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NBA, Harden non va più in lunetta. Nash: "Ingiusto, lo hanno reso un esempio"

PAROLE
©Getty

Nelle prime tre partite di regular season, James Harden ha tentato appena 9 tiri liberi, contro medie sensibilmente più alte tenute per tutta la carriera. Secondo coach Steve Nash è una reazione alle nuove regole arbitrali: "Lo hanno ingiustamente reso un esempio per le nuove regole, ma subisce ancora un sacco di falli"

I Brooklyn Nets sono usciti dalla prima settimana di regular season con una vittoria e due sconfitte, senza ancora dimostrare di essere la “schiacciasassi” che ci si immaginava in avvicinamento alla stagione. Ma se Kevi      n Durant sta giocando a livelli celestiali, James Harden è sembrato decisamente più appannato, senza mai superare quota 20 punti realizzati e senza doppie cifre, né per assist né per rimbalzi. Soprattutto, però, c’è una voce statistica che stona rispetto a quella che è stata la normalità per il Barba nel corso della sua carriera: quella dei tiri liberi. In tre partite (o se preferite 102 minuti complessivi) Harden ha tentato appena 9 tiri liberi in tutto, una quota che nella sua intera esperienza agli Houston Rockets superava come tentativi in media a partita. Sicuramente c’entra il passaggio a Brooklyn condividendo oneri e onori con un’altra stella come Durant (già lo scorso anno tentava 7.5 liberi a partita, il suo peggior dato dai tempi di Oklahoma City), ma secondo coach Steve Nash c’è un altro motivo per cui Harden non sta ricevendo i fischi a cui è normalmente abituato: le nuove regole della NBA. Da questa stagione infatti gli arbitri stanno avendo un’attenzione particolare per quei movimenti “non-cestistici” per provocare contatti da parte degli attaccanti, e secondo Nash si è già passato il limite: "La mia sensazione è che sia stato ingiustamente fatto diventare l’uomo immagine per non fischiare quei falli. Ora sono tutti molto allerta su quelle situazioni e lo hanno reso un esempio. Capisco che ci sia una linea da tenere, ma quelli sono comunque falli" ha detto dopo la sconfitta contro Charlotte, in cui Harden ha tentato un solo tiro libero.

approfondimento

Durant ne fa 38, ma Brooklyn ko contro Charlotte

In carriera gli è accaduto solo altre sei volte di giocare più di 30 minuti e di tentate un tiro libero o meno: tre volte con la maglia di Oklahoma City tra il 2010 e il 2012 e tre con quella di Houston, di cui due nel 2019 e una nel 2021 in una di quelle partite da "separato in casa" prima dello scambio a Brooklyn. Nash ha indicato in quale occasione secondo lui non riceve più i fischi di prima: "Sulle penetrazioni è evidente. Gli arbitri sono attentissimi a controllare le sue braccia quando provocano un contatto. Ma gli avversari sono spesso fuori posizione e lo colpiscono. Quello è un fallo: non ha niente a che vedere con le mani. Ma sono sicuro che James si adatterà". Dal canto suo, Harden ha voluto evitare di parlare degli arbitri (lasciando che fosse Nash a prendersi una multa che certamente arriverà) pur esprimendo la sua opinione: "Non importa quanto la si cerchi di rendere più grande di quella che è, un fallo è un fallo. Non sono il tipo che è solito lamentarsi, ma a tutti gli arbitri chiedo la stessa cosa: se vedi un fallo, fischia un fallo. A volte sento che sia già pre-determinato o che io abbia quasi uno stigma addosso per ricevere tanti fischi. Ma chiedo solo di essere arbitrato come tutti gli altri".

Durant: "Non arriverà Kyrie Irving a salvarci"

Se i Philadelphia 76ers non si fossero sgonfiati nel finale della loro sfida ai Nets, subendo un parziale di 16-1, probabilmente oggi Brooklyn avrebbe un record di 0-3 per cominciare la stagione. Ieri Kevin Durant è stato magnifico con 38 punti, ma non è riuscito a evitare una sconfitta in casa con Charlotte di ben 16 lunghezze. KD però non ha voluto cercare scuse nell’assenza perdurante di Kyrie Irving: "Quando siamo in campo e giochiamo, di certo non pensiamo se ne abbiamo abbastanza per vincere oppure no. Siamo sempre sicuri di potercela giocare. Oggi avevamo il primo tempo in controllo, poi nel secondo loro hanno giocato meglio. Ovviamente vorremmo Kyrie Irving con noi in campo ed è una parte enorme di quello che facciamo. Ma ora come ora non succederà, perciò dobbiamo trovare noi il modo per farcela. Nessuno di noi può giocare una partita sperando che Kyrie a un certo punto arrivi a salvarci. Siamo qui per giocare e tutti qui dentro hanno fiducia in quello che sanno fare. Sono passate solo tre partite".

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