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NBA, Beal è primo nei voti per l’All-Star Game, ma è confuso: "Cosa faccio di diverso?"

PAROLE

Il capocannoniere della NBA è anche risultato primo nelle votazioni per le guardie della Eastern Conference: un bel cambiamento rispetto allo scorso anno quando venne lasciato fuori. Eppure lui stesso si è detto confuso: "È un grande onore, ma cosa sto facendo di diverso quest’anno rispetto allo scorso?"

Bradley Beal e l’All-Star Game non hanno un rapporto semplicissimo. Dopo essere stato nominato per le squadre del 2018 e del 2019, lo scorso anno la stella degli Washington Wizards è rimasta fuori nonostante oltre 28 punti segnati a partita, e nella storia della NBA è successo solamente una volta che un giocatore con 25+ punti di media non venisse convocato (World B. Free nel 1979). “Mi fa davvero arrabbiare, è un gesto di disprezzo nei miei confronti” aveva detto lo scorso anno, e pare che questa volta almeno i tifosi vogliano rimediare al torto. Beal infatti è risultato il giocatore più votato tra le guardie della Eastern Conference con 1.273.817 preferenze, davanti anche a perenni All-Star come Kyrie Irving o James Harden e astri nascenti come Jaylen Brown e Trae Young. E anche se i tifosi contano solo per il 50% nella scelta dei titolari (con l’altro 50% equamente diviso tra giocatori e media), è improbabile che il capocannoniere NBA a oltre 33 punti di media rimanga fuori quest’anno. “Ovviamente è un grande onore essere riconosciuto come uno dei migliori dai tifosi in giro per il mondo” ha detto Beal dopo l’ultima sconfitta contro Charlotte. “Ma sono anche abbastanza confuso, e penso che tutti sappiano il perché. Voglio dire: cosa sto facendo di diverso rispetto allo scorso anno?”.

La frustrazione di Beal per la stagione di Washington

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In effetti Beal ha aumentato il volume delle sue conclusioni e abbassato gli assist per far spazio a Russell Westbrook, ma per il resto sta praticamente replicando in fotocopia il livello altissimo già visto nella scorsa stagione — purtroppo per lui anche dal punto di vista di squadra, visto che Washington è penultima a Est con 5 vittorie e 15 sconfitte. Nessuno però si permetterebbe di mettere in dubbio il suo impegno, anche perché la sua frustrazione continua a montare partita dopo partita. “Stiamo lasciando che le squadre ci passino sopra ed è frustrante. Non ci sono risate, non ci sono chiacchiere, nessuno è felice nello spogliatoio. Immagino che l’unica cosa positiva è che a tutti importa, ma dobbiamo fare in modo che si veda anche in campo”. Se non altro i tifosi gli stanno riconoscendo questo sforzo.

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