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10/30: focus su Deandre Ayton, il progetto interrotto dei Phoenix Suns

Focus NBA
©Getty

La sospensione per doping e i problemi fisici hanno portato Deandre Ayton a disputare solo 30 partite nel corso di questa stagione, mentre Doncic e Young incantavano la NBA. I Phoenix Suns hanno però diversi motivi per credere che la prima scelta al Draft 2018 ha ancora grandi possibilità di giustificare quella decisione

Chissà come deve essersi sentito Deandre Ayton nel corso di questa stagione. Mentre due suoi compagni di Draft come Luka Doncic e Trae Young incantavano la NBA fino a conquistarsi un posto all’All-Star Game, la seconda stagione del centro bahamense dei Phoenix Suns è stata tutt’altro che soddisfacente. E non solamente per la sospensione di 25 partite che ha inevitabilmente segnato la sua annata, ma anche per i tanti problemi fisici (specialmente alle caviglie) che lo hanno portato a entrare e uscire dal campo. Di fatto, delle 65 partite possibili Ayton ne ha disputate solamente 30, e il suo sviluppo inevitabilmente ne ha risentito. Se i Suns non dovessero tornare in campo alla ripresa del campionato dopo la sospensione, Ayton entrerebbe nella sua terza annata in NBA con sole 101 partite disputate — davvero poche per un lungo che invece avrebbe estremo bisogno di partite, esperienza e confidenza con compagni e avversari per arrivare a essere un giocatore degno di essere chiamato al Draft con la prima scelta assoluta. Già, perché le prestazioni di Doncic e Young inevitabilmente fanno sembrare la scelta dei Suns — che pure hanno un All-Star in squadra come Devin Booker — sempre più difficile da giustificare.

La crescita dei numeri e i difetti di Ayton

Ovviamente con il senno di poi è più semplice pensare che Phoenix abbia sbagliato nel giugno del 2018, ma bisogna sempre considerare che Ayton era un prospetto di altissimo livello uscito dall’Università di Arizona, con cui il proprietario dei Suns Robert Sarver ha un rapporto molto stretto. E comunque il potenziale fisico e tecnico di Ayton visto al college non è sparito, anzi: rispetto al suo anno da rookie, il bahamense è migliorato in tutte le voci statistiche base (punti, rimbalzi, assist, stoppate) anche parametrate su 36 minuti, sfiorando la canonica quota da 20+10 — per la precisione 19 punti e 12 rimbalzi a partita — che si chiede a un lungo di alto livello. A calare è stata piuttosto la precisione al tiro (da 58.5% di percentuale effettiva al 54.8%) e, soprattutto, il numero di liberi tentati (da 3.1 a 2.8 su 36 minuti), decisamente troppo bassi per un giocatore con il suo atletismo e con la sua presenza fisica. A dispetto delle dimensioni, infatti, Ayton è un giocatore che rifugge troppo i contatti, accontentandosi un po’ troppo spesso del suo tiro in sospensione: non a caso il 23% dei suoi tiri viene preso tra uno e tre metri dal canestro e quasi il 20% tra i 3 e i 5,5 metri, zone dalle quali è difficile essere efficienti. Al contrario, quando arriva nei pressi del ferro è pressoché impossibile fermarlo, confermandosi sopra al 70% di realizzazione dopo il 73% dell’anno da rookie.

L’impatto positivo e il potenziale ancora presente

Ayton per molti versi è un “work in progress” a tutto tondo, ma è nella metà campo difensiva che ha fatto notare qualche miglioramento interessante. Pur essendo ancora indietro nella comprensione del gioco e nel riconoscere ciò che l’attacco avversario gli propone, il suo impatto sulla difesa dei Suns è positivo (108.4 punti concessi su 100 possessi in una squadra che ne concede 111.3) seppur non sufficiente per renderla sopra la media (sono 19esimi su base stagionale). Anche in attacco i Suns vanno leggermente meglio quando lui è sul parquet rispetto a quando non c’è, anche se non va neanche lontanamente vicino all’importanza che ha Devin Booker per le sorti offensive dei suoi (da 113.7 punti segnati su 100 possessi quando c’è a 98.7 quando si siede). C’è ancora tanto lavoro da fare, ma a Deandre Ayton si possono concedere quantomeno le “attenuanti generiche”: non avrà avuto l’impatto immediato di Doncic e Young, ma il lungo dei Phoenix Suns ha ancora tutto il tempo per poter dimostrare che quella scelta non è stata sprecata.

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