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NBA, rimandata di 15 giorni la deadline del contratto collettivo tra lega e giocatori

FUTURO NBA
©Getty
attends the 2016 ESPYS at Microsoft Theater on July 13, 2016 in Los Angeles, California.

La NBA e l’associazione giocatori hanno deciso di rimandare di ulteriori 15 giorni la deadline per uscire dal contratto collettivo, con l’obiettivo di raggiungere un accordo per mettere le basi in vista della prossima stagione ed evitare un lockout. Mancano ancora le cifre degli introiti finali della stagione appena conclusa

Se le partite in campo hanno visto trionfare i Los Angeles Lakers, c’è una partita ancor più importante che bisogna giocare fuori dal campo. È quella tra la NBA e la NBPA (l’associazione giocatori) che ormai da mesi stanno contrattando i termini con i quali stabilire il futuro della lega, in uno scenario completamente stravolto dalla pandemia. Il commissioner Adam Silver ha detto chiaramente che questo CBA — il contratto collettivo che regola tutto il funzionamento della NBA — “non è stato pensato per sostenere una pandemia a lungo termine”, e per questo bisognerà riconsiderare ogni aspetto di come è stato realizzato. Per poter prendere delle decisioni di questo calibro, però, c’è bisogno dei numeri finali degli introiti della stagione appena conclusa, dati che al momento — secondo quanto riportato da ESPN — non sono ancora stati definiti. Per questo entrambe le parti hanno deciso di rimandare al 30 ottobre la possibilità che entrambi hanno di uscire dal CBA, eventualità che nessuno davvero vuole visto che porterebbe quasi inevitabilmente a un lockout.

La vera deadline: il Draft del 18 novembre

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Secondo quanto detto nelle ultime settimane, le parti dovrebbero trovare abbastanza in fretta un accordo per mantenere “artificialmente” alto il salary cap, più o meno in linea con i 115 milioni di dollari previsti, così da non alterare l’equilibrio competitivo per le squadre e per la free agency. La vera discussione allora è sulle trattenute che verranno effettuate sugli stipendi dei giocatoriche potrebbero arrivare anche al 25% del loro totale — venendo poi eventualmente restituite al termine della stagione 2020-21 nel caso in cui lo scenario economico sia tornato sostenibile. Affinché questo succeda c’è bisogno che tornino gli spettatori sugli spalti, visto che le entrate dai botteghini valgono il 40% di tutti gli introiti della NBA: l’evolversi della pandemia negli Stati Uniti sarà cruciale da questo punto di vista, ma la sua gestione non è evidentemente nelle mani della lega. Quello che possono fare, in compenso, è trovare un accordo entro la data del Draft, previsto per il 18 novembre: per quel momento bisognerà avere il numero definitivo del salary cap così che le franchigie possano muoversi sul mercato con delle certezze. Per tutto il resto, come si suol dire, la situazione è in divenire.