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NBA, Westbrook: folle espulsione e polemica: "Perché il cattivo sono sempre io?". VIDEO

NBA

In una gara già chiusa e decisa, con i suoi Rockets sopra di 35 punti a 6 minuti dalla fine, il n°0 dei Rockets rifila una gomitata in pieno petto a Damion Lee e si guadagna il secondo tecnico e l'espulsione. Nel post partita non ci sta ma ammette: "Devo controllarmi di più"

Con un vantaggio di 35 punti a tabellone e poco più di sei minuti da giocare, la sfida tra Rockets e Warriors sembrava non aver più nulla da dire. Ma non per Russell Westbrook. La superstar di Houston nel tentativo di andare a rimbalzo d’attacco su una conclusione di Austin Rivers nel prendere posizione con Damion Lee sceglie di rifilargli una plateale gomitata al petto, vista però dalla terna arbitrale a quel punto costretta ad assestargli un fallo tecnico. Avendone già collezionato uno con meno di 8 minuti da giocare nel primo quarto, il secondo tecnico ha voluto dire espulsione per il n°0 dei Rockets, che però ha subito avuto da ridire sulla sanzione, tanto con alcuni membri della panchina degli Warriors – da Marquese Chriss a Klay Thompson, fino ad arrivare a un Andrew Wiggins che pareva quasi divertito – quanto con gli arbitri. Una polemica andata avanti anche nel post-partita quando – dopo aver giurato di “non aver colpito Lee volontariamente” (difficile crederci a giudicare dalle immagini) – Westbrook ha recitato il ruolo del perseguitato: “In situazioni come queste sono sempre io quello che viene dipinto come il cattivo di turno. Succede una cosa del genere e la gente subito pensa: ‘Oh, è Russ che si comporta da Russ’, anche se nessuno sa cosa questo vuol dire. Penso che non sia giusto che a pagare sia sempre io, con un tecnico o con una espulsione”, l’arringa dell’ex giocatore dei Thunder. Che però non risparmia anche una onesta autocritica: “Devo migliorare e far sì che il mio standard di comportamento sia sempre tra i più alti, in modo da non lasciar spazio a questo tipo di errori che possano portare qualcuno a dipingermi per una persona che in realtà non sono”, ammette Westbrook, che non più tardi di qualche giorno fa – durante l’All-Star Weekend di Chicago – aveva impressionato tutti per la sua disponibilità a condividere anche con la stampa il suo ruolo di padre e capo-famiglia, mentre affettuoso intratteneva le domande dei giornalisti con la figlioletta al seguito. In campo però, come viene spesso sottolineato, il personaggio si trasforma e a testimoniarlo sono i 13 tecnici già ricevuti in questa stagione, che lo portano a solo tre di distanza dal limite dei 16, quando ogni tecnico aggiuntivo significa anche squalifica per una partita. Un’evenienza ancora più da evitare ora che Westbrook si sta rendendo protagonista di un segmento di stagione clamoroso, che lo vede alla 27^ gara consecutiva con almeno 20 punti, la seconda striscia più lunga in tutta la NBA. La prima? Quella da 34 con protagonista James Harden. Come a confermare che gli Houston Rockets non hanno problemi quando c’è da mettere punti a tabellone.

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