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23/30: Caris LeVert si candida a terza superstar dei Brooklyn Nets del futuro

FOCUS NBA
©Getty

Un carriera sempre in ascesa quella della guardia dei Nets, ma anche una escalation finora sempre costretta a interrompersi sul più bello. Caris LeVert allora guarda avanti, per costruire con Kyrie Irving e Kevin Durant una nuova versione targata Brooklyn dei "Big Three"

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Sembra quella del bell’incompiuto, la storia di Caris LeVert. E non certo per colpa sua. Fin da quel 12 novembre 2018, quando l’infortunio alla gamba destra contro Minnesota aveva per un attimo fatto addirittura temere per la sua carriera: ogni volta che il n°22 dei Nets sembra sul punto di esplodere pare che il destino si diverta a mettersi di traverso. Nelle prime 14 gare della scorsa stagione, infatti, stava viaggiando a 18.4 di media e tirando con il 47.5% (entrambi abbondanti massimi in carriera) in neppure 30 minuti di media. Poi lo stop, lungo — 42 partite fuori — e un ritorno in campo quasi miracoloso per l’ultimo mese di stagione regolare ma soprattutto per i playoff (solo 5 gare ma con statistiche ancora più clamorose: 21 punti a sera, oltre il 49% dal campo e oltre il 46% da tre punti, sempre in meno di 30 minuti). Quest’anno di nuovo: al via della stagione, accanto a un Kyrie Irving scatenato (30 di media con oltre 7 assist) — e in contumacia Kevin Durant — il secondo violino della squadra è lui, che sfiora i 17 a sera con oltre il 36% dall’arco, anche questi massimi in carriera. Ma poi — dopo sole 9 partite — si deve operare ai legamenti del pollice della mano destra e fermarsi, e quel che è peggio è che due gare dopo si ferma anche Irving. Il 2019 di LeVert finisce qui, torna in campo a inizio gennaio (soggetto a un minutaggio contingentato) ma si riprende il quintetto solo un mese dopo, a inizio febbraio. E con il ruolo tra i primi cinque torna anche la fiducia: a febbraio viaggia sopra i 21 di media e oltre il 40% dall’arco, dopo l’All-Star break ne segna 24.1 a sera ed è uno dei tre giocatori a Est (Giannis Antetokounmpo e Kyle Lowry gli altri due) con medie superiori ai 20+5+5, per non parlare delle ultime cinque gare disputate prima dello stop imposto dal coronavirus: LeVert colleziona 27.4 punti, 6.4 rimbalzi e 6 assist ogni volta che scende in campo, con il 49.5% dal campo e oltre il 44% da tre. Ma poi, nuovamente, è costretto — lui e tutti gli altri — a fermarsi.

Il futuro di LeVert: terzo dei “Big Three” o pedina di scambio?

