Playoff NBA, l'eliminazione di Houston fa male: "Ma prima o poi li prenderemo a calci noi"

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La quarta eliminazione in cinque anni per mano di Golden State brucia più di tutte le altre per gli Houston Rockets, battuti sul campo di casa quando l’inerzia della serie sembrava dalla loro parte. Dopo la sconfitta i texani hanno concesso l’onore delle armi, ma il proprietario Tilman Fertitta ha usato parole di fuoco

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L’occasione per gli Houston Rockets era ghiottissima, probabilmente irripetibile: i Golden State Warriors privi di Kevin Durant per il resto della serie da affrontare sul proprio campo, con la possibilità di forzare gara-7 e, in caso di vittoria, chiudere la dinastia di Steph Curry e compagni, mettendo una seria ipoteca sul titolo NBA. Invece la squadra di James Harden e Chris Paul è crollata sul più bello, senza riuscire a difendere i cinque punti di vantaggio con cui avevano cominciato l’ultima frazione di gioco e venendo travolta dalla valanga di Steph Curry e soci, più abituati a giocare con la pressione del mondo addosso e più lucidi nel finale a livello di esecuzione e di personalità. In troppe occasioni i Rockets sono mancati mentalmente prima ancora che tecnicamente o tatticamente, come successo in apertura di ultimo quarto: sopra di 7 e con un contropiede 3 contro 1 spalancato davanti a loro, P.J. Tucker non se l’è sentita di prendersi la tripla in transizione cercando di rallentare i ritmi, dando poi il pallone a Gerald Green che si è preso un pessimo tiro contro la difesa di Golden State rientrata in fretta e furia. Dall’altra parte poi Andre Iguodala ha subito punito l’errore degli avversari andando a segno da tre punti, seguito da Steph Curry che ha segnato indisturbato in sottomano nel vuoto della difesa dei padroni di casa. E così, nel giro di due possessi, un possibile vantaggio di +10 si è trasformato solamente in due lunghezze di distacco, apparecchiando la tavola per la rimonta e l’allungo dei campioni in carica.

D’Antoni usa la boxe per commentare la sconfitta, Morey cita "The Wire"

Dettagli come questi fanno la differenza tra la vittoria e la sconfitta, tra chi vince i titoli e chi no, tra le grandi squadre e le squadre campioni. Una distanza che gli stessi Rockets hanno riconosciuto ai loro avversari, a partire dalle dichiarazioni di coach Mike D’Antoni che non ha usato giri di parole per descrivere la sconfitta: “Questa lascerà un segno pesante, non è una cosa che ci si lascia alle spalle così. Di sicuro non la supereremo in questa conferenza stampa, o domani, o il giorno dopo. Questa fa male” ha ammesso dopo la partita. “Non abbiamo giocato al nostro meglio, e per battere una squadra come quella bisogna giocare al proprio meglio. È come in un incontro di boxe: per battere il campione, devi mandarlo al tappeto. Noi non lo abbiamo fatto”. È più o meno il ragionamento fatto anche dal General Manager Daryl Morey, che ha concesso l’onore delle armi affidandosi a una citazione di cultura pop: “You come at the king, you best not miss”, se punti al re, meglio che non sbagli mira. Una delle frasi più famose della serie tv The Wire che ben si adatta allo stato d’animo dei Rockets, che si sono comunque complimentati con gli avversari.

Il proprietario promette vendetta: "Li prenderemo a calci"

Le parole più pesanti le ha però utilizzare il proprietario dei Rockets, Tilman Fertitta. Il quale, dopo la gara davanti a un manipolo di giornalisti, ha parlato chiaro e tondo – anche probabilmente andando sopra la linea con certe dichiarazioni: “Ci hanno preso a calci sul nostro campo di casa, battendoci di dieci punti nell’ultimo quarto. Questo è inaccettabile, ok?” ha cominciato. “Hanno dimostrato perché sono i campioni. Impareremo da questa partita, torneremo ancora più forti il prossimo anno e prima o poi li prenderemo noi a calci nel c… Questo ve lo posso promettere”. Parole pesanti per un personaggio che non sempre ci ha messo pubblicamente la faccia, ma a cui sicuramente non manca la personalità: “Io sono un combattente. Questa è la mia cultura, e fino a quando sarò proprietario di questa squadra, la assimileranno sempre di più. Li avevamo lì alla nostra mercé. Avremmo dovuto tagliare loro la gola l’altra sera [in gara-5 dopo l’infortunio di Durant, ndr]. Non è solo: ‘Segniamo qualche tiro e vinciamo’. Dovevamo tagliar loro la gola, riportare la serie a Houston e chiuderla in sei. Nei prossimi tempi riceveranno una dose di Tilman-ismi per inculcare questi concetti”.

Nonostante le immagini cruente, però, il proprietario si è detto ottimista per il futuro: “Il nostro momento arriverà. James Harden sta per compiere 30 anni, Olajuwon non ha vinto il suo primo titolo quando ne aveva 31. E ve lo posso promettere: vinceremo dei titoli con James Harden, perché non ce ne staremo con le mani in mano. Daremo battaglia ogni singolo anno. Avremo una grande estate e faremo tutto il possibile per migliorare la squadra. Sono molto fortunato ad avere il quintetto base che abbiamo, ma il mio lavoro è fare in modo che la squadra sia ancora migliore il prossimo anno”. Forse allora questa estate non lascerà partire Trevor Ariza perché troppo costoso e non taglierà acquisizioni di inizio anno come Carmelo Anthony, James Ennis e Michael Carter-Williams per evitare la luxury tax come fatto nel corso della stagione. “So che cosa abbiamo bisogno di fare, e quest’estate ci metteremo su la testa” ha detto invece James Harden, senza elaborare quali sono i suoi piani. Il suo futuro è a Houston, ma la strada verso il titolo è ancora lunga.

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