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Finali NBA, LeBron&Davis dominanti come Kobe&Shaq: “Siamo onorati”

le parole
©Getty

I 65 punti combinati dal duo James-Davis in gara-2, con il primo a sfiorare la tripla doppia e il secondo semi-perfetto con il 75% al tiro dal campo, hanno riportato alla mente degli appassionati Lakers (e non solo) le prodezze di Bryant e O’Neal a inizi 2000: “Li guardavo quando andavo alla high school, essere paragonati a loro è pazzesco”. E i numeri sono in linea con quella versione vincente della franchigia gialloviola

LeBron James è visibilmente emozionato quando vengono citati Kobe Bryant e Shaquille O’Neal al termine di gara-2 - partita vinta contro 124-114 contro gli Heat che porta la serie sul 2-0: “La coppia di giocatori più forte che abbia mai visto in azione da quando sono nato”. Almeno fino a quando non si è ritrovato a condividere il parquet con Anthony Davis, verrebbe da dire visti i risultati raccolti in questa cavalcata playoff. A due vittorie di distanza dal 17° titolo nella storia della franchigia, gli stessi raccolti dai Boston Celtics, in casa Lakers si godono una delle miglior coppie di All-Star mai viste sul parquet nella storia delle finali NBA. Erano 18 anni infatti che due giocatori della franchigia di Los Angeles non segnavano 30+ punti a testa in un match di finale: gli ultimi a riuscirci erano stati proprio Bryant e O’Neal in gara-3 contro i New Jersey Nets nel 2002 - una delle cinque volte in cui i due Hall of Famer dei Lakers hanno combinato per almeno 60 punti complessivi a referto. Un traguardo statistico particolare anche per uno come James, abituato a infrangere record ogni volta che mette piede sul parquet: “Ero alla high school quando loro dominavano in NBA con la maglia dei Lakers: tutti conosciamo bene la forza di Shaq e quanto riuscisse a spostare gli equilibri a livello fisico, ma l’eleganza e la qualità con cui giocava Kobe riuscivano a fare la differenza allo stesso modo. Erano dominanti in tutto ciò che facevano sul parquet, su entrambi i lati del campo. Per questo essere associato a loro assieme a AD è qualcosa di cui sono onorato, perché sono letteralmente cresciuto guardando questi campioni giocare, ammirando le qualità di Kobe - passato direttamente dalla high school alla NBA. È davvero un onore la possibilità di essere citati al fianco di questi giganti della storia del gioco”.

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Discorso simile per Anthony Davis, che nelle sue prime due partite in carriera alle finali NBA sta raccogliendo record e dominando ogni aspetto del gioco contro una difesa che non sembra avere alcun tipo di arma per arginarlo: il n°3 dei Lakers con i suoi 66 punti realizzati in due match è quinto all-time per bottino complessivo raccolto all’esordio alle Finals (meglio di lui solo Iverson, Jordan, Durant e Barry) e soprattutto è soltanto uno dei cinque della storia a viaggiare con almeno 30 punti e 10 rimbalzi di media, tirando con almeno il 75% dal campo (al fianco dei vari O’Neal, Jabbar, McHale e Bird, vere e proprie leggende NBA). Una macchina da canestri, un perfezionista che sta imparando dal più grande giocatore della sua generazione: “Io e LeBron siamo due vincenti, a prescindere dalle circostanze e dalle scusanti. Non andiamo sempre d’accordo, possiamo anche discutere, ma sappiamo che le lamentele di entrambi arrivano partendo dallo stesso presupposto. Quando in campo puoi schierare due giocatori come noi che vogliono così tanto vincere e incidere, ogni tanto succede che si trovi lo spazio necessario per segnare 30 punti a testa, per prendere rimbalzi e servire assist ai compagni. Siamo diversi dagli All-Star del passato, ma se mi chiedete un parere lui è Kobe perché porta il pallone e io Shaq perché gioco in post”. James aveva risposto il contrario, alludendo all’eleganza di AD che ricorda Bryant e alla sua capacità di essere atleticamente superiore al suo avversario diretto come O’Neal. Ma dopo questo comodo 2-0 nella serie, questo sembra essere l’unica questione su cui potrebbero essere in disaccordo.

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