Si ferma LeVert e si fermano tutti i Brooklyn Nets, settimi a Est nonostante un cambio in panchina — fuori Kenny Atkinson, dentro Jacque Vaughn, ad interim — tanto inatteso quanto recente (solo due gare giocate sotto il nuovo allenatore) e con in programma una trasferta sul parquet non proprio inespugnabile del Chase Center con la chance di infilare la quarta vittoria in fila (che avrebbe pareggiato la miglior striscia stagionale). Quello che sarebbe successo, o succederà dopo, quest’anno, è impossibile da dire oggi. Quello che però sembra certo è che Caris LeVert — forte dell’estensione contrattuale per 3 anni e 52.5 milioni di dollari firmata a fine agosto — è un punto fermo dei Nets del futuro, anche — anzi, soprattutto — quando torneranno continuativamente in campo Kevin Durant e Kyrie Irving. Lui più di Taurean Prince, che con il primo condivide la posizione in campo; lui più di Spencer Dinwiddie, la cui coabitazione con il secondo è tutta ancora da dimostrare. LeVert invece potrebbe essere la perfetta terza arma del tridente di Brooklyn — il Bosh degli Heat di James e Wade, se vogliamo — e da terza opzione di una squadra diventa davvero un gran lusso. Perché parliamo di un giocatore che, appena prima della sospensione del campionato, aveva scritto 51 punti con 26 tiri contro la difesa dei Boston Celtics sul parquet del TD Garden e li aveva fatti seguire, tre giorni dopo, dalla prima tripla doppia in carriera, contro gli Spurs. A Boston 37 dei suoi 51 erano arrivati tra quarto quarto e overtime, e negli ultimi 20 anni di NBA nessuno ha mai fatto meglio (Latrell Sprewell ne aveva messi 34 e Trae Young 33 ma entrambi con due tempi supplementari a disposizione) a dimostrazione del potenziale offensivo di questo talento che — proprio come aveva fatto al college, a Michigan — continua a crescere, anno dopo anno. Lì era passato dai 2.3 punti di media del suo anno da freshman ai 16.5 da senior, in NBA — esattamente dopo quattro stagioni (tutte ai Nets) — la sua escalation è paragonabile, dagli 8.2 punti segnati da rookie ai 17.7 attuali. Un giocatore in grande crescita, ancora giovane (neppure 26 anni) e proprio per questo appetibile sul mercato: a Brooklyn c’è chi, appunto, lo vede come la terza star dei “Big Three” targati Nets e chi invece vorrebbe Sean Marks attivo sul mercato per portare un altro grosso nome al fianco di Irving e Durant. E in questo caso ovviamente i sacrificati sarebbero proprio LeVert e Dinwiddie, a cui gli estimatori non mancano.

La coabitazione con Irving (e Dinwiddie)

Una cosa che agli osservatori non è sfuggita è il timing dell’esplosione di LeVert, in quel febbraio che ha definitivamente messo fuori gioco Kyrie Irving fino a fine stagione. Normale, verrebbe da dire: coach Atkinson gli ha chiesto di farsi avanti e per LeVert ci sono stati più tocchi, più possessi e più opportunità (il suo usage rate lo riflette, cresciuto dal 26.7% di gennaio al 29.6% di febbraio, massimo dato di squadra, il nono più alto di tutta la lega). Però c’è anche chi fa notare come 1/3 dei tiri di LeVert arrivi dopo 7 o più palleggi, una tendenza a fermare il pallone forse non ideale in una squadra che già conta su Spencer Dinwiddie e Kyrie Irving. Il primo tiene il pallone in mano quasi 6 secondi a possesso e il secondo quasi 5 (4.91 per l’esattezza): LeVert è subito dietro, a 4.67 secondi, e tre giocatori con queste caratteristiche — contando che Durant giustamente la vorrà avere in mano anche in lui parecchio — potrebbero risultare ridondanti nell’attacco dei Nets, finendo magari per pestarsi un po’ i piedi. È qui che un’altra caratteristica di LeVert potrebbe venirgli in soccorso, ovvero la sua capacità di essere un two-way player, e quindi di farsi preferire — sopratutto difensivamente — a un giocatore come Dinwiddie, mediocre nella metà campo dietro. Nelle 25 gare giocate da titolare quest’anno, su 39 totali, il n°22 dei Nets è risultato il migliore per net rating (Brooklyn è +4.7 con lui in campo) e il secondo dietro a Garrett Temple per defensive rating, garantendo quindi un impatto sui due lati del campo che fa di questo ottimo atleta un giocatore cui è difficile rinunciare a cuor leggero (LeVert concede in media meno di 0.87 punti per possesso al proprio avversario diretto, un dato più che confortante). Sviluppo dei giocatori, chimica di squadra tutta da costruire, un (probabile) nuovo allenatore e un’estate che magari qualche movimento sul mercato porterà: sono tante le incognite in casa Nets che si riflettono anche sul destino di Caris LeVert. Lui, per il momento, chiede solo una cosa: che si possa tornare in campo per poter ricominciare da dove aveva smesso. Con la speranza che stavolta niente e nessuno — sul più bello — gli intimi l’ennesimo stop.

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