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NBA, la riscossa di Donovan Mitchell: "Non voglio guardare i playoff dal divano"

NBA

Dopo le brutte prestazioni delle prime tre partite, Donovan Mitchell ha risposto presente nel momento più importante, segnando 19 punti nell’ultimo quarto contro i 12 di tutti gli Houston Rockets. “Sto cercando di non andare a casa, la mia fiducia è passata da zero a cento”. Ma Mike D’Antoni minimizza i suoi meriti

UTAH EVITA IL CAPPOTTO CON HOUSTON

Sotto 0-3 nella serie contro gli Houston Rockets, gli Utah Jazz avevano bisogno di una risposta in gara-4. Non tanto perché le speranze di ribaltare la serie siano alte – c’è un motivo se nella storia della NBA nessuno ha mai rimontato da 0-3 –, quanto per mandare un messaggio a tutto l’ambiente. Specialmente da parte di Donovan Mitchell, che dopo i 18 tiri sbagliati in gara-3 (tra cui l’ultimo liberissimo a 10 secondi dalla fine che avrebbe dato il sorpasso ai Jazz) era apparso particolarmente di cattivo umore, tanto che anche un veterano come Kyle Korver si era sentito in dovere di lodarne il carattere e la personalità a soli 21 anni. E la risposta è arrivata, forte e chiara: nell’ultimo quarto Mitchell è esploso, segnando 19 dei suoi 31 punti di cui 13 in un parziale di 15-1 che ha dato la vittoria ai suoi Jazz. “Sto cercando di non andare a casa: non voglio guardare il resto delle partite dei playoff dal mio divano” ha detto dopo la gara. Tutto è cambiato quando a inizio ultimo quarto – con il suo diretto marcatore Eric Gordon in panchina – Mitchell ha trovato spazio per penetrare un paio di volte in area, trovando quella scintilla che era a lungo mancata nella serie. “Lì ho capito che dovevo continuare a essere aggressivo. Prima pensavo che stessero facendo fallo su di me, ma poi sono riuscito a resistere ai contatti. Mi sono detto: ‘Ok, non riceverò fischi a favore, ma devo continuare a essere aggressivo’”.

La fiducia di Mitchell e dei suoi compagni: "È un vincente"

E di sicuro ci è riuscito, mettendo undici punti consecutivi tra cui due triple che hanno trasformato un vantaggio risicato in uno in doppia cifra. “La mia fiducia è passata da zero a cento” ha detto un entusiasta Mitchell, prima di correggersi. “Ok, forse non proprio zero, ma di sicuro è schizzata alle stelle. Per me la cosa più importante è mantenere lo stesso approccio: non tirare solo perché lo puoi fare, ma fare le giuste giocate. La cosa che mi rende più felice è che non mi sono accontentato, continuando ad arrivare in area. Ovviamente avere alle spalle i miei compagni è di enorme importanza, senza lasciarmi da solo con le mie difficoltà al tiro”. E così Mitchell è passato da -11 a +19 di plus minus tra i primi tre quarti e l’ultimo, nel quale ha segnato 6 dei 12 tiri tentati tra cui 3/5 ai liberi e 4/4 dalla lunetta. “Sappiamo che è un vincente” ha detto il suo compagno Rudy Gobert. “Si vedeva che le prime brutte partite gli avevano fatto male, ma ero certo che sarebbe entrato in campo pronto a cambiare la sua serie, e lo ha fatto”. Anche Korver ha ribadito il suo pensiero già espresso dopo gara-3: “Sapevamo che avrebbe risposto presente: non ha cominciato bene e non ha trovato ritmo fino all’ultimo quarto, ma tutti sappiamo che con la partita in bilico si sarebbe preso i suoi tiri e li avrebbe messi”.

D’Antoni: "Lui è forte, ma non sono preoccupato"

Solo una persona non ha voluto dare grandi meriti a Mitchell ed è stato coach Mike D’Antoni, che ha sottolineato come fossero più decisivi gli errori dei suoi – al di là del 4/20 al tiro e lo 0/13 da tre dell’ultimo quarto – ai fini della partita. “Abbiamo commesso degli errori: gli abbiamo concesso una penetrazione e una tripla, poi gli abbiamo lasciato spazio ed ha segnato in sottomano. È colpa nostra. Voglio dire, lui è forte, sappiamo che prima o poi entra in ritmo. Ma non ne sono preoccupato fino a quando facciamo quello che dobbiamo fare. Stasera non lo abbiamo fatto”. Gara-5, di fatto, è già cominciata.

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