserlo ancora di più.

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