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NBA, Caleb Swanigan è morto a soli 25 anni: per lui tre stagioni nella lega

NBA
©Getty
Caleb Swanigan

L'ex giocatore di Purdue è morto per cause naturali di cui non si conoscono i dettagli - scelto nel 2017 al Draft con la chiamata numero 26 dai Portland Trail Blazers, con cui ha giocato per tre stagioni (intervallate anche da un'esperienza ai Sacramento Kings), prima di lasciare la lega nel 2020. Una notizia terribile che ha colpito un ragazzo dalla storia personale molto particolare alle spalle

A dare la notizia della sua morte è stato il profilo ufficiale di Purdue - il college che dal 2015 al 2017 si è coccolato e goduto un giocatore in grado di prendersi una scelta al primo giro al Draft 2017, selezionato con la numero 26 dai Portland Trail Blazers e rimasto in ordita NBA per un triennio; prima di rinunciare a prendere parte alla spedizione della squadra dell’Oregon nella bolla d’Orlando nell’estate 2020 (per quelle che vennero definite ragioni personali) e finito poi lontano dai radar NBA negli ultimi due anni. Cale Swanigan è morto a soli 25 anni per quelle che dai primi report sono state definite “causa naturali” e di cui non si conoscono ulteriori dettagli: una scomparsa tragica che lascia attonito e addolorata tutta la lega.

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Cresciuto nella povertà e senza una fissa dimora, con una madre che le ha provate tutte ad allevare sei figli e con un padre alle prese con enormi problemi di droga, Swanigan era poi riuscito grazie alla pallacanestro a prendersi il meritato riscatto. Una consacrazione a livello cestistico non semplice e tutt’altro che scontata, per un ragazzo amante dei dolci - in modo particolare delle cheesecake - che sfogava da ragazzino nel cibo tutti i problemi che piovevano costantemente sulle sue spalle e dovuti alla difficile situazione casalinga. Il risultato? Essere arrivato a pesare anche più di 160 kg, prima di trovare la giusta strada nello sport - prima il football, poi la pallacanestro - il maestro in grado di cambiargli la vita (e la dieta) e soprattutto comprendendo che il basket sarebbe stato il modo per uscire dalla povertà. Nel suo secondo anno a Purdue ha chiuso con 18.5 punti di media tirando con il 44.7% dall’arco - aggiungendo anche 12.4 rimbalzi e oltre 3 assist. Una stagione clamorosa che ha convinto i Blazers a puntare su di lui, senza però riuscire a trovare continuità a livello NBA (passato anche dai Sacramento Kings), prima di ripiombare nell’incubo degli ultimi mesi - in cui di lui si era parlato soltanto a causa di un arresto per possesso di droga e dopo che erano circolate alcune foto relative al suo aver nuovamente ripreso del peso. Una conclusione tragica per una storia che sembrava poter avere un lieto fine.