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NBA, Magic Johnson: "All'All-Star Game 1998 il passaggio della torcia da Jordan a Kobe"

NBA

In una intervista sul Los Angeles Times, il n°32 dei Lakers svela che il quinto episodio di The Last Dance avrà una dedica speciale: "In loving memory of Kobe Bryant". E proprio Magic, intervistato per l'episodio, racconta il passaggio del testimone avvenuto all'All-Star Game di New York e il rapporto da "fratello maggiore/fratello minore" che iniziò a svilupparsi fra i due

Secondo quanto dichiarato da Magic Johnson al Los Angeles Times, la quinta puntata di “The Last Dance” — in arrivo domani 4 maggio su Netflix, disponibile in Italia a un prezzo vantaggioso per gli abbonati Sky che sottoscrivono l’offerta Intrattenimento Plus su Sky Q — è quella da non perdere per tutti gli amanti dei Lakers e in particolare di Kobe Bryant. Si apre infatti — secondo le parole del grande n°32 gialloviola — con una dedica toccante (“In loving memory of Kobe Bryant”) e va a ripercorrere nel dettaglio l’All-Star Game 1998 disputato a New York, quello che si pensava fosse l’ultimo di Michael Jordan (che invece poi gioco anche le edizioni 2002 e 2003 come rappresentante degli Wizards) e che invece segnò il debutto di un giovanissimo Kobe Bryant. Magic — che è stato a lungo intervistato per questa puntata ma che ha ammesso di non aver visto un’anteprima dell’episodio — è sicuro che i tifosi di L.A. non vorranno perderselo: “Avrà un significato speciale per molta gente, soprattutto a Los Angeles, soprattutto per i tifosi di Kobe. Ne hanno bisogno, perché nessuno è ancora riuscito a superare quello che è successo [la morte dell’ex n°8/24 dei Lakers, ndr]”. Nel quinto episodio della serie che racconta l’ultima annata dei Chicago Bulls di Michael Jordan e Phil Jackson, “si può intravedere l’inizio di quella che sarebbe diventata una relazione speciale — dice Magic — perché Kobe rispettava tanti giocatori ma con Jordan era diversa: lui era il suo idolo, in un modo completamente diverso dagli altri”. E poi Kobe era già Kobe, osserva Magic, “perché è vero, voleva essere come lui, ma allo stesso tempo voleva mostrae a tutti il perché fosse già un All-Star anche lui [ad appena 20 anni, ndr]”.

Il passaggio della torcia

E il grande regista dei Lakers dello Showtime anni ’80 arriva a dire una cosa davvero significativa: “Amo il fatto di essere stato lì, durante quell’All-Star Game, e aver potuto testimoniare una sorta di passaggio della torcia, da Michael a Kobe esattamente come io e Larry avevamo fatto con Michael durante le Olimpiadi del 1992. Ci sono momenti che non dimentichi mai, e questo è uno di quelli — la torcia ora era nelle mani di Kobe”. “Loro due si capivano — continua Johnson — e Kobe voleva arrivare al livello di Michael, me lo ripeteva in continuazione: ‘Voglio essere come lui, e come te, tanto in campo quanto fuori’. Voleva quei sei anelli [ne ha vinti cinque, ndr], voleva il rispetto di Michael. Kobe non aveva molti amici nella lega: Michael era uno dei più vicini, perché nelle loro chiacchierate potevano toccare livelli riservati solo a persone cose. Kobe sapeva che Michael gli voleva bene, e viceversa”.

Fratello maggiore, fratello minore

Un rapporto (dai più ignorato) emerso con prepotenza proprio durante il memorial pubblico tenutosi allo Staples Center per dare l’ultimo addio a Kobe Bryant. Le lacrime di Jordan sul palco hanno stupito tanti, così come le parole riservate per Kobe, definito “una sorta di fratello minore”. Ed è quasi con un brivido — fa sapere il Los Angeles Times — che nel quinto episodio di The Last Dance Bryant si riferisce a Jordan proprio con quelle parole (“un fratello più grande”. “A Michael quelle chiacchierate mancheranno, così come gli mancherà il suo fratellino. Sono felice che lo abbia chiamato così [quel giorno allo Staples] perché non aveva mai detto una frase del genere per nessuno, prima di Kobe”, conclude Magic Johnson.

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