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NBA, Dave Joerger lascia i Philadelphia 76ers: "Ho un tumore, ma ho il 90% di cura"

PHILADELPHIA
©Getty

Il primo assistente allenatore di Doc Rivers, l’ex head coach Dave Joerger, dovrà lasciare i Philadelphia 76ers per qualche settimana dopo che gli è stato diagnosticato un tumore della testa e del collo, per il quale serviranno trattamenti e chemioterapia. "Sono fortunato ad averlo trovato presto, ho il 90% di possibilità di curarlo. Sono molto spaventato e non sarà per niente facile" ha detto a ESPN

I Philadelphia 76ers sono alle prese con diversi casi di positività al Covid-19 all’interno del gruppo squadra, ma la notizia che li ha travolti nella giornata di ieri va ben oltre. Il primo assistente di Doc Rivers, l’ex capo-allenatore di Memphis e Sacramento Dave Joerger, dovrà lasciare i Sixers per diverse settimane dopo che gli è stato diagnosticato un tumore della testa e del collo, come ha rivelato lui stesso a ESPN. Joerger, 47 anni, si è già sottoposto a una serie di trattamenti nelle ultime due settimane mentre continuava a fare il suo lavoro, ma per poter proseguire ha bisogno di rimanere in pianta stabile a Philadelphia, dove si sottoporrà alla chemioterapia. I membri più importanti della franchigia — da Rivers a Daryl Morey fino al proprietario Joe Harris — erano già stati avvisati della diagnosi qualche tempo fa, mentre il resto della squadra lo ha saputo solo dopo la sconfitta di ieri notte a Indianapolis contro i Pacers. "Dave non solo è uno degli allenatori più talentuosi e rispettati della lega, ma anche un amico, collega, marito e padre" ha detto Rivers in un comunicato diramato dalla squadra. "La stessa positività, entusiasmo e grinta che lo hanno reso un allenatore di successo lo porteranno anche ad affrontare questa lotta contro il cancro".

Il racconto di Joerger: "Sono fortunato, ho il 90% di cura"

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Lo stesso Joerger ha raccontato a ESPN la sua situazione: "Sono molto fortunato, lo abbiamo preso quando è ancora al primo stadio e ho oltre il 90% di possibilità che venga curato, ma è spaventoso e non è per nulla divertente dover passare tutto questo. Non posso andare in trasferta e fare la chemioterapia girando di città in città, per questo devo fare un passo indietro dalla squadra. Le prime due settimane non sono state terribili, ma nel giro di sette settimane peggiorerà specialmente per quanto riguarda la capacità di deglutire, di parlare e di tenere giù il cibo. È stato bello venire a lavoro, ma a volte può diventare faticoso". Joerger ha deciso di raccontare la sua storia per aumentare l’attenzione sul tema della prevenzione: "Mi raso la barba tutti i giorni, perciò noto se qualcosa non va. Ho visto un bozzolo sulla gola 15 mesi fa, ma gli esami hanno dato esito negativo e lo abbiamo tenuto sotto controllo. Solo che non è mai diminuito, perciò cinque settimane fa ho richiamato il dottore e abbiamo rifatto tutti i controlli. Non dimenticherò mai il giorno in cui me l’hanno detto: eravamo a Toronto, il mio medico mi ha scritto dicendomi: 'Dobbiamo parlare, facciamolo subito'". Joerger ha anche ringraziato Rivers e l’organizzazione per il sostegno ricevuto da quando ha avuto la diagnosi e per averlo incoraggiato a prendersi tutto il tempo necessario lontano dalla squadra.

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