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NBA, Devin Booker amareggiato: "MVP? Il mio nome non viene neppure menzionato"

NBA
©Getty

Le ultime esplosioni realizzative del fuoriclasse dei Suns (44 punti a Sacramento, addirittura 51 contro Chicago) hanno generato i cori di "M-V-P, M-V-P" da parte dei tifosi dei Suns. Ma Booker non si illude: "Grandi cifre anche l'anno scorso, nella squadra col miglior record della lega: eppure non sono neppure stato considerato". E accusa: "Alcuni giocatori ricevono più spinta di altri"

Devin Booker ha segnato 44 punti a Sacramento. Due giorni dopo, in casa contro Chicago, ne ha messi 51 in soli tre quarti di gioco (di cui 26 nel terzo). Sono arrivati i cori di "M-V-P"; e sono arrivate due vittorie per i suoi Suns, che sono in striscia di sei successi consecutivi e sfoggiano il miglior record a Ovest (15-6), con il loro n°1 ovvio top scorer di squadra a 29 punti a sera. Non è neppure una novità, visto che l'anno scorso Booker ha viaggiato un filo sotto i 27 punti di media e Phoenix ha chiuso la stagione regolare col miglior record di lega (64-18). Una stagione da MVP? Neppure sul podio, nemmeno tra i finalisti. Quarto, dietro a Jokic, Embiid e Antetokounmpo. Ma quest'anno le cose sono destinate a cambiare: "No", afferma lui. "Quando si parla di MVP, io non rientro neppure nella conversazione", dice. Rassegnato? Più disilluso: "Lascio che le persone dicano e pensino quello che vogliono: io mi limito a giocare". Eppure per un giocatore del suo calibro il premio di MVP non può non essere, se non un'ossessione, almeno un obiettivo. Secondo "no" di Booker. Che spiega: "Se si guarda a quello che è successo l'anno scorso, chiunque fosse stato nella mia situazione avrebbe ricevuto considerazione per il premio. Una produzione di alto livello nella miglior squadra NBA. Ma i criteri con cui viene assegnato il premio cambiano di anno in anno, i media hanno idee diverse: va bene alla NBA, perché certi giocatori ricevono più spinta di altri. Funziona così, è normale". 

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Forse un riferimento alla volontà di promozione di un gioco "globale" (tutti internazionali gli ultimi 4 MVP, due volte Antetokounmpo, due volte Jokic, quest'anno Doncic dato tra i favoriti), forse un'allusione all'attenzione a mercati più "centrali" rispetto a Phoenix. Ma a Booker pare non importare: "Gioco per ispirare i ragazzini, i campioni di domani - proprio come faceva Kobe. Mi piace pensare che un ragazzino oggi sogni di essere come me, vestirsi come me, giocare come me". Senza curarsi degli "hater", quelli che gli rinfacciano di non aver ancora mai dimostrato nulla ai playoff, con le vittorie: "C'è in giro gente che ancora oggi prende di mira LeBron James o Steph Curry. Se prendono di mira anche me, vuol dire che sono arrivato a quel livello: più importante il palcoscenico, maggiore il numero degli hater. Ma per fortuna c'è anche ci ci ammira".