Please select your default edition
Your default site has been set

NBA, Chasson Randle racconta la sua fuga dalla Cina e dal coronavirus

NBA

Segnava 25 punti a sera con i Tianjin Pioneers, ma poi l'epidemia di COVID-19 ha cambiato tutto: campionato sospeso, notizie sempre più allarmanti e divieti sempre più rigidi. Ecco come l'ex guardia degli Wizards è riuscito a tornare negli Stati Uniti e riguadagnarsi un posto nella lega, con i Golden State Warriors

CORONAVIRUS: GLI AGGIORNAMENTI DELL'11 MARZO IN DIRETTA

L’anno scorso Chasson Randle era a roster con gli Washington Wizards (49 partite per lui e il 40% da tre punti). Poi in estate — visto lo scarso interesse in giro per la lega — l’occasione di andare in Cina alla ricerca di minuti, dollari e una nuova opportunità: firma con i Pioneers di Tianjin, una città sulla costa che conta quasi 15 milioni di abitanti. È a oltre 1.000 chilometri da Wuhan, epicentro dell’epidemia di coronavirus, ma il contagio si diffonde in fretta, il conto dei malati prima e dei morti dopo aumenta spaventosamente e la lega cinese parla di sospendere fino a data da destinarsi il proprio campionato. Randle — 31 minuti di media, con quasi 25 punti a sera ma anche 4 rimbalzi e 4 assist di media — si ritrova di colpo “ostaggio” in un Paese straniero, impossibilitato a svolgere il proprio lavoro e anche con una preoccupazione sempre crescente dal punto di vista della sua salute. “Vedevo i numeri dei contagiati — e poi dei morti — salire ora dopo ora”, racconta oggi il giocatore nativo dell’Illinois: “Cercavo soltanto di sopravvivere”. Per questo — in accordo con il suo agente — decide di prendere il primo biglietto aereo che da Pechino possa farlo tornare negli Stati Uniti: “I prezzi iniziavano a crescere, e si parlava che potessero fermare tutti i voli, per cui appena ho potuto l’ho comprato”. Mancano tre giorni alla partenza, Randle si barrica nel suo appartamento di Tianjin (“Ho svuotato tutto quello che avevo in freezer: pasta, salmone e pollo”) e decide di uscire soltanto per dirigersi all’aeroporto. È il 26 gennaio 2020, la lega cinese avrebbe fermato il proprio campionato sei giorni dopo (il 1 febbraio), gli Stati Uniti sembrano invece ancora una destinazione sicura e senza nessun tipo di emergenza pubblica: Chasson Randle è felice di tornare a casa.

Gli ostacoli cinesi, la firma con Golden State

Anche perché i Golden State Warriors sono interessati a lui. Lo erano già stati quando nell’estate del 2015, quando uscito da Stanford come miglior marcatore di tutti i tempi dell’ateneo californiano aveva disputato la Summer League proprio con la maglia degli Warriors. Poi però aveva scelto la Repubblica Ceca, dopo sarebbero arrivate avventure in G League, in Europa con il Real Madrid, otto partite con i Sixers e tre gare di preseason con i Knicks, prima di trovare un po’ di spazio a Washington. Randle e Golden State trovano l’accordo, le due parti firmano per ben due volte un contratto da 10 giorni ma per ben due volte la lega cinese nega il via libera necessario a svincolare il giocatore dai Pioneers, nonostante il campionato sia fermo. Randle si rivolge alla FIBA, ne nasce un arbitrato che dura una settimana e che si conclude, finalmente, con la possibilità per l’ex Stanford di ritornare nel giro che conta — a farsi vedere nella NBA, sul parquet del nuovissimo Chase Center, sotto gli ordini di Steve Kerr. Il suo — per il momento — è un lieto fine, ma in Cina restano altri giocatori (da Lance Stephenson a Jeremy Lin fino a Ty Lawson) ancora prigionieri di una sorta di limbo e alle prese con una pericolosa epidemia. Che però, nel frattempo, comincia a preoccupare anche gli Stati Uniti e la NBA.

Arriva sempre primo

Ricevi live da SkySport le breaking news sui principali eventi sportivi. Per accettare le notifiche devi dare il consenso nel successivo popup.

Ricevi le notifiche

Fai login per ottenere il meglio subito.

Accedi con il tuo Sky ID o registrati in pochi istanti.