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NBA, come Daryl Morey cambierebbe il gioco del calcio

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In un incontro alla Sloan Sports Analytics Conference, il General Manager degli Houston Rockets ha spiegato in che modo cambierebbe il gioco del calcio, spiegando quali sono secondo lui le inefficienze dello sport di cui è appassionato

La Sloan Sports Analytics Conference è un raduno annuale che si tiene all’MIT di Boston e nel quale ci si confronta sull’impatto che stanno avendo le statistiche avanzate e la tecnologia nel mondo dello sport. Uno dei soci fondatori della convention è Daryl Morey, il General Manager degli Houston Rockets, che con il suo approccio estremo basato sui dati e sui numeri ha cambiato per certi versi la storia della NBA recente. Quest’anno ha voluto prendersi una pausa dalle fatiche della stagione della sua squadra per partecipare a un panel particolarmente interessante e volutamente provocatorio: come lui cambierebbe il mondo del calcio. Insieme al presentatore di un popolare podcast di calcio (Roger Bennett di Men in Blazers) e al fondatore e CEO del sito Stats Bomb (Ted Knutson, "An American Analyst in London" da cui prende il nome l’incontro), il GM dei Rockets ha voluto spiegare quella che è la sua visione di uno sport che, per sua stessa ammissione, trova estremamente frustrante. "Se la NBA è a dieci anni di distanza dal baseball, in quanto ad approccio analitico, il calcio è dieci anni dietro alla NBA" ha cominciato Morey, che si dichiara come un appassionato ma di sicuro non un esperto di soccer. "Tutti i problemi che vedevo nella pallacanestro professionistica quando sono entrato nei primi anni 2000 sono presenti nel calcio adesso".

"Come rovinare il calcio"

Morey ha scherzosamente ribattezzato il panel come "il nostro tentativo di rovinare anche il calcio, dopo aver rovinato il basket", descrivendo quali sono le cose che più gli fanno storcere il naso: "Lo sport è pieno di situazioni inefficienti: ci si concentra su quanto debba essere bello il gioco piuttosto su quanto possa essere più efficiente. Le statistiche avanzate sono qui per rovinarlo [secondo l’opinione di alcuni], ma si spera anche di renderlo migliore. Se vuoi puntare solamente alla vittoria, c’è bisogno che certe persone escano dalla comfort zone: c’è bisogno di strategie estreme che ottimizzino le possibilità di vittoria, come facciamo noi ai Rockets brutalizzando il gioco per essere efficienti in attacco, o come ha fatto Sam Hinkie [suo ex discepolo e GM dei Philadelphia 76ers, ndr] con il tanking".

Non bisogna infatti pensare che Morey non sappia quali siano le limitazioni intrinseche di uno sport molto complicato da "spezzettare" in possessi come può essere il baseball o la stessa pallacanestro, visto che il tempo continuo, la libertà di movimento, la scarsa strutturazione dei momenti della partita e soprattutto i punteggi bassi rendono difficile avere una mole di dati consistente e fissa. Per questo, Morey cambierebbe radicalmente le regole del gioco, prendendo una posizione estrema: "Nel calcio ci sono troppi giocatori in campo: qualsiasi sport in cui se perdi un giocatore le tue chance di vincere o perdere non cambiano così tanto, significa che può essere disputato anche con meno giocatori. Nella pallacanestro sarebbe impossibile giocare quattro contro cinque, ad esempio. Per questo io giocherei al massimo sette contro sette in un campo più piccolo, che renderebbe anche più facile avere dati più significativi e avere un maggior numero di gol". E non solo: Morey cambierebbe anche il cronometro, invertendolo completamente. "Non ha alcun senso avere un tempo progressivo piuttosto che uno che va verso una scadenza, come accade nello sport americano: apre le porte a delle perdite di tempo immense".

Come giocherebbe una squadra di Daryl Morey

Il suo pensiero non si limita però solo alle regole, ma anche all’approccio tattico da seguire in attacco. E ha già pronto uno slogan per le sue squadre, "Launch and Squish", liberamente traducibile come "lancia e strozza": ritmo altissimo alzando il numero di azioni, pochissimo possesso palla, grande attenzione allo sfruttamento delle palle inattive, pressing asfissiante per recuperare il pallone in alto e attaccare una difesa non schierata, cercando di tirare il più possibile frontalmente alla porta che è l’area statisticamente più efficiente per segnare. "Mi frustra a morte vedere il cosiddetto tiki-taka. I retropassaggi al portiere, ad esempio, sono una follia: mantieni il possesso, ok, ma di solito finisci sempre per rilanciarla in avanti ridandola agli avversari. Il rischio è molto più alto rispetto ai benefici. Alla fine bisogna essere nella metà campo offensiva per poter segnare, e quei passaggi infiniti nella propria metà campo senza riuscire ad avanzare non aiutano a raggiungere questo obiettivo".

Un approccio per la verità già utilizzato nel calcio di alto livello (viene in mente il Liverpool di Jurgen Klopp come esempio più recente, ma anche il Barcellona di Pep Guardiola era celebre per il suo pressing molto alto pur in un calcio basato fortemente sul possesso palla), ma che lui porterebbe a un livello ancora più estremo, cercando di distaccarsi dal pensiero comune: "A volte anche nella NBA è capitato che le migliori squadre con i migliori talenti non avessero il miglior approccio strategico, ma visto che vincevano grazie al loro talento superiore venivano copiati da tutti [il riferimento neanche troppo velato è all’Attacco Triangolo, ndr]. Anche noi nel basket all’inizio volevamo giocare ‘la bella pallacanestro’. Poi abbiamo scoperto che segnare più velocemente porta vantaggi significativi, prendere tiri anche contestati da certe zone di campo porta a miglioramenti anche di 10-15 vittore su base stagionale. Non è esteticamente appagante, ma ha enormi effetti positivi sulle possibilità di vittoria. Se anche nel calcio certe squadre avessero un approccio più opportunistico, avrebbero risultati maggiori pur con uno stile esteticamente peggiore".

L’elemento umano nella costruzione delle squadre

Ma quanto sarebbe sostenibile un modello di "Moreyball" nel calcio? La base, secondo lui, parte sempre e comunque dalle persone, e in particolare da quelli che prendono le decisioni: "Fino a quando non hai il supporto dalla proprietà che ci mette i soldi e il sostegno su quello che vuoi fare, non hai niente in mano, perché nessuno ti ascolta. La resistenza alle statistiche avanzate esiste in qualsiasi sport, figuriamoci in uno in cui gli allenatori cambiano così velocemente. Questa è un’altra inefficienza del calcio: non c’è neanche bisogno di dati particolari per capire che le migliori squadre sono quelle che hanno una situazione stabile a livello di panchina, in cui i giocatori vengono inseriti in un sistema che li faccia rendere al meglio. Invece vengono cambiati allenatori in continuazione: è difficile costruire in questa maniera". Detto questo, è sempre il talento a dettare il risultato più della direzione che viene data: "Ovviamente se dovessi scegliere tra dieci anni di Alex Ferguson al suo meglio e dieci anni di Lionel Messi al suo meglio, non c’è alcun dubbio che prenderei Messi" ha spiegato. "Ma un manager di altissimo livello è di importanza fondamentale anche per l’eredità che lascia al club dopo che se ne è andato: in dieci anni avrà il tempo di scegliere i giusti giocatori, di implementare le strategie giuste, di assumere le persone migliori per raggiungere certi obiettivi, di instaurare un’identità". Chissà che prima o poi il suo "Launch and Squish" non diventi una di esse.

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