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Coronavirus, la NBA cerca una casa per finire la stagione: Las Vegas, Bahamas o Midwest

CORONAVIRUS
©Getty

Tra le opzioni sul tavolo della NBA per finire la stagione c’è quella di creare una “bolla” sicura per le squadre dove poter giocare, secondo il modello di quanto si sta facendo in Cina. Tre le idee al momento studiate: Las Vegas, le Bahamas o un college del Midwest

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Come la maggior parte delle leghe professionistiche in giro per il mondo, anche la NBA è alla ricerca di modi per finire la stagione 2019-20. Mettendo un attimo da parte la questione del “quando”, su cui nessuno può avere delle prospettive certe, la lega di Adam Silver si sta concentrando sul “come” ricominciare a giocare. Uno degli esperimenti a cui stanno guardando con maggiore interesse è quello del campionato di basket cinese — che dopo aver fatto tornare i suoi giocatori stranieri e aver predisposto l’inizio delle partite per metà aprile, si è ritrovato a dove rimandare la ripresa a fine aprile o inizio maggio. Il progetto più accreditato, secondo quanto riportato da Brian Windhorst di ESPN, è quello di creare una “bolla” in cui far giocare le squadre in una o al massimo due città, creando le condizioni di sicurezza — a livello di arene, campi di allenamento, alberghi e soprattutto test per il coronavirus —  per poter ricominciare a disputare partite e finire la stagione. Un piano che la NBA potrebbe replicare, con i primi nomi di possibili location che potrebbero essere presi in considerazione. Uno questi è Las Vegas, che ospita già la Summer League della NBA al Thomas & Mack Center e al Cox Pavilion, ma senza disdegnare l’opzione di creare un campo in uno dei mastodontici alberghi della Strip in modo da tenere le squadre sotto un unico “tetto”. Un altro posto suggerito è quello delle Bahamas, sempre replicando il campo in una delle enormi sale di un albergo in modo da poter trasmettere le partite. E un’altra opzione vede la NBA trasferirsi in blocco in un campus universitario del Midwest, dove per ora i casi di COVID-19 sono significativamente più bassi rispetto al resto del paese.

Le difficoltà per finire la stagione e l’opinione dei giocatori

Al momento si tratta solo di idee e opzioni a cui la NBA sta pensando senza eliminare nessuna possibilità dall’enorme tavolo in cui sta accumulando il maggior numero possibile di soluzioni per portare a termine la stagione 2019-20. L’idea di avere un’unica location dove le squadre possano dormire, allenarsi, mangiare e rimanere in salute per poter quantomeno ricominciare a giocare sembra la più percorribile, ma si tratta comunque di una sfida — come testimoniano anche le difficoltà in Cina per riprendere a giocare. Quello che è certo è che si ricomincerà senza tifosi sugli spalti e con il minor numero di persone possibili coinvolte, con buona pace di quei giocatori — come recentemente detto da LeBron James — che non accetterebbero di buon grado l’opzione di mettersi in quarantena in un albergo per finire l’annata. Al momento nessuno può permettersi di dettare condizioni, a parte gli organismi di salute pubblica preposti: la NBA attende gli sviluppi e si prepara per farsi trovare pronta quando i palloni potranno ricominciare a rimbalzare.