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Coronavirus, primo caso anche in WNBA: è Sydney Wiese delle Sparks

CORONAVIRUS
©Getty
LOS ANGELES, CALIFORNIA - SEPTEMBER 05: Guard Sydney Wiese #24 of the Los Angeles Sparks handles the ball in the game against the Seattle Storm at Staples Center on September 05, 2019 in Los Angeles, California. NOTE TO USER: User expressly acknowledges and agrees that, by downloading and or using this photograph, User is consenting to the terms and conditions of the Getty Images License Agreement. (Photo by Meg Oliphant/Getty Images)

Le Los Angeles Sparks, franchigia della WNBA, hanno annunciato che la giocatrice Sydney Wiese è risultata positiva al COVID-19 dopo essere tornata dalla Spagna, dove stava giocando per il suo club europeo. "Ha sintomi leggeri e si trova in auto-isolamento a Phoenix sin dal suo ritorno" ha scritto la squadra in un comunicato

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Dopo i casi di coronavirus in NBA, anche la lega femminile della WNBA — attualmente sospesa prima ancora di cominciare la stagione 2020 — ha il suo primo caso di positività. Si tratta di Sydney Wiese delle Los Angeles Sparks, come comunicato dalla stessa franchigia losangelena: “Sydney Wiese è stata trovata positiva al coronavirus dopo essere tornata dalla Spagna, dove stava giocando con il suo club in Europa. I suoi sintomi sono leggeri e si sente bene, affrontando il momento con spirito positivo. Si trova in auto-isolamento nella sua casa di Phoenix sin dal suo ritorno negli States e incoraggia tutti a praticare il distanziamento sociale per evitare la diffusione del virus. Le Sparks sono in diretta comunicazione con Sydney e le augurano un recupero rapido”. Oltre a Wiese, anche Theresa Plaisance delle Connecticut Sun potrebbe aver avuto a che fare con la COVID-19 mentre giocava in Cina, venendo curata in un’ospedale cinese prima di poter fare ritorno a casa. “Ero debolissima, con la febbre alta e tutti gli altri sintomi — dolori sparsi ovunque, brividi, mal di testa” ha raccontato in un’intervista. “Venivo portata in carrozzina in ospedale ed ero in condizioni pessime, talmente male che non mi importava nemmeno che cosa mi dessero — qualsiasi cosa fosse, l’avrei presa”. Negli Stati Uniti i casi accertati di coronavirus hanno superato i 100.000 (più di ogni altra nazione al mondo) portando alla porte di almeno 1.500 persone.

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