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Playoff NBA, Houston-Golden State Gara-7 92-101: i Rockets crollano, in finale sarà ancora Warriors-Cavs

NBA

Golden State sbanca Houston e conquista le quarte finali NBA consecutive, trascinata dai 61 punti della coppia Durant-Curry. I Rockets dominano nel primo tempo ma crollano nel secondo sbagliando anche 27 triple consecutive. In finale sarà ancora Warriors-Cavs a partire dalla notte tra giovedì e venerdì, con gara-1 in streaming eccezionalmente aperto a tutti su skysport.it

IL TABELLINO

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Houston Rockets-Golden State Warriors 92-101

Il percorso che hanno dovuto affrontare è stato decisamente più tortuoso rispetto a quello degli ultimi anni, ma alla fine siamo ancora allo stesso punto delle ultime quattro stagioni: grazie a uno dei loro terzi quarti travolgenti, i Golden State Warriors hanno avuto la meglio sugli Houston Rockets, vincendo gara-7 e raggiungendo in finale gli eterni rivali dei Cleveland Cavaliers. I volti in copertina non potevano che essere quelli di Steph Curry e Kevin Durant, tanto disastrosi in un primo tempo contrassegnato dalle palle perse (10 di squadra nei primi 24 minuti) quanto dominanti nel secondo, con il primo autore di 14 dei suoi 27 punti solamente nel terzo quarto con 4 triple a segno e il numero 35 a chiudere come miglior realizzatore della squadra a quota 34 punti. Agli Houston Rockets, però, va riconosciuto l’onore delle armi: sempre senza Chris Paul per via dell’infortunio al bicipite femorale che ha cambiato la storia di questa serie, la squadra di Mike D’Antoni ha giocato un primo tempo sensazionale sui due lati del campo, toccando il massimo vantaggio sul +15 e chiudendolo con 11 lunghezze di vantaggio. Per loro sfortuna, però, il tiro da tre punti li ha completamente abbandonati da metà secondo quarto in poi: dopo aver segnato sei delle prime 14 triple tentate, i Rockets hanno sbagliato 27 conclusioni consecutive dalla lunga distanza (record nella storia della NBA), chiudendo con un terribile 7/44 di squadra. Troppo poco per pensare di battere una squadra come Golden State, pur avendo quattro giocatori in doppia cifra guidati dai 32 di James Harden, rimasto in campo per quasi 43 minuti e autore anche di 6 rimbalzi, 6 assist, 4 recuperi e 5 palle perse, ma protagonista al contrario con un brutto 2/13 da tre a suggellare una serie in cui il tiro dalla lunga distanza ha abbandonato soprattutto lui (24.4% nelle sette partite). Gli Warriors ne hanno giustamente approfittato tirando 16/39 dall’arco, ribaltando la sfida con il classico terzo quarto da 33-15 e poi gestendo nel finale, grazie anche ai 19 punti di Klay Thompson (alle prese con problemi di falli a inizio gara) e la doppia doppia da 10+13 di Draymond Green.

Rockets perfetti per un tempo, ma traditi al tiro da tre

La gara ha seguito un po’ lo spartito di quanto visto in gara-6, con i Rockets capaci di giocare un primo tempo praticamente perfetto, mettendo in difficoltà gli avversari sotto ogni punto di vista. La capacità di toccare tutti i palloni in difesa e di cambiare con fisicità su tutti i blocchi ha mandato ancora una volta in tilt l’attacco degli Warriors, a tratti irriconoscibili nella loro incapacità di organizzare un attacco con un senso logico — complice ancora una volta l’assenza di Andre Iguodala, assente per la quarta partita consecutiva. Rispetto alla sesta partita della serie Mike D’Antoni ha provato a gestire lo sforzo dei suoi inserendo in rotazione giocatori come Ryan Anderson e Joe Johnson, ma alla fine non è bastato neanche quello per evitare il crollo fisico dei Rockets, fiaccati nella psiche anche dalle tantissime triple ben costruite ma sbagliate. Ad accompagnare lo sforzo di Harden alla fine non sono serviti i 23 di punti di Eric Gordon (2/12 al tiro da tre) e i 20+9 di Clint Capela, oltre che i 14+12 (di cui 8 in attacco) di un encomiabile P.J. Tucker. Il grosso problema per coach D’Antoni è stato che a parte questi quattro i vari Trevor Ariza, Gerald Green, Anderson e Johnson hanno combinato per 3 punti totali con 1/20 dal campo — ovverosia quanto fatto dal solo Nick Young con un singolo tiro preso nella partita. Ariza, in particolare, si è reso protagonista di una gara da 0/12 dal campo con 0/9 da tre, lui che per tutta la stagione ha punito dagli angoli le attenzioni riservate a Harden e Chris Paul. Ora per Houston si apre una lunga estate di ragionamenti, a partire dalle decisioni che andranno prese su CP3 e su Capela, atteso a un sostanzioso aumento di stipendio. L’obiettivo, già da ora, non può che essere quello di tornare a giocarsi questa serie a ranghi completi per vedere se questi Golden State Warriors si possono davvero battere quattro volte in sette partite.