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NBA, quando e come è nato "The Sombor Shuffle", il tiro che solo Jokic sa fare. VIDEO

NBA
©Getty

Su una gamba sola (come fatto vedere da Nowitzki), ma staccando sul piede "sbagliato": anche in gara-3 contro i Lakers, Jokic ha segnato (in faccia nientemeno che ad Anthony Davis) il tiro ormai diventato il suo marchio di fabbrica. Nato dagli insegnamenti del suo allenatore Dejan Milojevic e da un infortunio alla caviglia sinistra alla fine del 2017

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È stato il suo allenatore in Serbia a insegnargli tutto, ma il nome quello no, quello è stato creato negli Stati Uniti, dal telecronista dei Denver Nuggets Chris Marlowe. Che quel tiro su una gamba sola — ma sul piede “sbagliato” — lo ha definito shuffle, e poi ci ha aggiunto il luogo natale del giocatore che — unico nella lega — sa mandarlo a bersaglio con continuità. Nasce così “The Sombor Shuffle”, ovvero il tiro che per Nikola Jokic è ciò che lo stepback da tre è diventato per James Harden: il suo marchio di fabbrica. Qualcuno lo paragona al tiro su una gamba sola di Dirk Nowitzki, e se il fuoriclasse tedesco dei Mavs aveva Holger Geschwinder, il centro serbo dei Nuggets riconosce tutti i meriti di questo sua conclusione dallo stile poco ortodosso a Dejan Milojevic, che lo ha allenato dal 2012 al 2015 proprio in Serbia, al Mega Basket (oggi Mega Soccerbet). È un tiro che sembra brutto da vedere — Jokic stacca sul piede sbagliato — ed è un tiro che sembra sempre forzato, ma è anche un tiro che il più delle volte va a bersaglio — e non può essere un caso.

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Jokic ne ha raccontato la genesi facendola risalire alla fine del 2017, “quando mi sono fatto male alla caviglia: era più facile spingere sulla gamba destra”. A incoraggiare il centro serbo a svilupparlo proprio coach Milojevic, “che giocava da centro nonostante fosse al massimo 1.95 [da qui il soprannome “The Serbian Barkley”, ndr]: è lui che mi ha aiutato a sviluppare i miei trick shot — spiega Jokic — perché essendo spesso più basso del suo avversario ne aveva sviluppati tanti”. Un assistente allenatore NBA ha dichiarato che l’unico modo di fermarlo è avere a disposizione “un difensore come Kawhi Leonard con i centimetri di Rudy Gobert”, ma individualmente né il primo (al secondo turno di playoff) che il secondo (al primo) sono riusciti a trovare una contromossa efficace.

Milojevic: “Ho visto in Jokic qualcosa di speciale”

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Ora anche in America hanno scoperto Dejan Milojevic, recentemente protagonista di un lungo ritratto su ESPN. L’allenatore del Mega definisce la superstar dei Nuggets “il miglior passatore che io abbia mai visto”, ma ricorda anche di quando — con Jokic ancora giovanissimo — “continuavo a sentire un sacco di ‘Jokic non può fare questo, Jokic non può fare quello’. Io invece vedevo in lui qualcosa di speciale”, racconta. Per il n°1 del front office di Denver, Tim Connelly, è stato proprio “Milojevic a insegnare a Jokic a essere unico”, e lo stesso dirigente dei Nuggets ricorda di essere rimasto deluso quando — dopo aver scelto Jokic al Draft 2015 — il serbo sembrava aver dimenticato i passaggi pazzi che lo avevano reso famoso a casa sua: “Al Mega se sbagliavo un passaggio restavo in campo, qui se perdo palla mi ritrovo seduto in panchina”.

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Le caratteristiche che rendono Jokic un giocatore unico nel panorama NBA sono diverse, secondo il suo vecchio allenatore: “Non sono tante le superstar NBA che rendono migliori i propri compagni: Nikola lo fa, perché ama di più passare che segnare. La sua creatività è unica, e in più è capace di giocare a velocità diverse”. “Non sempre più veloce è meglio”, conferma Jokic, ricordando proprio un insegnamento del suo allenatore serbo. “In più lascia andare il tiro dal basso, e così la difesa non ha il tempo sufficiente a contrastarlo. La gente dice che non salta, mentre invece dovrebbe concentrarsi sul fatto che — con due piedi ben piantati a terra — è in grado di lasciar andare il pallone molto più velocemente degli altri”. E poi c’è “The Sombor Shuffle”, il tiro immarcabile che solo Jokic sa fare: all’ultimo All-Star Weekend il centro dei Nuggets è stato avvicinato nientemeno che da James Harden, uno che non mette limiti alla fantasia quando c’è da inventare un nuovo modo per concludere con un tiro. Ma neppure “Il Barba” aveva mai visto niente di simile, e umilmente ha chiesto udienza a Jokic: da Sombor alla NBA, è davvero un “global game”.

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