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NBA, la corte a LeBron James nel 2010 di Chicago, New York e New Jersey

THE DECISION
©Getty

A dieci anni di distanza da The Decision, ESPN ha ripercorso le presentazioni preparate dalle squadre che volevano convincere LeBron James a unirsi a loro. Ad andarci più vicini di tutti furono i Bulls, ma anche Knicks e Nets ci provarono fino alla fine

Già dal 2006 LeBron James, Dwyane Wade e Chris Bosh avevano strutturato i loro contratti per potersi presentare assieme all’estate del 2010 come free agent. E anche se la storia li ha visti unire le forze a Miami, gli Heat non erano l’unica destinazione possibile — anzi, diverse altre squadre sono andate vicine a convincere James a unirsi a loro. A raccontarlo in un lungo pezzo nel decennale di “The Decision” è stato il giornalista Brian Windhorst di ESPN, che ha spiegato come i Chicago Bulls avessero una grossa possibilità di convincere i tre a unirsi a loro. Oltre a poter contare su un mercato di grandi dimensioni, infatti, i Bulls giocavano "in casa" con Dwyane Wade (nativo di Chi-Town, tanto da firmare con loro nel 2016) e avevano un’intesa per portare anche Chris Bosh in città. Mancava giusto di convincere LeBron James, che comunque aveva fatto intendere di non disdegnare la destinazione United Center, tanto che i Bulls a un certo punto pensavano di poterlo firmare anche senza gli altri due All-Star. A giocare contro le aspirazioni dei Bulls, secondo il resoconto di Windhorst, sono stati tre fattori cruciali. Il primo era la situazione salariale, che avrebbe permesso di firmare tutte le tre stelle solo scaricando il contratto di Luol Deng a un’altra squadra senza ricevere nulla in cambio. La dirigenza parlò con gli L.A. Clippers (che però rifiutarono) e con i Toronto Raptors in un’eventuale sign-and-trade per Bosh, senza però andare troppo in là. Il secondo fattore fu la mancanza di partecipazione attiva da parte di Derrick Rose, al tempo in rampa di lancio (avrebbe vinto l’MVP nel 2010-11) e non intrigato dalla prospettiva di dover dividere il campo con tre All-Star di quel livello (“Una mancanza di entusiasmo notata dai Big Three”, si legge nell’articolo), pur registrando un video per la presentazione a James. Il terzo fattore fu il rapporto personale difficile tra Joakim Noah (che sarebbe stato il centro titolare di un quintetto da sogno: Rose, Wade, James, Bosh e lui) e James, sebbene il lungo avesse provato a contattare telefonicamente il Re, senza mai ricevere risposta.

 

Il disastro dei Knicks e il circo dei Nets

La soluzione di Miami offriva invece diversi fattori che si sarebbero rivelati decisivi: la familiarità con Wade, la mancanza di tasse statali, la presenza di Pat Riley (che in tutte le presentazioni mise sul tavolo gli anelli vinti in carriera: quello del 2006 regalato a Bosh in occasione del loro primo incontro non è mai stato restituito dal lungo) e soprattutto la possibilità di firmare tutti e tre assieme senza grossi sacrifici, avendo un solo giocatore sotto contratto (Mario Chalmers). A fare notizia anche a dieci anni di distanza sono però le presentazioni delle due squadre di New York, seppur per motivi opposti. Il “pitch” dei Knicks fu infatti disastroso: secondo quanto detto da Bill Simmons di The Ringer, la squadra della Grande Mela era la prima scelta di James ma si presentarono senza niente di pronto, sprecando ogni remota possibilità nonostante avessero atteso quel momento per due anni. Ben diverso fu quello dei New Jersey Nets, che nel giro di due anni si sarebbero trasferiti a Brooklyn: forti della presenza del nuovo proprietario Mikhail Prokhorov e soprattutto di quella di Jay-Z (arrivati entrambi in Lincoln Town Car mentre i Knicks stavano uscendo dall’edificio in una scena surreale), i Nets ci provarono in tutti i modi, pur in una presentazione definita come “uno spettacolo da circo”. Il rapper, in particolare, ebbe 15 minuti extra da solo con James per convincerlo facendo leva sulla sua amicizia e sulla allure di New York. Ma per stessa ammissione di coach Avery Johnson, appena assunto come allenatore, “la franchigia non era pronta come organizzazione — e avremmo giocato a Newark ancora per due anni, non a New York”. Alla fine, come sappiamo, James portò i suoi talenti a South Beach, nonostante un paio di giorni prima di The Decision in cui si rese irraggiungibile per chiunque, perfino per l’amico Dwyane Wade. E il resto, come si suol dire, è storia — anche a dieci anni di distanza.

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