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NBA, Dennis Rodman: il documentario sulla sua vita (e non solo) in onda su Sky

L'APPUNTAMENTO

Un ritratto appassionato e appassionante di uno dei più grandi difensori e rimbalzisti della storia della NBA, ma anche di uno dei suoi personaggi più incredibili: una personalità prima timida e riservata, poi esplosa in maniera pirotecnica. I mille significati del fenomeno Rodman, una storia unica a cui manca però il lieto fine, raccontata nel documentario "Rodman: for better or worse" in onda domenica 21 novembre alle 21.15 su Sky Documentaries (canale 122)

A Detroit, negli anni dei Bad Boys, “ero più famoso di Isiah Thomas”. A Chicago, nei Bulls imbattibili degli anni ’90, “ero più amato di Michael Jordan”. Le ennesime esagerazioni di un personaggio, Dennis Rodman, che dell’esagerazione ha fatto il simbolo della sua carriera (e della sua vita)? Nient’affatto, si scopre guardando l’ultimo, bellissimo documentario della serie 30for30 in onda domenica 21 novembre alle 21.15 su Sky Documentaries (canale 122), intitolato “Rodman: for better or worse”, diretto da Todd Kapostasy. Che per indagare uno dei personaggi più esplosivi e controversi che la NBA abbia mai visto parte dall’infanzia, dal Rodman bambino, descritto con una parola ricorrente fino alla nausea: shy, timido. Sono proprio la timidezza e la situazione familiare (il padre abbandona presto la famiglia, Dennis cresce con sua madre e le due sorelle, senza una figura maschile a fargli da guida) a formare la personalità del futuro campione NBA.

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Fin da bambino ad esempio è compagno quasi obbligato di giochi delle due sorelle, che lo vestono e truccano da donna contribuendo così a formarne un’identità sessuale ambigua e fluida, che poi sarà un tratto dominante del suo personaggio pubblico, che dopo gli anni di Detroit – che lo vedono due volte campione NBA, miglior difensore NBA ma che, dopo l’addio del suo coach/padre Chuck Daly, si chiudono con i famosi pensieri suicidi, fucile in mano, parcheggiato nella notte fuori dal Palace di Auburn Hills – esplode in maniera pirotecnica prima con l’approdo a San Antonio e poi con il passaggio a Chicago. La trasformazione da outsider timido e introverso a showman senza freni e inibizioni coincide proprio con l’addio ai Pistons e il passaggio agli Spurs, quando Rodman sceglie di non nascondere più la propria natura. C’è questo e molto altro nello straordinario documentario in onda su Sky, dalle cover story su Sport Illustrated - in cui a far notizia sono non solo i suoi capelli, ma anche le parole sull’omosessualità - agli anni senza freni ai Chicago Bulls, dal crollo personale dopo la fine di quella cavalcata trionfale al ritorno del padre dalle Filippine. Una storia da seguire tutta d’un fiato, a cui forse manca il lieto fine, ma che riserva colpi di scena e soprattutto di testa: con Rodman come protagonista, non poteva che essere così.

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