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NBA, Russell Westbrook e l'arrivo ai Lakers: "Non ho rimpianti: va oltre la pallacanestro"

le parole
©Getty

Il veterano dei Lakers è di gran lunga il giocatore più discusso della regular season NBA, disfunzionale e incapace di incidere - con l'età che avanza e il faraonico contratto alle spalle. Lui si difende: "La mia missione sul parquet va oltre la pallacanestro: ci sono tanti modi per avere impatto su una partita, non solo facendo canestro"

Nel pieno di uno dei peggiori momenti della sua carriera a livello NBA e non solo, Russell Westbrook si è raccontato a The Athletic in un’intervista in cui ha cercato di spiegare il suo punto di vista e di mostrare tranquillità anche di fronte alle difficoltà di un gruppo in affanno e a seguito di prestazioni in cui il pallone non vuol saperne di trovare il fondo della retina: “No, non ho rimpianti riguardo il mio passaggio ai Lakers: per me non è soltanto pallacanestro, è qualcosa di molto più importante”. Con i suoi 18 punti, 8 assist e 8 rimbalzi di media in stagione, Westbrook mantiene un primato in questi primi tre mesi di regular season: è il giocatore che è rimasto più minuti in campo (ben 1491 totali, Miles Bridges secondo al momento si ferma a 1481 - con 10 anni in meno però sulla carta d’identità). A fare notizia e il 43% al tiro dal campo - dato in picchiata nelle ultime settimane - così come il 29% scarso dall’arco e le 185 palle perse in stagione: anche questo un primato nella lega, ma decisamente meno invidiabile.

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E a chi gli chiedere se l’eventualità di ritrovarsi nuovamente a fare le valigie dopo essere stato scaricato da una squadra lo turba, risponde sicuro: “Non mi sono mai preoccupato di questo: faccio soltanto il mio lavoro nel modo più professionale che conosco. Ogni anno il mio nome viene inserito all’interno dei rumors di mercato: non mi sono mai fatto condizionare da questo nel mio approccio alla pallacanestro. In parte è quello di cui stavo parlando in conferenza stampa qualche tempo fa (quando prendendo il foglio delle statistiche ha spiegato il suo punto di vista, consapevole di avere un impatto sul parquet ben oltre il numero di tiri segnati, ndr): vedo il gioco in una chiave diversa e valuto la capacità di avere un’importanza nel match in maniera differente. A prescindere dal fatto che possa esserci o meno uno scambio, niente cambierà la mia mentalità: sento di avere uno scopo sul parquet che va ben al di là della pallacanestro e lo tengo sempre come motivazione principale, indipendentemente da ciò che accade in campo”.

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