07 dicembre 2018

NBA, i risultati della notte: Houston crolla contro Utah, successi per Boston e Portland

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I Rockets reggono un tempo contro i Jazz, spazzati via nonostante l'espulsione di Gobert: per i texani è la sesta sconfitta nelle ultime otto gare. Boston travolge i Knicks e conferma il momento positivo (5-1 di record nelle ultime due settimane), tutto facile per i Blazers: contro Phoenix non c'è partita, per i Suns è la settima sconfitta consecutiva

TUTTI GLI HIGHLIGHTS DELLA NOTTE

GOBERT, ESPULSIONE DA RECORD IN MENO DI TRE MINUTI

Utah Jazz-Houston Rockets 118-91

A Houston i problemi sono molto più seri del previsto. Non è bastato allontanare Carmelo Anthony per ridare linfa a una squadra che resta fortemente disfunzionale e il ko incassato a Salt Lake City suona come un vero e proprio schiaffo in pieno volto. Una gara durata tre quarti, anche meno, segnata in maniera definitiva dal parziale raccolto nel terzo periodo dai padroni di casa: Utah piazza lo strappo grazie a un 19-0 che non lascia scampo ai Rockets, che chiudono il quarto con soli 11 punti a referto – il minimo stagione per Houston. I Jazz invece ne raccolgono 38 nello stesso lasso di tempo, lasciando ben oltre i 30 punti di distanza l’avversario e concedendosi così un quarto periodo in totale relax. E pensare che la partita si era subito complicata per i ragazzi di coach Snyder, con Rudy Gobert espulso in meno di tre minuti a causa della sua rabbiosa reazione dopo il secondo fallo fischiato contro di lui in pochissimo tempo. Un colpo a una bottiglia sul tavolo segnapunti e l’espulsione è arrivata in automatico (unico giocatore negli ultimi 15 anni a essere espulso in meno di tre minuti). Al suo posto ci ha pensato Derrick Favors a farne le veci, autore di 24 punti e 10 rimbalzi in 25 minuti molto incisivi in uscita dalla panchina. Alla fine D’Antoni preferisce tirare i remi in barca con 12 minuti d’anticipo, con James Harden che chiude con 15 punti, 6/15 dal campo e sette palle perse. Due in più di quelle messe a referto da un Chris Paul, autore di 12 punti. Dall’altra parte invece emblematica la gara di Donovan Mitchell, che resta in campo 26 minuti in cui tira 3/9 dal campo, raccogliendo soltanto sei punti. Contro un avversario così in difficoltà bastano e avanzano quelli, gli straordinari meglio farli la prossima volta.

Boston Celtics-New York Knicks 128-100

Il problema alla spalla destra che ha costretto Kyrie Irving a uscire con qualche minuto d’anticipo è l’unica nuvola all’orizzonte di una serata che è finalmente apparsa come un cielo sereno. L’ex point guard dei Cavaliers chiude con 22 punti, a cui si aggiungono i 19 con 12 rimbalzi di Al Horford e i 17 di Jayson Tatum. Dalla panchina arriva il contributo di Jaylen Brown, rientrato dopo tre gare saltate causa infortunio, che mette a referto 21 punti (il suo massimo in stagione), a suo agio nel ruolo del giocatore in uscita dalla panchina. Dall’altra parte i Knicks concludo con percentuali davvero troppo basse: sotto il 40% dal campo e il 35% dalla lunga distanza. Alla sirena finale ci sono 22 punti per Tim Hardaway Jr., che prova a scuotere i suoi compagni di squadra: “Non va da nessuna parte se ogni quarto concedi almeno 30 punti al tuo avversario”. Una vittoria mai in discussione per i Celtics, che vincono tutti e quattro i periodi, restano in partita e “vendicano” la sconfitta dello scorso 21 novembre. Una sveglia, come ci tenne a sottolineare coach Stevens: “Probabilmente non è una sconfitta che può darci la scossa, soprattutto se continuiamo a perdere partite”. Da quel giorno il record di Boston dice 5 vittorie e una sola sconfitta: la sveglia finalmente è suonata anche in casa Celtics.

Portland Trail Blazers-Phoenix Suns 108-86

Ci sarebbero tanti modi per descrivere la disastrosa stagione dei Suns, ma provare a spiegare la loro efficacia ridotta quando all’appello mancano TJ Warren e Devin Booker (mentre Deandre Ayton parte dalla panchina) diventa davvero complicato. Una squadra del genere è in grado di battere qualsiasi record negativo e così, nelle ultime due partita, Phoenix ha deciso involontariamente di entrare nella storia dalla parte sbagliata. I Suns infatti sono la prima squadra dal 1954 a oggi (ossia da quando è stato introdotto il possesso da 24 secondi) a segnare meno di 10 punti in due primi quarti consecutivi. Mai nessuno aveva realizzato così pochi punti in NBA, in back-to-back. Phoenix invece negli ultimi due “primi quarti” ha raccolto 18 punti totali, tirando 7/37 complessivo dal campo e 0/11 dall’arco. E quanti ne ha incassati? Ben 70, concedendo 29/49 dal campo e 10/18 dalla lunga distanza. Un disastro insomma, che ha compromesso dopo meno di 10 minuti anche la sfida contro i Blazers, partiti 34-9 nella prima frazione e mai più acciuffati. L’assenza di CJ McCollum non si sente, mentre Damian Lillard realizza 25 punti comodi in 28 minuti, a cui si aggiungono i 24 in uscita dalla panchina di Jake Layman. Bastano e avanzano contro un avversario arrivato alla settima sconfitta consecutiva.

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